La gioia e la "debolezza" di Dio per i peccatori ritrovati

Nell'omelia a Santa Marta, papa Francesco ricorda la sollecitudine del Buon Pastore per la pecorella smarrita che trionfa sulla "ipocrisia mormoratrice" degli uomini

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 409 hits

Gesù, i farisei e i pubblicani, il peccato e l’ipocrisia, la pecorella smarrita. Stamattina, durante l’omelia a Santa Marta, papa Francesco è tornato su uno dei cavalli di battaglia della sua predicazione: la misericordia di Dio che vince sulla malizia e la meschinità degli uomini.

Il Vangelo di oggi (cfr. Lc 15,1-10), ha spiegato il Papa, mostra lo scandalo che scribi e farisei provano verso Gesù, percepito come un “pericolo” per la sua vicinanza ai peccatori e che, per questo motivo, “offende Dio” e “dissacra il ministero del profeta”.

Ma Gesù stigmatizza la “musica dell’ipocrisia” dei suoi avversari e la loro “ipocrisia mormoratrice” e replica con una “parabola gioiosa”, in cui risalta la “gioia di Dio” di fronte al perdono dei peccatori che suo Figlio mette in atto.

A Dio, infatti, “non piace perdere”, quindi, si mette alla ricerca di “tutti quelli che sono lontani da Lui. Come il pastore, che va a cercare la pecora smarrita”. Il suo “lavoro” è cercare qualunque creatura ed “invitare alla festa tutti, buoni e cattivi”.

Dio non vuole perdere nessuno dei suoi, come anche Gesù rivela nella preghiera del Giovedì Santo: “Padre, che non si perda nessuno di quelli che mi hai dato”.

Nella sua ricerca degli uomini, Dio “ha una certa debolezza d’amore per quelli che si sono più allontanati, che si sono perduti”, ha commentato il Pontefice. Questa ricerca è senza sosta, come il pastore del Vangelo odierno, che cerca incessantemente la sua pecora o come la donna della parabola “che quando perde quella moneta accende la lampada, spazza la casa e cerca accuratamente”.

Il ritrovamento della pecora smarrita, tuttavia, non riguarda soltanto lei e il pastore ma deve coinvolgere le restanti novantanove rimaste nell’ovile, che non dovranno dirle: “Tu sei persa” ma “Tu sei una di noi”, restituendole tutta la “dignità”. Senza fare differenze, Dio “risistema tutti quelli che ha trovato” e nel farlo “gioisce” sempre.

“La gioia di Dio non è la morte del peccatore, ma la sua vita”, ha aggiunto il Santo Padre, mettendo in luce anche il comportamento di chi “mormorava contro Gesù”: persone “lontane dal cuore di Dio”, che “non lo conoscevano”, che identificavano l’essere religiosi con la buona educazione. Questo atteggiamento, però, non ha nulla che vedere con la fede ma soltanto con “l’ipocrisia della mormorazione”.

La gioia di Dio è “quella dell’amore” che va infinitamente oltre la nostra vergogna e il nostro senso di indegnità. Se un uomo dice: “io sono un peccatore”, la risposta di Dio sarà sempre: “io ti amo lo stesso e vado a cercarti e ti porto a casa”.