La grande gioia di Cristo Risorto nelle parole semplici di Papa Francesco

Nel suo Messaggio Pasquale, il Pontefice invita ad accogliere la Buona Notizia della Resurrezione e implora la pace per il mondo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1092 hits

Il grande annuncio che ha cambiato la storia: “Cristo è risorto!”. E poi il costante pensiero per gli ultimi, il suo primo assillo, il centro del suo ministero: “Vorrei che (questo annuncio) giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri…”. È questo il cuore del Messaggio Pasquale che il Santo Padre Francesco ha pronunciato dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana prima della Benedizione Urbi et Orbi, dopo la Messa in Piazza San Pietro.

L’annuncio della resurrezione di Gesù Cristo continua a trasformare la vita di chi lo ascolta. E a San Pietro, tutto è preparato per far risuonare al meglio la “buona notizia” del Vangelo: dalle ricche decorazioni floreali, ai canti; dalle campane festanti, alla tensione degli oltre 250.000 fedeli nella Piazza, silenti, oranti, raggianti. Fino al meraviglioso sole, che dopo giorni di pioggia a Roma, ha illuminato la Basilica, cuore della cristianità.

Papa Francesco ha voluto rendere ancora più concreta la gioia di Cristo Risorto, girando più volte nella folla, prima dell’Urbi et Orbi, sulla sua jeep, scoperta. Se avesse avuto la possibilità avrebbe stretto la mano ad ogni fedele presente. Ma si è “limitato” a baciare e benedire numerosi bambini, per poi far rivivere la commovente scena dell’abbraccio prolungato ad un disabile.

È tutto perfetto per la prima Messa di Pasqua del Successore di Benedetto XVI. E le parole, come sempre poche e chiare, sono efficaci e puntano al cuore. Proprio dove, ha affermato il Santo Padre, “Dio vuole seminare questa Buona Notizia: Gesù è risorto, c’è speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la misericordia!”.

Una notizia che, come per le donne che andarono al sepolcro, ci pone davanti ad un interrogativo: “Che senso ha per noi questo avvenimento?”. Significa – ha spiegato il Pontefice – “che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore”.

Sono tanti, infatti, i deserti che oggi “l’essere umano deve attraversare”, secondo il Papa. Soprattutto “il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona”. È proprio lì, però, che interviene la misericordia di Dio, che “può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite” (cfr Ez 37,1-14).

L’invito di Papa Francesco è, dunque, di accogliere questa grazia della Risurrezione: “Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace”.

Fermi in queste fede, “domandiamo a Gesù risorto, che trasforma la morte in vita, di mutare l’odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace” ha esortato il Santo Padre.

Soprattutto: “Imploriamo pace per il mondo intero”. Per il Medio Oriente, Israele e Palestina in modo particolare, “affinché “riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo”. Per l’Iraq, “perché cessi definitivamente ogni violenza”, e per la popolazione dell’ “amata” Siria, “ferita dal conflitto” e i numerosi profughi, “che attendono aiuto e consolazione”.

“Quanto sangue è stato versato!”, ha esclamato il Pontefice, chiedendosi tristemente “quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?”.

Ma la pace è necessaria anche in Africa, in terre come il Mali e la Nigeria, “dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenuti in ostaggio da gruppi terroristici”. E ancora, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana, e in Asia, dove ancora regnano paura e divergenze.

Il messaggio di Papa Francesco per questa Pasqua 2013 diventa allora forte: “Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo”.

“Pace a tutto il mondo – ha soggiunto - dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra! Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato”.

Il Pontefice ha concluso il suo Messaggio rinnovando l’augurio di una Buona Pasqua “a tutti con affetto” e pregando perché “Cristo risorto guidi tutti voi e l’intera umanità su sentieri di giustizia, di amore e di pace”.