La lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa

Convegno in Vaticano promosso dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche

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ROMA, venerdì, 25 maggio 2007 (ZENIT.org).- Si è aperto il 25 maggio, a Roma, presso l’Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) un Convegno internazionale sul tema “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, promosso e organizzato dal Cnr e dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche.



L’idea del convegno, che si chiuderà il 26 maggio in Vaticano presso la Domus Sanctae Marthae, è nata per rispondere a domande come: “Quale sarà il futuro del latino nella società globalizzata, dominata dalla cultura tecnico-scientifica?”, oppure, “ha senso oggi riproporre la lingua latina?”.

Nell’aprire i lavori del Convegno, Roberto de Mattei, Vice presidente del Cnr, ha chiesto: “Potremmo ripetere anche oggi la domanda di Renzo a Don Abbondio: ‘Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?’”.

Il Vice presidente del Cnr si è quindi chiesto se nella società globalizzata, con la sua cultura tecnico-scientifica, dominata dal ‘globish’, c’è posto ancora per il latino, ed ha risposto che il Convegno ‘Futuro latino’ “non esprime, sin dal titolo, una preoccupazione meramente conservativa, una nostalgia da laudatores temporis acti, ma la convinzione che la lingua latina abbia oggi più che mai, una sua rilevanza nella cultura contemporanea e in particolare nell’Europa comunitaria”.

Dopo aver rilevato i numerosi segnali che confermano l’importanza di queste tematiche: dalla versione latina di Wikipedia, all’uso delle formule e dei nomi latini nei romanzi e nei film di Harry Potter, fino all’annunciato e ormai imminente Motu proprio di Papa Benedetto XVI sulla Messa in latino, De Mattei ha sollecitato l’avvio di “politiche da sviluppare al fine di favorire lo studio e la diffusione della lingua latina”.

Secondo il Vice presidente del Cnr la “caratteristica della latinità è proprio la capacità di offrire strumenti linguistici e concettuali particolarmente idonei per recuperare quei valori umani e linguistici a partire dal concetto di persona umana, di cui il XXI secolo avverte oggi uno straordinario bisogno”.

A dimostrazione del grande interesse per la lingua latina il professor Wang Huansheng, dell’Istituto di Ricerche sulle Letterature straniere dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha raccontato che in Cina, “negli ultimi anni, con lo sviluppo delle ricerche scientifiche, molti si rendono sempre più conto dell’importanza della conoscenza del latino e desiderano studiarlo”.

“Perciò – ha continuato il professore cinese –, per soddisfare questo tipo di richiesta, alcune Università hanno aperto alcuni corsi di latino”.

Per dare corpo ad un impegno significativo nel campo della diffusione e pratica della lingua latina, durante il Convegno è stato presentato un Manifesto in favore della “necessità di attingere alla fonte dalla quale scaturì il grandioso patrimonio spirituale e culturale per il quale l’Europa ancora si distingue, cioè la tradizione antica classica e cristiana”.

Il manifesto mette in guardia dal rischio che, al “progressivo declino della conoscenza delle lingue greca e latina,” il “venir meno dell'attuale generazione di ricercatori ed insegnanti si farà irreversibile” interrompendo “una continuità culturale durata poco meno di tre millenni” e “la base intellettuale e morale indispensabile per abilitare le generazioni future a gestire in modo responsabile i risultati delle scienze moderne”.

Per questo i promotori del Manifesto chiedono “accoratamente alle autorità educative e politiche europee” di impegnarsi per “garantire la sopravvivenza della nostra identità culturale così come finora la abbiamo concepita”.