La genetica del Regno di Dio

Vangelo della XI Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, giovedì, 14 giugno 2012 (ZENIT.org).- Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura”.

Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? E’ come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”. Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro, ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.”.

Il volto del “regno di Dio” può essere contemplato da punti di vista diversi e complementari. Ne sottolineo alcuni, a partire da quello fondamentale:

- “prevale sempre più la tendenza secondo la quale Cristo,...che è in mezzo a noi, è il“regno di Dio” (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, n. 3);

- l’espressione “regno di Dio” serve ad indicare la “signoria di Dio”, la sua sovranità sul mondo e sulla storia, al presente ed al futuro;

- con “regno di Dio” viene anche indicata l’esperienza contemplativa, la grazia sensibile dell’intimità divina: “Nell’orazione di quiete, l’anima si sente nello stesso palazzo del Re, vicino a Lui, e capisce che Egli comincia a parteciparle il suo regno fin da questa terra” (S. Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, c. 31);

- “regno di Dio” è anche quella giustizia, quella verità e quella pace terrena che non verrebbe dagli uomini se Dio non la donasse ai loro sforzi: “venga il tuo regno” (Mt 6,10);

- Gesù stesso dichiara apertamente la trascendenza assoluta del Regno: “Il mio regno non è di questo mondo;..il mio regno non è di quaggiù” (Gv 18,36).

Nonostante la chiarezza di questi concetti, il dinamismo del “regno di Dio” è un mistero che ci sfugge.

Cristo è veramente risorto, e noi crediamo fermamente nella presenza e nella venuta in mezzo a noi del Suo regno d’amore e di pace; tuttavia questa certezza/speranza patisce fluttuazioni soggettive non indifferenti, secondo la storia personale, il momento particolare, i fatti che succedono, le emozioni…un po’ come la Borsa che risente dei mercati finanziari e degli eventi politici mondiali.

E’ quindi giustificato che ci poniamo la domanda: qual’é l’essenza, la ‘chiave’ del “Regno di Dio”? E’ proprio questo che Gesù vuole rivelarci oggi sotto il velo della parabola del seme e del granello di senape.

Egli dice: “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura” (Mc 4,26-29).

Sembra abbastanza chiaro: il paragone del seme fa pensare alla crescita/sviluppo di un organismo autonomo, che sprigiona la sua vita da un piccolissimo seme nel quale l’essere vivente è già totalmente presente come progetto in costruzione e in attuazione.

L’esempio più opportuno e naturale che Gesù poteva fare duemila anni fa è quello del seme vegetale, ma oggi si farebbe capire benissimo anche ricorrendo a quel piccolissimo ed unico “seme” che si chiama ‘uomo’.

Egli avrebbe potuto parlare delle caratteristiche del DNA (la molecola a doppia elica che costituisce i 46 cromosomi della specie umana), concludendo con le Sue stesse parole di oggi: “così è l’uomo: dorma o vegli, di notte o di giorno, il concepito germoglia e cresce. Come egli stesso non lo sa”.

Ma l’uomo che “non sa” se stesso, possiede in ogni sua cellula un codice genetico che “sa’” perfettamente come far crescere e funzionare in mirabile armonia tutti gli organi dell’intero organismo. In ognuna della miriade di miliardi delle cellule umane sta scritto infatti: “E’ già un uomo colui che lo sarà” (Tertulliano).

Per indicare il “regno di Dio”, Gesù usa sempre immagini dinamiche: il Regno è flusso, evoluzione, è un evento sempre in atto, un’accensione permanente. Nella sua essenza non riguarda un dogma, una data del passato o del futuro, una verità cristallizzata. Potrei dire che il Regno è “il DNA del Regno”.

Osserva un Autore: “Evidentemente la pretesa di Gesù di essere l’inizio del Regno esige una profonda conversione ‘teologica’ prima che morale: anche nel tempo del compimento Dio non pianta alberi, ma getta semi. E’ un modo assolutamente nuovo di intendere il compimento! In realtà, il tempo di Gesù non è solo l’inizio e il fondamento del tempo della Chiesa, ma il ‘codice genetico’ che ne determina l’identità, la fisionomia e il carattere. Anche quello della Chiesa è tempo di semi, non di alberi.

Se Gesù orienta lo sguardo al futuro – un futuro certo, come è certo che il seme diventa albero, ma sempre, ovviamente, una certezza nella fede, quella che nasce da una promessa – è per rivelare la potenza del presente.

Letta in questo modo, la similitudine del granello di senape non offre più soltanto una lezione di fiducia, ma anche un avvertimento: il presente è decisivo, non importa se piccolo: “L’insegnamento di questa parabola non concerne propriamente l’avvenire. Il suo scopo non è di insegnarci che il Regno di Dio verrà sicuramente, o che verrà presto, o che il ministero di Gesù porterà certamente frutti meravigliosi. Si tratta di far capire il significato decisivo del tempo presente” (J. Dupont).” (Bruno Maggioni, Le parabole evangeliche).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.