La fraternità, segreto per superare la crisi economica

Il rappresentante vaticano all'ONU interviene a New York

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ROMA, giovedì, 11 marzo 2010 (ZENIT.org).- La fraternità è il mezzo che può promuovere il superamento della crisi economica che attanaglia tutto il mondo, sostiene l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule lo ha affermato intervenendo all'incontro organizzato questo mercoledì nella sede ONU di New York dalla Missione permanente della Santa Sede e dalla Fondazione "Path to Peace" sul tema "La globalizzazione: ci rende vicini, coglie l'uguaglianza tra uomini e donne. Può anche stabilire la fratellanza? Alla luce dell'Enciclica ‘Caritas in veritate'".

Quello della fraternità, ha spiegato il presule al Sir, è "un principio che sempre ha caratterizzato la dottrina sociale della Chiesa".

Al giorno d'oggi, osserva, "è determinante per superare con successo l'attuale crisi economica, rifondare l'economia su basi solide e garantire una equa redistribuzione della ricchezza".

"Il concetto della fraternità, in economia, ci aiuta a superare la dicotomia quasi inscalfibile tra il ‘for-profit' e il ‘non-profit' e si esprime nella disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società", ha rilevato.

Durante l'incontro, ha reso noto monsignor Migliore, "questa idea innovativa è stata illustrata con un documentario su varie iniziative avviate in questo senso nell'ambito di quell'economia civile o della comunione di cui parla la ‘Caritas in Veritate'", l'Enciclica sociale di Benedetto XVI.

Quest'ultima "viene spesso citata quando si argomenta che economia ed etica non sono disgiunte", ma il suo "aspetto innovativo" "non è semplicemente l'aver sottolineato il legame tra economia ed etica, ma anche di aver aperto nuovi orizzonti e incoraggiato l'impostazione di una economia civile o di comunione che supera la sola logica del profitto".

Secondo monsignor Migliore, "questo è un lavoro a lungo, lunghissimo termine", perché "presuppone una cultura delle relazioni umane che dobbiamo fomentare sempre di più".

"Presuppone, proprio da parte nostra, una comprensione intelligente e fattiva, anche in termini politici e giuridici, del discorso che Papa Benedetto fa sulla carità, ben lontano dai consolidati schemi di pensiero che la scambiano per puro assistenzialismo, elemosina, buona azione individuale".

"È a questo livello - conclude - che si misurerà nel tempo la ricezione dell'Enciclica".