"La fede è l'anima della sua carità"

Omelia del cardinale Tarcisio Bertone in occasione del 900° anniversario del Sovrano Militare Ordine di Malta

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 1083 hits

Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia tenuta questa mattina nella Basilica di San Pietro dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, in occasione del 900° anniversario del Sovrano Militare Ordine di Malta.

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Altezza Eminentissima,
Eminenza, Eccellenza, Reverendi Cappellani,
Dame, Cavalieri e Volontari dell’Ordine! 

Siamo riuniti intorno all’altare del Signore e alla tomba di San Pietro per celebrare l’Eucaristia in occasione di un importante anniversario, quello del riconoscimento ufficiale dell’Istituzione ospitaliera, avvenuto il 15 febbraio del 1113, da parte del Papa Pasquale II mediante la bolla Piæ postulatio voluntatis. Dopo la Santa Messa avrete la gioia di incontrare il Santo Padre e di ricevere la Sua Benedizione; fin d’ora vi porto il Suo saluto cordiale e beneaugurante.

Per racchiudere in pochi concetti i primi due secoli di vita dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme devo limitarmi a citare un breve passo del libro di Giacomo Bosio La Corona del Cavaliere dato alle stampe a Roma nel 1588. In esso si trovano le ragioni della fondazione, i primi benefattori e, soprattutto, i princìpi fondanti di questo nuovo Ordine Ospedaliero: “Hebbe origine nel tempo, che ’l gran Goffredo Buglioni acquistò la Terra Santa, e pigliò la Santa Città di Gierusalemme, liberando il Santo Sepolcro di Cristo dalle mani de’ barbari nell’anno di nostra salute mille novanta nove. Hebbe debili principij…ma ben furono tanto più nobili, giusti, e santi, facendo i primi fondatori d’essa particolar professione d’albergare, nutrir, e servire i poveri, e pellegrini, che dalle parti di Christianità concorrevano a visitar quei santi luoghi, novamente reconquistati, e d’accompagnarli, e difenderli armati a cavallo per assicurare loro il passo dagl’infedeli, e ladroni, onde n’acquistò nome di cavalleria per comune applauso del mondo, e privilegij de’ Principi, e particolarmente della Santa Sede Apostolica” (p. 51).

Papa Pasquale II, con la bolla Piæ postulatio voluntatis, concesse alla nuova istituzione il patrocinio pontificio e confermò tutte le proprietà gerosolimitane dello Xenodochium, più altre pertinenze, specificando che si trattava di beni acquisiti “ad sustendandas peregrinorum et pauperum necessitates”. Il privilegio papale sottolineava come nella “cura peregrinorum” e nella loro accoglienza doveva ricercarsi lo spirito caritativo del nuovo Ordine.

La storiografia moderna ha ormai accettato le connessioni benedettine del fondatore dell’Ospedale, quel «Frater Gerardus tunc Praeceptor Domus Hospitalis Sancti Johannis Hierosolymitani», il quale resse l’ospizio dei pellegrini che i mercanti della repubblica di Amalfi avevano fondato intorno al 1070, presso il monastero di Santa Maria Latina.

Tra il 1099 e il 1113, il Praepositus Gerardo fondò un nuovo Xenodochium, una chiesa e un ospedale distinti e autonomi dal monastero benedettino. È questa la struttura di cui si parla nella bolla, che, nella stessa dedicazione al precursore san Giovanni Battista, individua la figura del primo patrono dell’Ordine.

Alla luce delle basi costitutive, i princìpi evangelici dell’obsequium pauperum e della tuitio fidei garantirono la nascita e l’identità dell’Ordine Ospitaliero; due termini che hanno segnato indelebilmente gli sviluppi di questa istituzione nel corso dei nove secoli di vita.

Il termine Ordine indica che l’istituzione è soprattutto religiosa e appartiene all’ambito della vita consacrata nella Chiesa cattolica, con le sue specificità riconosciute attraverso i secoli dai vari Pontefici. Questa vita di perfezione è proposta, secondo vari livelli, a gentiluomini e dame cattolici, come pure a sacerdoti, tutti animati da altruistica nobiltà d'animo e di comportamento. Oggi, i ceti non nobili sono diventati maggioritari nell’Ordine, che non mancherà di prendere in considerazione questa nuova realtà. Sono i cavalieri ed i cappellani professi che intorno al Gran Maestro costituiscono il centro spirituale dell’Ordine, la sua colonna portante. La loro preghiera e l’esemplarità della loro vita devono richiamare l’attenzione di tutti i membri e volontari dell’Ordine, e spingere verso l’Alto, indicando il senso giusto e religioso della tuitio fidei, e gli strumenti dell’obsequium pauperum. Si deve dunque pregare, cari fratelli e sorelle, per chiedere a Dio di concedere autentiche vocazioni di professi che desiderano vivere in Cristo santamente secondo le belle intuizioni del beato Gerardo.

Il secondo termine, Ospitaliero, indica chiaramente l’obsequium pauperum: la vocazione specifica e sociale dell’Ordine; in qualche maniera fa riferimento alle sue “mani” operose e cordialmente generose. Nella sua storia, l’Ordine ha spesso difeso con la spada la fede cattolica ed i suoi vari istituti caritativi. Le attuali battaglie non vengono più combattute come anticamente, ma con gli strumenti pacifici della lotta contro le malattie, la miseria, l’emarginazione e l’intolleranza, e con la difesa e la diffusione della fede cattolica. L’Ordine mancherebbe alla propria vocazione se la diffusione della fede cattolica non fosse più il suo primo dovere. La fede è l’anima della sua carità. Possa l’intuizione del beato Gerardo, di vivere in maniera così specifica l’alleanza tra la fede e la carità, continuare ad animare la vostra vita e il vostro apostolato. E mentre formulo questo auspicio, vi ringrazio per quanto fate per gli ammalati e i poveri, voi, illustri membri dell’Ordine, e voi, non meno nobili, volontari.

In tale contesto si inserisce bene l’odierna Liturgia della Parola, che ci fa contemplare la Beata Vergine Maria, la Madre di Gesù. C’è un titolo particolare con cui i cavalieri giovanniti venerano Maria, ed è quello di Fileremo, dall’omonima chiesa a Lei dedicata nell’isola di Rodi, appunto sul monte Fileremo. A questo titolo corrisponde una solennità molto sentita in seno all’Ordine, specificamente celebrata nel giorno della Natività della Madonna, l’8 settembre. Di essa, l’Ordine fa anche memoria sotto un altro bellissimo titolo di “causa della nostra gioia”. Ed è quest’ultimo titolo che ci riporta alle letture bibliche odierne.

Ma perché Maria è riconosciuta come “causa della nostra gioia”? Dobbiamo considerare una serie di circostanze: Gesù è venuto a noi per mezzo di Maria e la Chiesa ha poco a poco compreso che la Beata Vergine, in forza della sua collaborazione all’Incarnazione del Verbo, è causa, origine, sorgente della gioia messianica. La Chiesa riconosce che il dolore, introdotto dalla disobbedienza di Eva, è mutato in gioia dall’obbedienza di Maria. Pertanto la venera col titolo di “causa della nostra gioia”.

Il brano evangelico presenta il mistero della Visitazione.L’incontro delle due madri è soprattutto l’incontro dei due figli. Giovanni - il santo  patrono dell’Ordine - per bocca di sua madre, annuncia che Gesù è il Signore, titolo che esprime la fede nel Risorto. Possiamo dire dunque per estensione che Giovanni indica ai fedeli e ai membri dell’Ordine dove si incontra la vera Signoria.

Nella sua risposta – il Magnificat –, Maria loda il Signore perché ha guardato una serva così umile, e ringrazia la misericordia di Dio a nome del popolo d’Israele. Maria non si è chiusa in sé stessa per contemplare in modo privato e intimistico il mistero della maternità iniziato in lei, ma si è lanciata sul sentiero della carità. Maria corre e va là dove la chiama l’urgenza di un aiuto, di una necessità, dimostrando, così, una grandissima sensibilità e concreta disponibilità.

Quale migliore modello, dunque, per chi desidera seguire la spiritualità giovannita? Maria è l’icona, l’immagine reale di chi intende stabilire quali cardini della propria esistenza l’obsequium pauperum, l’aiuto per gli indifesi e per quanti necessitano della nostra opera generosa e feconda, e la tuitio fidei, ovvero la difesa delle fede, del mistero che abbiamo contemplato nel Figlio di Dio fatto uomo.

Maria è venerata anche nell’Ordine come compendio delle Beatitudini evangeliche, rappresentate emblematicamente nella croce ottagona che voi portate quale segno della vostra appartenenza all’Ordine. Al tempo stesso, le punte della croce ottagona possono anche alludere ad alcune importanti virtù cristiane che voi, nell’esercizio del vostro servizio, siete tenuti ad osservare: spiritualità, semplicità, umiltà, compassione, giustizia, misericordia, sincerità e sopportazione. Oppure agli otto principi che dovevano ispirare la vita degli antichi cavalieri: lealtà, pietà, franchezza, coraggio, gloria ed onore, disprezzo per la morte, solidarietà verso i poveri ed i malati, e rispetto per la Chiesa. Ed è in particolare sulla tuitio Fidei, che voglio richiamare la vostra attenzione in quest’Anno della Fede voluto dal Santo Padre. Amare la Chiesa e difenderla dai nemici, occulti o palesi che siano, è un dovere di ogni cristiano, di ogni battezzato, ancor più se vive questa particolare virtù cristiana nel contesto di un ordine religioso che della tuitio Fidei fa uno dei suoi principi ispiratori.

Parlando dell’Ordine, nei secoli passati, i cavalieri dicevano con giusto orgoglio che sono membri della ‘Religione’. Con l’aiuto di Dio, possa ‘la Religione’ rimanere sempre più fedele alla tuitio Fidei ed all’obsequium pauperum! Supplichiamo perciò, cari fratelli e sorelle, il Figlio di Dio, per intercessione della sua Madre Santissima, affinché, come pregheremo nell’orazione dopo la comunione, possiamo “sperimentare nella gioia senza fine la potenza della sua risurrezione”. Cosi sia.