La Libia è ormai "una giungla" dove si combattono "innumerevoli gruppi"

Mentre un incendio divampato nei pressi dell'aeroporto di Tripoli fa temere un disastro ambientale, si contano già diverse ambasciate chiuse e migliaia di profughi

Roma, (Zenit.org) Redazione | 311 hits

L’immagine di una nube di fumo denso e nero che si alza da una palla di fuoco presso l’aeroporto di Tripoli e si propaga sopra tutta la città, rende bene l’idea della situazione di caos che regna in queste ore in Libia. Combattimenti sono in corso nella capitale, ma anche a Bengasi, dove ieri è precipitato un aereo militare. Fonti dal Paese parlano di migliaia di libici che hanno già oltrepassato la frontiera con la Tunisia per fuggire da un conflitto che appare irrefrenabile. E poi ci sono le centinaia di stranieri che hanno abbandonato la Libia, compresi i corpi diplomatici inglese, francese, olandese, tedesco, canadese e americano.

Chi rimane nel Paese è padre Amado Baranquel, missionario a Bengasi. “Da due giorni ci sono bombardamenti e combattimenti - spiega il sacerdote all’Agenzia Misna -. Un aereo militare si è schiantato. È diventato sempre più pericoloso spostarsi. Si vive nella paura e nel caos totale. Qui le infermiere filippine sono decise ad andarsene e il fatto che tutti gli stranieri si stiano organizzando per lasciare la Libia è un segnale bruttissimo”.

Da sabato scorso a Bengasi è in corso un’offensiva dei gruppi armati composti da miliziani islamici tra cui Ansar al Sharia contro una base militare dell’unità delle Forze speciali dell’esercito, nei pressi del centro. “La gente è rintanata dentro casa e in alcuni quartieri non c’è elettricità”, aggiunge padre Amado Baranquel, raccontando di una situazione “insostenibile” e “fuori controllo”, una “vera giungla” nella quale a comandare sono “innumerevoli gruppi che dettano legge”.

Fuori controllo è la situazione anche a Tripoli, dove non si spengono le fiamme dell’incendio nei due enormi depositi di carburante, vicino all’aeroporto, da settimane oggetto di un conflitto tra le milizie di Zintan e quelle di Misurata. Si teme un disastro ambientale, poiché a pochi chilometri dall’incendio si trova un maxi-gazometro dove sono stoccati 90 milioni di litri di gas liquido.