La legge islamica e la società occidentale

Polemiche sui commenti dell'Arcivescovo anglicano

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di padre John Flynn, L.C.

ROMA, mercoledì, 20 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Le parole pronunciate dall'Arcivescovo anglicano Rowan Williams sull'introduzione della sharia - la rigida legge islamica - hanno scatenato una bufera di critiche. I suoi commenti, espressi nell'ambito di un discorso e di un'intervista con la BBC, hanno provocato reazioni talmente accese che si è ritenuto necessario chiarirne successivamente il senso con una dichiarazione e un discorso. 

Nell'intervista, l'Arcivescovo di Canterbury ha dichiarato che l'introduzione di alcuni elementi della sharia nel Regno Unito appaiono "inevitabili", secondo la BBC del 7 febbraio. Egli si è poi spinto al punto da affermare che l'accettazione di alcuni elementi della sharia potrebbe contribuire alla coesione sociale nel Paese e ha suggerito che le questioni matrimoniali potrebbero essere risolte nei tribunali musulmani.

Il discorso, anch'esso del 7 febbraio, aveva come tema "La legge civile e religiosa in Inghilterra: una prospettiva di fede". L'intervento fa parte di una serie di lezioni sull'islam e sulla legge inglese, svolte presso la Corte di giustizia reale. Nel suo intervento, l'Arcivescovo Williams ha messo in dubbio l'assioma secondo cui tutti i cittadini dovrebbero essere "sottoposti al governo di un'unica legge di uno Stato sovrano". 

La reazione immediata è stata fortemente negativa, ma fondata su una lettura piuttosto parziale del lungo intervento pronunciato dall'esponente anglicano. Alcuni commentatori hanno bollato l'Arcivescovo come "traditore", mentre altri ne hanno messo in dubbio l'intelligenza, la prudenza o entrambe.

Anche gli editoriali dei principali quotidiani l'hanno criticato. L'8 febbraio il Times ha definito le affermazioni dell'Arcivescovo "clamorose" e "un atto di appeasement". Il Telegraph non è stato ostile, ma ha comunque osservato che Williams avrebbe dovuto tacere su questo punto. Anche l'editoriale del Guardian era in disaccordo con la posizione formulata da Williams. Il 9 febbraio, il Financial Times ha pubblicato un editoriale in cui descrive l'Arcivescovo di Canterbury come "fortemente confuso". 

Chiesa-Stato

La lettura dei testi della lezione e dell'intervista rivela un'argomentazione più ampia rispetto a quanto descritto dalla stampa. Williams ha infatti riconosciuto gli abusi commessi in alcuni Paesi sulla base di applicazioni radicali della sharia e ha detto chiaramente che non stava suggerendo di introdurre misure come l'amputazione o il matrimonio forzato. 

Egli ha anche definito le sue proposte sull'introduzione della sharia opzioni facoltative e non obbligatorie. "Ritengo che sarebbe sbagliato pensare di poter accogliere un ordinamento che non dia diritto d'appello, non dia possibilità di esercitare diritti garantiti in qualità di cittadini in generale", ha dichiarato nell'intervista alla BBC.

Nella sua lezione, l'Arcivescovo di Canterbury ha invitato a riflettere su come affrontiamo i contrasti tra la legge civile e le diverse culture e confessioni religiose. A tale riguardo ha citato, ad esempio, la questione dell'obiezione di coscienza nell'ambito dell'aborto e la questione delle agenzie di adozione cattoliche costrette ad assegnare figli anche alle coppie omosessuali. 

Alcuni commentatori hanno anche rilevato la difficoltà nel comprendere esattamente cosa Williams intendesse dire nella sua lezione, a causa del suo linguaggio denso e tortuoso. Più che di un'argomentazione organica, si è infatti trattato di una serie di idee formulate per innescare una discussione. Tale metodo, tuttavia, è stato oggetto di citazioni selettive da parte dei media, non essendo facilmente sintetizzabile in notizie brevi.

L'8 febbraio, il sito Internet dell'Arcivescovo di Canterbury si è visto costretto a pubblicare una dichiarazione dal titolo: "Cosa ha effettivamente detto l'Arcivescovo?". La dichiarazione ha avvertito che Williams "ha cercato di esplorare con attenzione i limiti di un ordinamento giuridico monolitico e laico in una società sempre più pluralista anche dal punto di vista religioso". 

Ragionevole 

"Così facendo, l'Arcivescovo non ha inteso suggerire l'introduzione di giurisdizioni parallele, ma esplorare la possibilità di ottenere sistemazioni ragionevoli nell'ambito del quadro vigente relativo alla coscienza religiosa", prosegue la dichiarazione.

Lo stesso Williams è tornato sull'argomento in un intervento al sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra, svoltosi l'11 febbraio. Dopo essersi scusato per l'eventuale "scarsa chiarezza" delle sue parole, ha ribadito di non essere a favore dell'introduzione di giurisdizioni parallele né della violazione dei diritti umani fondamentali. 

La questione, ha affermato, è "se talune opzioni aggiuntive possano e debbano essere rese disponibili, nel quadro dell'ordinamento del Regno Unito, per risolvere controversie e regolare transazioni". L'esponente anglicano ha quindi aggiunto che prima dell'introduzione di tali possibilità occorrerebbe comunque svolgere un'attenta discussione.

"Ho semplicemente voluto offrire un quadro un po' più largo per riflettere su questi problemi", ha dichiarato l'Arcivescovo concludendo il suo intervento sull'argomento. 

L'editoriale apparso sul quotidiano Telegraph del 12 febbraio ha tuttavia mantenuto toni duri, ribadendo la sua preoccupazione di fronte a un capo di un'istituzione nazionale che pone in questione un principio fondamentale dell'ordinamento giuridico: l'esistenza di un unico sistema di leggi valido in modo eguale per tutti. L'editoriale ha sollevato il timore di un indebolimento della cultura britannica in un periodo in cui si trova sotto la minaccia di un islam di natura aggressiva.

Anche il Guardian, nell'edizione dello stesso 12 febbraio, ha pubblicato un editoriale in cui ha dato una sferzata all'Arcivescovo, dicendo che dovrebbe parlare "meglio e in modo più chiaro in futuro". 

Osservare la legge

Non sono solo i media a criticare l'Arcivescovo Williams. Il 10 febbraio, il Sunday Telegraph ha pubblicato i commenti di Lord Carey, predecessore di Williams, e del Cardinale Cormac Murphy-O'Connor. 

"Non credo in una società multiculturale", ha osservato l'Arcivescovo di Westminster. "Quando le persone entrano in questo Paese devono osservare le leggi del territorio", ha insistito l'esponente cattolico.

Lord Carey, Arcivescovo di Canterbury dal 1991 al 2002, ha espresso preoccupazione per il rischio che l'introduzione di due ordinamenti distinti possano portare alla creazione di segregazioni delle comunità di musulmani. Ha anche osservato che molti musulmani preferiscono, di fatto, "abbracciare l'Occidente e adattare la propria fede e i propri costumi alla Gran Bretagna". 

In Africa, l'Arcivescovo anglicano Ben Kwashi di Jos, nella Nigeria settentrionale, è stato intervistato l'8 febbraio dalla BBC. "La nostra gente qui è sconcertata dai richiami dell'Arcivescovo anglicano alla sharia", ha esclamato.

La situazione della Chiesa negli Stati settentrionali della Nigeria, dove è in vigore la sharia, è "a dir poco insopportabile", ha dichiarato Kwashi. 

Anche alcuni opinionisti hanno identificato qualche mancanza nelle argomentazioni proposte da Williams. David Rivkin e Lee Casey hanno avvertito, in un commento pubblicato il 12 febbraio dal Wall Street Journal, che "vi è una differenza fondamentale tra una relativa flessibilità nel permettere pratiche religiose diverse nell'ambito di una società e incoraggiare l'introduzione di due ordinamenti giuridici distinti e potenzialmente contrastanti per alcune parti della popolazione".

Molti commenti hanno anche attirato l'attenzione sulla disuguaglianza con cui le donne vengono considerate nella legge islamica e sui problemi che già hanno in Inghilterra. La diffusione dei tribunali islamici non farebbe altro che peggiorare la situazione, hanno avvertito.

L'influenza dei radicali


Negli ultimi tempi, in effetti, si sono già verificate alcune tensioni tra l'islam e la società britannica. Il 6 gennaio, il Vescovo anglicano Michael Nazir-Ali di Rochester ha pubblicato un articolo sul Sunday Telegraph in cui ha avvertito che gli estremisti islamici hanno creato delle zone "off-limits" in Gran Bretagna in cui per i non musulmani è troppo pericoloso andare.

Inoltre, "è stato fatto qualche tentativo per imporre un carattere islamico a determinate zone, per esempio insistendo per l'introduzione di un'amplificazione elettronica dell'Adhan, la chiamata alla preghiera", ha osservato. 

Intanto, il quotidiano Times ha pubblicato un articolo, il 7 settembre, in cui afferma che quasi la metà delle moschee britanniche è sotto il controllo di una setta estremista islamica chiamata Deobandi. Il principale predicatore della setta, Riyadh ul Haq, ha espresso il suo favore per il jihad armato e il suo disprezzo per gli ebrei, i cristiani e gli induisti, secondo il Times.

Il problema di come conciliare le diverse culture e religioni è certamente una questione scottante, che richiede attenzione e dialogo. Ma è poco probabile che le proposte avanzate dall'Arcivescovo di Canterbury indirizzino il dibattito nella giusta direzione.