La formazione integrale: una risorsa per gli studenti del XXI secolo

Il nuovo rettore dell'Università Europea di Roma, padre Luca Gallizia, racconta la "mission" del suo ateneo

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 441 hits

Arrivata al suo nono anno accademico di attività, l’Università Europea di Roma ha assistito al cambio del suo rettore. Padre Paolo Scarafoni LC, che aveva guidato l’ateneo fondato dai Legionari di Cristo dalla sua fondazione, nel 2005, ha ceduto il testimone a padre Luca Gallizia LC.

Secondo quanto riferito a ZENIT da padre Gallizia, i prossimi anni accademici serviranno alla UER per sviluppare fino in fondo la propria vocazione: un’università moderna e dinamica nell’approccio alla realtà e alla cultura ma saldamente ancorata a una plurisecolare tradizione cristiana e aperta non solo all’erudizione tecnico-scientifica ma alla formazione umana integrale dei professionisti del futuro.

Padre Luca, qual è in sintesi il programma del suo rettorato?

Padre Luca Gallizia: In realtà per questo anno accademico la mia intenzione è puntare sulla continuità rispetto al lavoro svolto prima di me, in particolare ai tanti elementi positivi che già l’università possiede e che vanno sviluppati e portati a pieno compimento. La mia intenzione, quindi, è quella di consolidare, con l'aiuto dell'intero corpo docente e del personale amministrativo, questo progetto educativo che ha una grande potenzialità che ha bisogno di essere portata avanti e sostenuta. Naturalmente ogni novità va incoraggiata: c'è un progetto di apertura di un nuovo ambito scientifico, quello di ingegneria civile/architettura, che quest'anno non è stato possibile realizzare ma che rimane in cantiere. Continueremo poi a valorizzare le collaborazioni con le altre università e il dialogo aperto con le istituzioni.

A causa della crisi economica, ovunque le università italiane, soprattutto gli atenei privati, continuano ad osservare un calo degli iscritti. Anche la UER  soffre questo fenomeno?

Padre Luca Gallizia: Non abbiamo sofferto un calo ma, al contrario, abbiamo osservato una lieve crescita, sia pure non troppo significativa degli iscritti. Per questo anno accademico - anche se non abbiamo dati definitivi - si registra un aumento tra gli studenti che hanno partecipato alle prove di ammissione. Sono elementi che ci incoraggiano e che possono essere dovuti a tanti fattori, a partire dall'attenzione che un'università come questa - privata, di piccole dimensioni, ispirata ai valori del cristianesimo – rivolge al valore della persona. Il nostro motto è: Formiamo persone, prepariamo professionisti. La nostra finalità, quindi, non è solo tecnico-scientifica, ma abbiamo un'ispirazione formativa integrale. Io credo che i ragazzi percepiscano questa attenzione personalizzata, questo spirito di accoglienza, questo sforzo in più di venire loro incontro e di dare loro delle occasioni di formazione extracurricolari, che sono facoltative ma che creano anche un ambiente di stimolo e di accoglienza in cui il giovane si sente accompagnato e spronato a mettere a frutto tutti i propri talenti. Forse è per questo che diversi studenti hanno fatto la scelta di un'università di questo tipo. Anche le famiglie hanno un desiderio di offrire ai figli un ambiente formativo che li accompagni e sappia venire loro incontro in problematiche specifiche che possono emergere nel loro percorso.

Lei è un sacerdote legionario di Cristo, che guida un’università laica. Quali sono gli aspetti della cattolicità che sviluppano il valore laico dell’educazione?

Padre Luca Gallizia: Penso ci sia una vocazione specifica dell'università cattolica rispetto alla statale. In comune c'è la missione di trasmettere un bagaglio di formazione e informazione anche ai fini dell'inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro. Oltre a questo fine, gli stessi sommi pontefici hanno voluto sottolineare una specificità: in particolare Benedetto XVI aveva messo in luce la vocazione ad una dimensione tecnico-scientifica che si apre ad una dimensione più alta, integrale della persona. È quello che papa Ratzinger definiva l’“ampliamento della razionalità”, una razionalità che non si chiude in se stessa, che non cade nell’utilitarismo ma che è aperta ai valori che rispondono alle domande più profonde del cuore dell’uomo e che questi studenti poi si troveranno a servire nella società. Gli anni della formazione, quindi, devono anche essere anni di crescita dello studente. Abbiamo belle testimonianze di ragazzi che hanno concluso il loro percorso accademico e che raccontano come per loro l’università sia stata un’occasione di crescita personale: questi studenti ritengono di aver conosciuto una maturazione non solo intellettuale ma anche personale, relazionale, di responsabilità nei confronti della società. Sono elementi che ci incoraggiano a portare avanti la nostra missione.

Nel mondo d’oggi, così decadente e secolarizzato, che ruolo può giocare un’università così saldamente ancorata ai valori cristiani?

Padre Luca Gallizia: La proposta cristiana offre certezze fondamentali su cui costruire la propria vita. Il cristianesimo è sempre una proposta aperta, non si impone mai; al tempo stesso è una proposta che ha delle radici solide, che si inserisce in una tradizione di pensiero accompagnata da una catena di testimonianze di adesione personale, spesso eroica, ai valori della fede cristiana. Il cristianesimo, quindi, ci offre un cammino di continuità con il nostro passato e con la nostra storia che tocca tutte le dimensioni della persona. In questa catena di testimoni, sono convito che un ruolo molto importante lo hanno i docenti, i quali non soltanto comunicano dei contenuti ma diventano punti di riferimento molto importanti per i ragazzi come modello e come testimonianza.

Papa Francesco esorta spesso i cattolici ad “andare alle periferie”. Quali sono le periferie che la UER fa esplorare ai suoi studenti?

Padre Luca Gallizia: Offriamo ai ragazzi una serie di programmi di responsabilità sociale che sono inseriti nel curriculum accademico, per cui non si tratta di mero volontariato ma di una proposta che viene inserita nel loro percorso, a cui gli studenti, nel corso di un anno accademico, sono tenuti a dedicare diverse ore, impegnandosi in uno dei progetti di responsabilità che vengono di volta in volta offerti. Questi progetti permettono ai ragazzi – in alcuni casi per la prima volta nella vita – di entrare in contatto con realtà di emarginazione, di povertà, di emergenza di contatto con la sofferenza delle persone e delle famiglie, come negli ospedali o case famiglia. In alcuni casi queste esperienze si fanno all’estero, come le missioni in Messico e in Etiopia. Sono occasioni importanti non solo accademiche: non si tratta di lezioni astratte ma di esperienze in cui il ragazzo è invitato e spronato ad entrare in contatto con queste periferie in modo non teorico: non è uno studio, né una tesina ma è l’esperienza. Notiamo come questo elemento caratteristico della nostra formazione sia estremamente importante e in linea con quella vocazione di cui abbiamo parlato. Il progetto umanitario dell’Etiopia è stato adottato come progetto internazionale dell’università. Sono diversi anni che vengono organizzate le missioni estive: padre Paolo Scarafoni, il mio predecessore, si è notevolmente impegnato in questo progetto che ha permesso sia a studenti che professori di fare questa esperienza e di apportare aiuti concreti a questa realtà di emarginazione. Tra le attività di responsabilità sociale, una novità di quest’anno è il laboratorio teorico e pratico di comunicazione, diretto dal giornalista Carlo Climati. Esplorerà le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione al dialogo nella vita quotidiana. I giovani saranno incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.