La guerra nasce dai cuori lontani da Dio

Durante l'omelia alla Casa Santa Marta, papa Francesco rivolge un pensiero ai bambini confinati nei campi profughi, di cui sono responsabili i trafficanti d'armi che tengono feste nelle loro lussuose dimore

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 278 hits

Durante l’omelia di stamattina alla Casa Santa Marta, papa Francesco ha rivolto un pensiero all’infanzia violata nel mondo ed in particolare ai bambini vittime innocenti della guerra.

È la Prima Lettura di oggi ad esprimere la condanna di Dio per tutte le guerre: “Carissimi, da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? 
Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! (Gc 4,1-10)”.

La guerra può scaturire ovunque vi sia un’anche minima divisione ed il Vangelo di oggi (Mc 9,30-37), in cui i discepoli di Gesù litigano su chi sia il più grande tra loro, ci ricorda che quando “i cuori si allontanano nasce la guerra”, ha detto il Papa.

Con le notizie quotidiane sugli eventi bellici, ha commentato, “i morti sembrano far parte di una contabilità quotidiana”, al punto che “sembra che lo spirito della guerra si sia impadronito di noi”.

“Le guerre, l’odio, l’inimicizia – ha proseguito il Santo Padre – non si comprano al mercato: sono qui, nel cuore”. La storia di Caino e Abele è emblematica in tal senso: “tanti milioni si uccidono tra fratelli, fra di loro. Ma siamo abituati”.

Si può rimanere “scandalizzati” a leggere nella Sacra Scrittura di un uomo che uccide il proprio fratello, mentre, della storia recente, ci può scandalizzare il ricordo delle guerre mondiali, eppure non ci sorprende che, ancora oggi, muoiano in tanti “per un pezzo di terra, per una ambizione, per un odio, per una gelosia razziale”.

È “la passione”, ha sottolineato il Pontefice, che “ci porta alla guerra, allo spirito del mondo”. Per di più gli uomini si ostinano in modo paradossale a voler risolvere i conflitti “litigando” e “con il linguaggio della guerra”.

L’estromissione del “linguaggio della pace”, che dovrebbe essere anteposto, porta a tante conseguenze penose, tra cui, ad esempio, i “bambini affamati nei campi dei rifugiati”.

Papa Francesco ha anche invitato a riflettere sull’inaccettabile contrasto tra “il bambino ammalato, affamato, in un campo di rifugiati e le grandi feste, la buona vita che fanno quelli che fabbricano le armi”, responsabili più o meno diretti di quella tragica realtà.

La risposta a questo spirito di guerra, che è “anche a casa nostra”, ha aggiunto il Pontefice, è nella Prima Lettura odierna, dove San Giacomo Apostolo dice: “Avvicinatevi a Dio ed Egli si avvicinerà a voi”.

Ci sono guerre tra popoli e combattute con le armi ma non vanno sottovalutate le guerre che distruggono le famiglie, “perché il papà, la mamma non sono capaci di trovare la strada della pace”.

Le guerre sono anche nelle liti che nascono nella quotidianità, a causa delle “passioni” umane. Il Santo Padre ha quindi proposto di “pregare per la pace, per quella pace che soltanto sembra sia diventata una parola, niente di più”, seguendo il consiglio dell’Apostolo Giacomo: “Riconoscete la vostra miseria!”.

Di fronte alle guerre “nelle famiglie”, “nel quartiere” e in tutto il mondo, il cristiano deve conservare la capacità di rattristarsi, di piangere, di non rimanere indifferente. “Il Signore – ha concluso – ci faccia capire questo e ci salvi dall’abituarci alle notizie di guerra”, ha quindi concluso papa Francesco.