La lotta alla miseria implica tutte le dimensioni, materiali e spirituali

Afferma l'Osservatore Permanente presso la FAO

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ROMA, venerdì, 8 ottobre 2010 (ZENIT.org).- La lotta alla fame nel mondo implica la necessità di considerare tutte le dimensioni della miseria, quelle materiali ma anche quelle spirituali.



Lo ha ricordato l'Osservatore Permanente della Santa Sede presso la FAO, monsignor Renato Volante, intervenendo alla 30ma Conferenza regionale dell’organismo per l’Asia e il Pacifico, conclusasi nei giorni scorsi in Corea.

La lotta alla fame e alla povertà è un tema particolarmente sentito in quest’area, dove si concentra oltre metà della popolazione mondiale, ha ricordato il presule come riferisce la “Radio Vaticana”.

La Santa Sede, dopo la chiusura del vertice sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, svoltosi a New York dal 20 al 22 settembre, ha ribadito la priorità dell’argomento, mettendo in guardia dal pericolo di accettare una situazione di divario crescente nello sviluppo dei vari Paesi.

L'obiettivo fondamentale della sicurezza alimentare sarà oggettivamente difficile da raggiungere.

Tra gli strumenti per conseguire questo scopo, monsignor Volante ha ricordato lo sviluppo delle zone rurali attraverso l’incremento della produzione agricola, che permetterà di far fronte alla carenza di cibo e di ridistribuire le risorse alimentari, salvaguardando anche l’ambiente.

A questo scopo, bisogna coniugare le conoscenze e gli usi tradizionali delle società con il progresso scientifico e tecnologico.

Allo stesso modo, è necessario riconoscere la centralità della persona nei processi decisionali, che spesso vengono guidati solo da considerazioni tecniche.

In tale contesto, monsignor Volante ha ricordato le parole pronunciate da Benedetto XVI al vertice mondiale sulla Sicurezza alimentare del novembre 2009, quando affermò che “per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti e i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali”, perché “solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere a ogni popolo e quindi a ogni Paese di essere solidale”.