La gioia è una "virtù pellegrina" che cammina insieme a Gesù

Secondo papa Francesco, è una grazia da chiedere al Signore, più grande e profonda della semplice "allegria"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 640 hits

Il tema della gioia cristiana, già presente in vari discorsi di questi primi due mesi di pontificato di papa Francesco, è stato al centro dell’omelia di stamattina del Santo Padre.

La consueta messa presso la Residenza Santa Marta è stata concelebrata assieme all’arcivescovo di Mérida, Baltazar EnriquePorras Cardozo, e all’abateprimate dei benedettini, Notker Wolf. Alla funzione erano presenti alcuni dipendenti della Radio Vaticana, accompagnati dal direttore, padre Federico Lombardi.

“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia”, ha detto Francesco durante l’omelia. La gioia è qualcosa di diverso e di più grande dell’allegria: “rallegrarsi è buono”, ha osservato il Papa, tuttavia, la gioia è “una cosa più profonda”, che “non viene dai motivi congiunturali” o “del momento”.

L’allegria, se diventa uno stereotipo che pretendiamo vivere in ogni istante, “alla fine si trasforma in leggerezza” o persino in “superficialità”, facendo venir meno la “saggezza cristiana” e rendendoci un po’ “scemi” e “ingenui”.

La gioia, invece, è “un dono del Signore” e “ci riempie da dentro”; è una “unzione dello Spirito” e risiede nella “sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

Come è possibile, tuttavia, avere sempre la gioia con noi, “imbottigliarla”un po’? Questa domanda è viziata in partenza, ha argomentato il Pontefice, poiché “se noi vogliamo avere questa gioia soltanto per noi, alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato”. Non trasmettiamo più gioia, dunque, anzi soltanto una “malinconia che non è sana”.

Ci sono, ha detto con ironia il Santo Padre, molti cristiani malinconici che hanno una “faccia da peperoncini all’aceto” che non si addice a chi ha una “vita bella”.

La gioia, per essere tale, deve essere mantenuta in movimento: essa è una “virtù pellegrina”, un dono che “cammina sulla strada della vita” assieme a Gesù.

La gioia, ha proseguito Francesco, è una “virtù dei grandi” che sono superiori alle “piccolezze umane”, che non si lasciano coinvolgere nelle “piccole cose interne della comunità” ma, piuttosto, “guardano sempre all’orizzonte”. Il dono della gioia porta alla “virtù della magnanimità”, che spinge ad “andare sempre avanti”, pieni di Spirito Santo.

In questi giorni, in modo speciale, “la Chiesa ci invita a chiedere la gioia e anche il desiderio”, che porta avanti la vita di ogni cristiano: quanto più grande è il desiderio, quanto più lo sarà la gioia.

La gioia, ha ribadito il Santo Padre, è lontana sia dalla “tristezza”, sia dalla “semplice allegria”: essa è una “grazia da chiedere”.

Un motivo di gioia per la giornata di oggi, ha detto in conclusione papa Francesco, è stata la visita in Vaticano di Tawadros II, patriarca di Alessandria – ricevuto stamattina in udienza dal Pontefice – “un fratello che viene a trovare la Chiesa di Roma”, per fare insieme “un pezzo di strada”.