La lotta alla criminalità e al terrorismo richiede il contributo di tutti, nessuno escluso

Benedetto XVI riceve in udienza i partecipanti all'81° Assemblea Generale dell'Interpol

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 9 novembre 2012 (ZENIT.org) – Al termine dell’81° Assemblea Generale dell’Interpol, che ha riunito a Roma i rappresentanti degli organismi di polizia e di sicurezza ed esponenti della politica e delle Istituzioni dei 190 Stati membri (fra i quali, dal 2008, vi è anche lo Stato della Città del Vaticano), papa Benedetto XVI ne ha ricevuto stamattina in udienza i partecipanti.

“La violenza criminale - ha affermato il Papa - costituisce un aspetto particolarmente preoccupante per il futuro del mondo”. Viviamo un’epoca in cui la “famiglia umana” è vittima di “numerose violazioni del diritto e della legalità, che in non pochi casi sfociano in episodi di violenza e fatti criminosi”, ha aggiunto il Santo Padre.

Oggi la violenza si manifesta “sotto nuove forme”, piuttosto diverse rispetto a quanto accadeva durante la guerra fredda, al termine della quale “una forma di violenza politica istituzionalizzata è stata fermata da movimenti pacifici che rivendicavano la libertà dei popoli”.

Difatti, sebbene il numero dei conflitti militari appaia in diminuzione, la violenza criminale è in crescita, è “responsabile ogni anno della maggioranza dei decessi di morte violenta nel mondo” e, talora, “mette a dura prova la stessa supremazia dello Stato”, ha sottolineato il Papa.

Benedetto XVI si è poi soffermato sulle due più attuali e pericolose forme di violenza: 1) il terrorismo, che semina “odio, morte, desiderio di vendetta” e che “si è trasformato in una rete oscura di complicità politiche, utilizzando anche sofisticati mezzi tecnici, ingenti risorse finanziarie ed elaborando progetti su vasta scala”; 2) la criminalità organizzata che “prolifera nei luoghi della vita quotidiana e spesso agisce e colpisce al buio, al di fuori di ogni regola”.

Il crimine organizzato, ha ricordato il Papa, “realizza i suoi affari attraverso numerose attività illecite e immorali come la tratta delle persone – una forma moderna di schiavitù –, i traffici di beni o di sostanze, quali la droga, le armi, le merci contraffatte, giungendo anche al traffico di farmaci, utilizzati in gran parte dai poveri, che uccidono invece di curare”.

Questi commerci illeciti divengono tanto più esecrabili quando riguardano “gli organi umani di vittime innocenti”, costrette a subire “drammi e oltraggi che speravamo essere finiti per sempre dopo le tragedie del XX secolo”.

Si tratta di delitti che “infrangono le barriere morali progressivamente erette dalla civiltà e ripropongono una forma di barbarie che nega l’uomo e la sua dignità”, ha proseguito il Santo Padre.

Il Pontefice ha poi ribadito l’inaccettabilità della violenza criminale e terroristica, in primo luogo “perché ferisce profondamente la dignità umana e costituisce un’offesa all’intera umanità”.

La repressione del crimine, ha puntualizzato il Papa, va condotta “nel rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi di uno Stato di diritto” e, al tempo stesso, deve mirare “al ravvedimento e alla correzione del criminale, che rimane sempre persona umana, soggetto di diritti inalienabili e come tale non va escluso dalla società, ma recuperato”.

Accanto alle indispensabili operazioni di polizia, “occorre prestare speciale attenzione ai fattori di esclusione sociale e di indigenza che persistono nella popolazione e che costituiscono un veicolo di violenza e di odio”, con un “particolare impegno sul piano politico e pedagogico”.

Pertanto la risposta alla violenza, ha proseguito Benedetto XVI, “non può essere delegata alle sole forze dell’ordine, ma richiede la partecipazione di tutti i soggetti che possono incidere su questo fenomeno”. Tutta la società va dunque coinvolta: famiglie, scuola, realtà religiose, mezzi di comunicazione sociale e i cittadini tutti. “Ciascuno ha la sua specifica parte di responsabilità per un futuro di giustizia e di pace”, ha aggiunto il Santo Padre.

Prima di congedarsi, il Papa ha espresso il proprio “pensiero riconoscente” per la collaborazione che l’Interpol offre alla Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, specialmente in occasione delle sue visite pastorali internazionali.