La festa della riconciliazione

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio / IV Domenica di Quaresima

Roma, (Zenit.org) | 1166 hits

Lettura

Nel vangelo di Luca c’è un “trittico” con un pannello centrale che potrebbe avere come titolo “il cuore di un Padre”, e con due pannelli laterali: la pecora smarrita e la dramma perduta. Le parabole, che vogliono giustificare la vicinanza di Gesù ai peccatori, si concludono con un ritornello che è un invito a far festa e a rallegrarsi perché la pecora è stata riportata all’ovile, la moneta è stata ritrovata, il figlio che si è allontanato dalla casa paterna è ritornato. La parabola ci presenta Dio come un Padre misericordioso, che prepara una festa per il figlio prodigo e invita il fratello maggiore alla riconciliazione. 

Meditazione

In questa parabola è sintetizzata la storia della salvezza: l’alleanza, il peccato, la conversione, la festa per tutti. Il figlio minore è un giovane desideroso di sentirsi autonomo. Il suo peccato non è innanzitutto la vita libertina condotta lontano da casa, ma la sfiducia nel padre concepito come un padre-padrone, l’aver ridotto i rapporti familiari a rapporti di “roba”. Il peccato nasce dalla sfiducia in Dio che porta a concepire l’allontanamento da Lui come libertà, senza pensare che, se si abbandona la casa paterna, alla fine ci si renderà schiavi di un proprietario di porci. Riconoscere il proprio peccato è una condizione per poter ritornare a Dio. Ma prima di ritornare dal Padre, il figlio minore ritorna in se stesso. La conversione comincia con il riconoscimento della propria condizione di peccatori e dall’analisi delle conseguenze del proprio peccato. Il figlio minore prende coscienza di aver perduto la sua dignità di figlio. L’itinerario della conversione comincia quando il senso di colpa viene illuminato dalla speranza del perdono. Ciò che spinge il figlio prodigo a tornare non è innanzitutto l’amore per il padre e il rimorso per il dolore causatogli, ma la considerazione più “terra-terra” di essere stato talmente sciocco da morire di fame, mentre i braccianti di suo padre hanno pane in abbondanza. Di fronte all’atteggiamento in fondo “tornacontista” del figlio minore si colloca l’atteggiamento improntato alla misericordia del Padre, che organizza una festa per il figlio perduto e ritrovato. Il Padre vuole che la festa di famiglia sia per tutti, e per questo invita il figlio maggiore, chiuso nel suo perbenismo farisaico, a superare il criterio dell’avere e del calcolo, e a riconciliarsi con il fratello. 

Preghiera 

«O Gesù, vincitore della morte, noi siamo tuoi! E tuoi noi vogliamo restare, noi e le nostre famiglie e quanto è a noi più caro e più prezioso, negli ardori della giovinezza, nella saggezza dell’età matura, negli inevitabili sconforti e nelle rinunce della vecchiaia incipiente e già avanzata; sempre tuoi» (Giovanni XXIII). 

Agire

Mi accosterò al sacramento della penitenza come festa del perdono, e mi riconcilierò con qualcuno che ho allontanato.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Michele Pennisi, arcivescovo eletto di Monreale, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it