"La madre di tutte le crisi che soffriamo è spirituale, dentro e fuori la Chiesa"

Intervento di Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito in Italia, uditore al Sinodo

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CITTA' DEL VATICANO, sabato, 20 ottobre 2012 (ZENIT.org).– Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'intervento pronunciato venerdì 19 ottobre come uditore al Sinodo dei Vescovi dal presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito (RnS) in Italia, il dottor Salvatore Martinez. 

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Beatissimo Padre,
venerabili Padri Sinodali,
cari fratelli e sorelle,

al n. 39 dell’Instrumentum Laboris si legge: “Più di una Chiesa particolare chiede al Sinodo di verificare se l’infecondità dell’evangelizzazione oggi… sia un problema anzitutto ecclesiologico e spirituale”.

Ho trovato una chiara risposta nel Servo di Dio Paolo VI. Quaranta anni or sono così si esprimeva: “Quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta? La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di Parola sulle labbra, di profezia nello sguardo” (Udienza generale, 29. XI. 1972).

Che meraviglioso ritratto della nuova evangelizzazione!Non si tratta di linguaggio metaforico, piuttosto dello svelarsi, sensibile, reale, del prodigio della Pentecoste nella vita della Chiesa, di cui ogni credente, può, deve fare esperienza.

Senza lo Spirito Santo, non facciamoci illusioni, i conti della nuova evangelizzazione non torneranno e noi saremo come i costruttori che si affaticano invano!

Per una nuova evangelizzazione servono uomini nuovi, dai sensi spirituali rinnovati, profeti che orientino alle cose ultime della nostra fede, quelle di cui la gente ha un insopprimibile bisogno interiore: la vita eterna, il Cielo, quei “cieli nuovi” che lo Spirito già anticipa nei drammi di una terra immersa nel mysterium iniquitatis. La Chiesa, in fondo, è sempre un “episodio di cielo”, come ci ricorda San Giovanni Crisostomo.

Dove c’è lo Spirito di Dio, là c’è futuro! Dove la Sua presenza viene invocata e i Suoi carismi accolti ed esercitati, la Chiesa ringiovanisce, la preghiera si fa annuncio, la gioia non conosce stanchezze e il servizio all’uomo rivela il volto compassionevole di Cristo.

Il Beato Giovanni Paolo II e il Papa Benedetto XVI, da oltre trenta anni e con gratitudine, hanno segnalato le nuove energie evangelizzatrici che molti fedeli laici stanno mettendo a servizio della Chiesa e del mondo, laici formati alle nuove pedagogie di fede esperimentate mediante i diversi carismi nei Movimenti ecclesiali e nelle Nuove Comunità.

Sono questi, luoghi in cui “si incontrano uomini e donne che sentono il bisogno di parlare a Dio, per potere parlare di Dio”, come ha ricordato Papa Ratzinger (I Incontro Internazionale dei Nuovi Evangelizzatori, 15. X. 2011).

I nuovi evangelizzatori, dunque, nascono contemplando Dio, pregando; meglio, in ginocchio; ancor meglio prostrati dinanzi alla santità di Dio. Sono prima adoratori di Dio, poi rivelatori dei misteri di Dio. San Paolo, a tal proposito, è chiaro e ci fa da monito: «Noi parliamo di una sapienza che non è di questo mondo, è la sapienza di Dio che per mezzo dello Spirito noi riveliamo, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (cf 1 Cor 2, 6.10.13).

La madre di tutte le crisi che soffriamo è spirituale, dentro e fuori la Chiesa. Una crisi che deve essere letta, affrontata e vinta primariamente nell’ordine soprannaturale, prima che culturale, sociale, economico. Sarà nuova evangelizzazione se, mediante l’unzione profetica dello Spirito Santo, sapremo ridare all’uomo l’umano e ancora all’uomo il divino, così come alle nostre società neopagane una nuova “etica delle virtù”.

Urge davvero ritornare allo Spirito Santo, più pregando che teorizzando, facendo sì che la fede dogmatica sia sempre accompagnata dalla manifestazione del suo contenuto carismatico, dinamismo storico dello Spirito di Dio.

Nella mia esperienza ho imparato che la nuova evangelizzazione si prepara più con la vita comunitaria e fiducia nella fraternità che con programmazioni e revisioni pastorali!

Permettiamo ai carismi di tornare a rivivere in tutto il popolo di Dio. Ogni cristiano, dal momento che fa parte del Corpo di Cristo, deve percepirsi corresponsabile con gli altri fratelli della nuova evangelizzazione, non in forma generica, astratta, ma a partire dal carisma ricevuto e posto al servizio, perché ad essere ammirata sia sempre la comunità ecclesiale, non uno o pochi esperti, né questo o quel movimento, peggio ancora gli uni contro gli altri.

Voglia lo Spirito Santo regalare ancora nuova potenza d’annunzio ai noi tutti discepoli di Cristo e l’effusione dello Spirito Santo inondi di parresia la Chiesa tutta, nei suoi Padri e nei suoi figli.