La legge di cui parla Cristo è un "dono", non un peso

Le parole del cardinale Leonardo Sandri nella celebrazione per il centenario della venerabile Camilla Rolòn, fondatrice delle Suore Povere Boarensi di San Giuseppe

Roma, (Zenit.org) Redazione | 474 hits

Preghiamo per Papa Francesco “con particolare intensità” e “con lui, e prendiamo l’impegno di custodire il suo ministero con affetto filiale, ascolto attento e incessante preghiera”. Così il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella celebrazione di oggi a conclusione del centenario del venerabile Camilla Rolòn, fondatrice delle Suore Povere Boarensi di San Giuseppe.

Il porporato ha ricordato le sue parole pronunciate esattamente un anno fa, dopo l’annuncio di Benedetto XVI della rinuncia al ministero petrino, quando, nella stessa cappella, disse: “Nella vita di Madre Camilla traspare il radicamento e la dedizione all’Argentina, unita all’amore profondo e alla totale fiducia per colui che come Successore di Pietro e Vescovo di Roma esercita la sollecitudine per tutte le Chiese...”. “Quasi un mese dopo – ha evidenziato oggi Sandri - è stato eletto, proprio venendo dalla ‘fine del mondo’, dall’Argentina, il nuovo Vescovo di Roma, il Papa Francesco!”.

“Davvero il Signore compie meraviglie per noi suo popolo e per chi con cuore sincero lo cerca e lo segue con tutto il cuore”, ha osservato il cardinale, “ne è segno la vita intera della vostra Fondatrice, ne sono segno gli avvenimenti ecclesiali in questo anno”. 

Il Prefetto del Dicastero per le Chiese orientali si è poi soffermato sul discorso della montagna riportato nel Vangelo di oggi in cui Gesù interpreta la Legge data da Dio ad Israele. Cristo, spiega il cardinale, “non è il rivoluzionario che cancella le norme bensì colui che ne svela il senso autentico, e ci abilita a viverle in pienezza. Il compimento cui allude infatti avviene anzitutto in Lui: Egli è Legislatore, ma ultimamente come Via, Verità e Vita è per il cristiano la Legge stessa”.

Noi cristiani, ha aggiunto, siamo quindi chiamati “a vivere conformi a Lui”: “Non osservanti devoti, ma discepoli” e soprattutto “figli”, consapevoli “che in ogni pensiero e gesto è implicata e si svela la loro relazione con Dio che è Padre, il quale non solo offre indicazioni perché essa sia vissuta in pienezza, ma ha impresso in noi il suo sigillo e continuamente ci rafforza con l’opera di amore e comunione del Paraclito”.

La legge di cui parla Gesù è dunque “una grazia, un dono”: “La nostra fragilità spesso ci fa soffermare piuttosto sul suo peso, sull’incapacità a rimanervi fedeli, più che sulla libertà e dignità che ci viene data nel custodirla”, ha sottolineato il porporato. E ha detto “grazie” al Signore, perché “nel dono della legge all’uomo Tu ami la sua dignità più di quanto ciascuno di noi sia in grado di fare con se stesso e per gli altri”.

Sandri ha quindi esortato a vivere nella “gioia”, secondo l’invito di Papa Francesco, lo scorso 2 febbraio, durante l’omelia nella Giornata Mondiale per la vita Consacrata: “La gioia di osservare, di camminare in una regola di vita; e la gioia di essere guidati dallo Spirito, mai rigidi, mai chiusi, sempre aperti alla voce di Dio che parla, che apre, che conduce, che ci invita ad andare verso l’orizzonte”.

La stessa gioia incarnata da madre Camilla, la quale – ha affermato il Capo Dicastero – “ha scoperto e gustato il fascino e la vertigine dell’appartenenza radicale a Cristo, povero e umile, ed insieme Risorto e vivo!”. La venerabile ha cercato Gesù “nella preghiera intensa”, e “l’ha trovato nella parola e nell’esempio dei santi, l’ha servito nei piccoli e in quelli che non avevano niente”. Tutto “senza mai stancarsi, diventando fuoco, fiaccola che ‘è posta per far luce a quelli di casa’”.

L’invito del cardinale è quindi a non far passare giorno in cui “il richiamo alla spiritualità della Madre non si trasformi anche in preghiera di intercessione per il nostro Santo Padre e tutti i Pastori della  Chiesa”. “Anche noi – ha concluso - come Madre Camilla, prendiamo la nostra vita e offriamola al Signore come un hacecito de mirra”. (S.C.)