"La fiamma della fede brillerà come la stella dei Magi"

Omelia di Natale 2013 di Sua Beatitudine Fouad Twal

Gerusalemme, (Zenit.org) | 399 hits

Offriamo di seguito l’omelia della Messa della notte di Natale pronunciata dal Patriarca Latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, nella Basilica della Natività a Betlemme.

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«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama». (Lc 2,14)

Signor Presidente Mahmoud Abbas, Presidente della Palestina,
Signor Primo Ministro, Rami Al Hamadallah,
Signor Nasser Judeh, Ministro degli Esteri di Giordania,
Signore e Signori Ambasciatori e Consoli,
altri rappresentanti delle Chiese,
Cari pellegrini, cari fedeli,

Dalla grotta di Betlemme desidero presentarVi i miei migliori auguri di gioia e di pace.

Signor Presidente, grazie di essere venuto oggi per celebrare il Natale con noi. Preghiamo per Lei e per la Sua missione affinché si possa trovare una soluzione giusta ed equa al conflitto attuale, per l’unità tra i Palestinesi, per la pace e prosperità del Suo paese. Preghiamo Dio di donarLe saggezza e coraggio. Preghiamo anche per tutti i governanti del Medio Oriente, in modo particolare per Sua Maestà Abdullah II Ben Al-Hussein, Re di Giordania e Guardiano dei Luoghi Santi in Palestina.

Cari fratelli,

La notte di Natale fu drammatica per la Santa Famiglia, che non trovò posto nell’albergo né accoglienza (Lc 2,7). Questa notte storica ci fa pensare alla lunga notte nella quale è immerso il nostro mondo e il nostro Medio Oriente.

Il mondo si trova di fronte ad una lunga notte di conflitti, di guerre, di distruzione, di paura, di odio, di razzismo, e in questi giorni, di neve e di freddo. Da questo luogo santo ricordiamo tutti i drammi dell’umanità in tutti e cinque i continenti: le guerre civili in Africa, il tifone nelle Filippine, per arrivare alla difficile situazione in cui versano Egitto e Iraq e alla tragedia siriana, senza dimenticare i nostri problemi locali: i detenuti, le loro famiglie che continuano a serbare la speranza di un loro rilascio, i poveri che hanno perso le loro terre e hanno visto le loro case demolite, le famiglie che attendono il ricongiungimento, i disoccupati e tutti coloro che soffrono per la crisi economica.

O Bambino di Betlemme, siamo stanchi. Di fronte a questa dolorosa realtà, preghiamo con questo canto dell’Avvento: Víde Dómine afflictiónem pópuli túi …. Guarda o Signore l’afflizione del tuo popolo, e manda Colui che stai per mandare: manda l’Agnello,… affinché Egli ci riscatti dal giogo della nostra schiavitù.

Ma non dobbiamo mai cedere alla disperazione, perché Gesù Salvatore ci annuncia che la pace è possibile, che la fiamma della speranza rimane viva, che la giustizia, la pace e la riconciliazione verranno. Da Betlemme è partito il messaggio della Salvezza; ed è a Betlemme che dobbiamo guardare. Perché in questa notte la promessa divina, cantata dagli angeli, si rinnova: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).

Siamo invitati all’ottimismo e a rinnovare la nostra fede che questa Terra, patria delle tre religioni monoteiste, possa un giorno diventare un paradiso per tutti i popoli.

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).

La pace di Cristo è universale ed è basata sulla giustizia. Essa ci fa vedere in ogni persona una creatura di Dio. Si tratta di una pace che dona la vita. Nessuno è autorizzato a volere uccidere nel nome di Dio. Per questo motivo desidero rivolgere, insieme a Papa Francesco, “un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi! «In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi»” (Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale della pace, 7).

In Terra Santa viviamo un conflitto che non sembra trovare una soluzione a breve termine e che pesa fortemente su tutti i suoi abitanti, compresi i cristiani.

Questa dolorosa realtà solleva molte domande sul nostro futuro in questo paese, ed è fonte di profonda preoccupazione. Abbiamo bisogno della risposta della fede. La risposta non è né l’emigrazione né il chiuderci in noi stessi. La risposta è rimanere qui e vivere e morire qui. La nostra terra è santa e in quanto tale deve avere da noi una risposta di fedeltà perché la nostra permanenza in questa terra è una vocazione divina, una benedizione, un privilegio. La fiamma della fede brillerà come la stella dei Magi per indicarci il cammino. Abbiamo bisogno di quel conforto che ci viene dalla nostra fede assoluta nella provvidenza di Dio: “Ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2 Cor 1,4).

La luce della fede può illuminare tutti gli aspetti della nostra vita, il nostro presente e il nostro futuro. Con la fede, la nostra visione diventa più intensa, più profonda, più sublime e più ampia, ciò che l’occhio umano, da solo, non può raggiungere. Con la fede noi vediamo un po’, in un certo senso, come Dio stesso vede. Pertanto, la fede è la saggezza che ci fa prendere le decisioni giuste al momento opportuno. Ma se questa luce viene a mancare, allora “tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione” (Lumen Fidei, 3).

È questo che rafforza la nostra fede, che Dio è onnipotente, onnisciente, fedele e ci ama. Ecco perché nulla ci deve spaventare, né il presente né il futuro, né i problemi né le difficoltà che colpiscono il nostro Medio Oriente.

O Bambino Divino, che hai sperimentato la fuga in Egitto, dopo la minaccia di Erode, che uccise, duemila anni fa, i bambini di Betlemme, abbi pietà dei nostri figli e di tutti i bambini del mondo. Abbi pietà dei detenuti, dei poveri, degli emarginati e dei più vulnerabili. In questa notte, preghiamo per i vescovi e le religiose della Siria che sono stati rapiti. Preghiamo per il loro ritorno e perché sia loro restituita la dignità. Ricordati di loro, Signore, e di tutti i rifugiati. Dona loro un segno di speranza per un futuro migliore, in modo che possano fare ritorno al loro paese, ritrovando una casa.

O Bambino Divino, Dio di bontà e misericordia, volgi il tuo sguardo buono alla Terra Santa e ai nostri popoli che vivono in Palestina, in Israele e in Giordania e a tutti i popoli del Medio Oriente. Dona loro la riconciliazione perché diventino tutti fratelli – figlio di un unico Padre.

O Bambino Divino, chiediamo la tua pace per intercessione della Vergine Maria, Tua Madre, figlia della nostra terra.

Buon Natale e che la benedizione del Bambino di Betlemme vi accompagni.

+ Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme

(Fonte: sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme)