"La forza degli anni": quando la terza età è una risorsa

Un saggio sintetizza la lunga e ricca esperienza di volontariato della Comunità di Sant'Egidio a contatto con gli anziani

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 625 hits

L’“inverno demografico” accentua e rende più palese una nuova forma di  emarginazione: quella dell’anziano. Da un lato, i progressi della medicina, allungano la vita e l’età pensionabile, con il risultato che un sessantenne di oggi è in grado di svolgere ancora con grande efficienza ed energia, ruoli solitamente pertinenti alle fasce d’età inferiori.

Dall’altro lato si pone il problema del sostegno alle persone ultrasettantenni ed ultraottantenni, che rischiano di sprofondare nella solitudine e nell’abbandono. Il welfare moderno ha rivelato negli ultimi anni tutta la sua inadeguatezza nel poter sostenere da solo i cambiamenti demografici, a dimostrazione di come sia pressoché impossibile, da parte delle pubbliche istituzioni, affrontare il problema, senza una rete di solidarietà che nasca dal basso, dal mondo delle famiglie e delle associazioni.

Un soggetto all’avanguardia nel volontariato a favore degli anziani è sicuramente la Comunità di Sant’Egidio. Il volume La forza degli anni. Lezioni per giovani e famiglie (Francesco Mondadori Editore, 2013) raccoglie uno spaccato dell’esperienza ormai quarantennale della Sant’Egidio in questo ambito.

Il libro è curato da don Gino Battaglia, sacerdote della Comunità di Sant’Egidio, con un’introduzione di Andrea Riccardi, storico fondatore della ONG. In 316 pagine sono raccolte testimonianze e riflessioni di membri e volontari di Sant’Egidio, interamente dedicate al tema della terza età.

Nell’introduzione al volume, Riccardi, che è anche autore di due capitoli, descrive l’Europa come il “continente anziano” per eccellenza, in cui spicca una netta cesura tra le generazioni, un tempo sconosciuta.

Se i giovani e le persone di mezz’età comunicano ininterrottamente tra di loro, grazie alle nuove tecnologie, l’anziano, che da questa rivoluzione del linguaggio è rimasto tagliato fuori, talora, “comunica solo con se stesso”

“Sono due mondi che appena si sfiorano: lo stesso sangue, la stessa lingua, gli stessi cognomi ma due mondi che rarefanno le occasioni di incontro”, scrive Riccardi.

La vecchiaia è tuttavia una realtà ineludibile per la società e, in quanto tale, va accettata. Coinvolgendo la grande maggioranza degli uomini d’oggi (sono ormai pochi coloro che muoiono giovani), ricchi e poveri, persone di successo e perdenti, tutti dobbiamo essere consapevoli del “naufragio” cui va incontro inevitabilmente la nostra esistenza.

Eppure la vecchiaia non è soltanto sinonimo di declino e “il naufragio può divenire un approdo”, spiega Riccardi. Gli anziani – e la Chiesa lo ha sempre riconosciuto – hanno un valore “profetico” per l’umanità, in quanto “sono i primi a dire che non tutto è consumo, che la vita non è consumare”.

L’approdo è nelle “felici canizie”, nella “santità” della vecchiaia stessa, nella sua “naturalezza” che va fatta vivere e parlare: una vera e propria “forza debole” che ci ricorda che la vita non è solo profitto, lavoro o guadagno ma qualcosa di più ricco e profondo.

L’esperienza di Sant’Egidio con gli anziani è proprio nel segno della “resurrezione” di tante persone in là con gli anni, che hanno trovato un nuovo senso alla loro vita, che nell’amore e nello scambio umano con persone più giovani hanno imparato a vedere nel tempo che passa non più una maledizione ma un dono di Dio.

La forza degli anni contiene saggi di vario tipo: ad analisi di carattere demografico e sociologico, sono affiancate molte esperienze concrete, ricche di suggerimenti pratici per chi affronta quotidianamente i problemi degli anziani.

È approfondita tanto la realtà specifica degli anziani che vivono in famiglia, quanto quella degli anziani in istituto. Alcuni capitoli sono dedicati al tema della conversazione, della preghiera, dell’approccio con la realtà ineludibile della morte.

Un volume, dunque, che si presta agli approcci più diversi, risultando di utile fruizione sia per gli operatori del sociale, che per gli studiosi, fino al lettore comune che vive la realtà degli anziani nel suo quotidiano.