La luce del Vangelo, principale motore dello sviluppo umano, afferma il Cardinal Martino

| 642 hits

PARIGI, martedì, 3 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Il Vangelo è il principale motore dello sviluppo umano, non solo nei rapporti personali e sociali, ma anche a livello internazionale e mondiale, ha affermato il Cardinale Renato R. Martino.



Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha inaugurato questo martedì l’Anno Accademico dell’Institut Catholique di Parigi, parlando alla Facoltà di Scienze Sociali sul tema “Letture e interpretazioni delle relazioni internazionali contemporanee” alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

Rifacendosi al “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa” e dopo averne ricordati i quattro principi fondamentali – dignità e libertà della persona umana, bene comune, sussidiarietà e solidarietà –, il porporato si è soffermato su “tre concetti innovativi di questa dottrina, offerti come piste di riflessione a docenti e studenti con particolare riferimento al panorama internazionale attuale”, come afferma un comunicato inviato a ZENIT dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

In primo luogo, ha sottolineato il concetto di cittadinanza mondiale, “che viene prima di ogni cittadinanza legale nazionale e costituisce un patrimonio di diritti e doveri di cui è dotata ogni persona in forza della semplice appartenenza all’unica famiglia umana”.

Secondo il Cardinal Martino, spiega la nota, “la condanna del razzismo, la tutela delle minoranze, l’assistenza ai profughi e ai rifugiati, la mobilitazione della solidarietà internazionale nei confronti di tutti i bisognosi, indipendentemente dal fatto se siano cittadini o meno di uno Stato, non sono che applicazioni del principio della cittadinanza mondiale”.

Il secondo concetto su cui riflettere è quello di capitale sociale globale, “cioè la fiducia reciproca, la collaborazione, la solidarietà, la condivisione di valori comuni, la reciprocità nei rapporti”, che costituisce “la principale risorsa di una comunità”.

Per il porporato, questa idea va estesa a livello globale, come risorsa principale della comunità mondiale.

“L’avvio – anche se contrastato – della Corte penale internazionale, il processo di consolidamento di un ‘diritto europeo’, i numerosi casi di leggi di uno Stato che acquistano valore dentro i confini di un altro, norme e sanzioni imposte da Organismi internazionali, l’aumento di Trattati sottoscritti da molti Stati sono esempi di un percorso che va sorretto e indirizzato verso una collaborazione regolata dal diritto e orientata al bene comune”, si legge nella nota.

Il Presidente di Giustizia e Pace ha infine sottolineato e ribadito la necessità di un’autorità politica mondiale, visto che oggi “nessun singolo potere nazionale, per quanto potente e forte, è in grado di porre da solo le basi per la pace mondiale e il bene comune universale”.

Il comunicato del Pontificio Consiglio ricorda che non si tratta “di scrivere la costituzione di un super-Stato mondiale e sarebbe erroneo interpretare l’ONU in questo senso”.

“Non si tratta nemmeno di mettersi a tavolino per preparare uno schema astratto di regole coercitive – conclude –, ma piuttosto di continuare e approfondire un processo di costruzione partecipata di livelli trasparenti e sussidiari di autorità”.