La fede e la carità: una questione "non accademica"

In Sala Stampa Vaticana, alcune riflessioni alla luce del Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 947 hits

Il Messaggio di papa Benedetto XVI per la prossima Quaresima, ci offre la possibilità di riflettere sul rapporto tra la fede e la carità. Lo ha affermato il cardinale Robert Sarah, intervenuto stamattina presso la Sala Stampa della Santa Sede.

Il documento papale ci incoraggia anche a meditare sul rapporto “tra il credere in Dio – ha detto il porporato - nel Dio rivelato da Gesù Cristo, e la carità, che è frutto dello Spirito Santo e ci proietta in un orizzonte di apertura profonda verso Dio e verso il prossimo”.

Citando l’esperienza umanitaria di un ingegnere filippino, il cardinale Sarah ha sottolineato che la fede non è soltanto la fonte ispiratrice degli atti caritatevoli ma è anche qualcosa che cambia “l’approccio alla vita e alla cultura degli stessi beneficiari”, i quali, grazie alla carità, sono aiutati a riscoprire Dio nelle loro vite.

Il nesso tra fede e carità, ha spiegato Sarah, ha due dimensioni: in primo luogo, “la fede vera non si dà senza le opere”, in secondo luogo, “la carità suscita la fede, e dunque è testimonianza”.

Inoltre, nel contesto dell’Anno della Fede e della Pasqua ormai prossima, il Messaggio del Papa perla Quaresima ci ricorda che la vera sorgente della carità è “Cristo che muore e risorge per amore”.

Per questo motivo la Quaresima è un “tempo propizio per spalancare lo sguardo del nostro cuore verso i fratelli più bisognosi, condividendo con essi del nostro”. Lo è, a maggior ragione, in un contesto come quello europeo e mondiale, segnato dalla crisi economica e da ritorno di tristi realtà come la povertà e lo sfruttamento sul lavoro.

Fede e carità, dunque, ha concluso il porporato, sono “due facce della stessa medaglia, cioè la nostra appartenenza a Cristo”.

Di seguito è intervenuto monsignor Gianpietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, secondo il quale le disquisizioni su fede e carità non sono soltanto “questioni accademiche”, poiché esse incidono nella prassi degli organismi ecclesiali e della Santa Sede ma soprattutto sulla “visione dell’uomo” che, a sua volta, influenza i “modelli di sviluppo”.

Una testimonianza concreta di attività umanitaria e di carità è stata portata da Michael Thio, Presidente Generale della Confederazione Internazionale della Società San Vincenzo de’ Paoli. Originario di Singapore, Thio è stato nominato due anni fa a capo della Confederazione.

“Dalle nostre umili origini 180 anni fa – ha raccontato Thio – oggi siamo presenti in 148 paesi, con 780mila membri, attivi in 70mila conferenze, con 1,3 milioni di volontari a servizio di oltre 30 milioni di poveri”.

La Società San Vincenzo de’ Paoli è attiva in vari ambiti, dall’assistenza ai poveri (alimentazione, vestiario, ecc.), all’assistenza nelle catastrofi naturali, fino all’accoglienza dei profughi, attraverso progetti educativi, sanitari e urbanistici. Tra i più rilevanti degli ultimi anni, il Presidente ha segnalato la ricostruzione del cortile interno di un asilo di Fukushima, danneggiato dal disastro nucleare del marzo 2011.

Fondamento carismatico della Società San Vincenzo de’ Paoli sono le tre virtù teologali. “Nel sostenere la causa dei poveri – ha spiegato Thio – vengono promosse le azioni e le virtù cristiane e noi siamo solo umili servitori testimonianza a Cristo”.

* Il testo completo dell'intervento del cardinale Sarah è disponibile al seguente link: 
http://www.zenit.org/article-35410?l=italian