La fede e la carità si sostengono vicendevolmente

Nel suo Messaggio per la Quaresima, Benedetto XVI invita a non porre in contraddizione le due virtù teologali

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1392 hits

Nel suo Messaggio per la Quaresima 2013, diffuso oggi sul tema Credere nella carità suscita carità «Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16), papa Benedetto XVI ha messo in luce lo stretto rapporto tra fede e carità, riallacciandosi ai contenuti della sua prima enciclica.

Nella Deus caritas est, infatti, il Santo Padre scriveva sull’incontro con “Dio Amore che chiama in causa non solo il cuore la anche l’intelletto”. Un amore “totalizzante”, dunque, che mette in moto l’azione dei cristiani, motivati dall’esempio di Cristo a manifestare pienamente la carità verso il prossimo.

“Tale atteggiamento – scrive il Papa nel Messaggio perla Quaresima- nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli Apostoli e offre Se stesso sulla croce per attirare l’umanità nell’amore di Dio”.

Tutta la vita cristiana, aggiunge Benedetto XVI, è un “rispondere all’amore di Dio”. In primo luogo c’è la risposta della fede come “accoglienza piena di stupore e gratitudine di un’inaudita iniziativa divina che ci precede e ci sollecita”.

Dio non si limita ad amarci ma vuole “trasformarci in modo così profondo da portarci a dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (cfr Gal 2,20)”.

Il Pontefice sottolinea poi quanto sia fuorviante “separare o, addirittura, opporre fede e carità” e la necessità di “rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista”.

L’esperienza cristiana implica un “continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”.

La vera carità, dunque, non può circoscriversi “alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario”, dal momento in cui la “massima opera di carità è proprio l’evangelizzazione”, intesa come “la più alta e integrale promozione della persona umana”.

La salvezza è impossibile senza l’iniziativa di Dio e della sua Grazia e del suo perdono accolti con fede, tuttavia ciò, senza “limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso le opere della carità”, ha precisato Benedetto XVI.

La Quaresima, quindi, ci invita “ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti, e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina”.

Attraverso la fede, “dono e risposta”, si giunge alla carità, conoscibile nella “verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo”.

L’Amore di Cristo è “l’unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte” ed è la fede a radicare nel cuore tale convinzione. La carità, a sua volta, “ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli”.

Come corollario conclusivo, il Santo Padre afferma che “la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa”. Punto di partenza è la “umile accoglienza della fede”, che giunge alla “verità della carità”, che rimane per sempre, “come compimento di tutte le virtù”.

Leggi testo integrale del Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2013.