La maggior parte dei morti di AIDS è costituita da donne

“Il contagio nella donna è 2,5 volte più elevato che nell’uomo”, afferma monsignor José Luis Redrado

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ROMA, giovedì, 2 dicembre 2004 (ZENIT.org-Veritas).- La Giornata Mondiale dell’AIDS, celebratasi questo mercoledì, è stata dedicata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per il programma contro l’AIDS (UNAIDS) alle donne, a causa della loro maggiore vulnerabilità e il loro maggior rischio di contagio dall’AIDS rispetto agli uomini.



“Il contagio nella donna è 2,5 volte più elevato che nell’uomo”, ha dichiarato il vescovo José Luis Redrado, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute del Vaticano, basandosi su uno studio recente dell’UNAIDS.

“Questa Giornata ci invita a prendere consapevolezza di questa malattia e a metterci all’opera”, ha affermato il prelato spagnolo a “Radio Vaticana”.

Nel messaggio offerto ai media dal presidente dello stesso Pontificio Consiglio, il cardinale Javier Lozano Barragán, è stato sottolineato che “attualmente il 26,7% dei centri per la cura dell’AIDS nel mondo sono cattolici” (cfr. Messaggio per la Giornata Mondiale dell’AIDS 2004).

Il cardinal Lozano Barragán ha poi approfondito le implicazioni del fatto che la donna sia la principale vittima dell’AIDS: “Tra il 2001 e il 2003 il numero di bambini rimasti orfani a causa dell’AIDS è aumentato da 11,5 a 15 milioni, la maggior parte in Africa”.

Il cardinale ha menzionato il messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale del Malato 2005 in cui, secondo le parole del cardinale, sottolinea che l’AIDS si presenta come una “patologia dello spirito” e che per combatterla in maniera responsabile è necessario aumentare la prevenzione attraverso l’educazione al rispetto per il valore sacro della vita e la formazione nella pratica corretta della sessualità.

Nel 1995, durante la X Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per la Salute, il direttore dell’“Institute of Human Virology Medical Biotechnology Center”, il professor Robert C. Gallo, ha esposto uno studio intitolato “L’AIDS come malattia del corpo e dello spirito”, in cui attribuiva gran parte della trasmissione allo stile di vita.

“Chi può predire il futuro dei comportamenti umani?” – si domandava il professore –, “esiste il bisogno della famiglia e degli amici, del sostegno politico e della classe dirigente, di investimenti finanziari forti da parte della società che durino anni, di molti uomini di scienza, di corpi organizzati e, forse, in modo particolare, della Chiesa”.

Secondo uno studio dell’UNAIDS, dagli anni ’80 la malattia ha provocato 22 milioni di vittime e attualmente esistono 42 milioni di persone portatrici del virus. Nel 2003 i decessi a causa dell’AIDS sono stati 2,9 milioni, mentre 4,8 milioni sono portatrici.

Questo studio afferma inoltre che la causa principale di morte di persone tra i 15 e i 49 anni è l’AIDS. I Paesi più colpiti si trovano in Africa: Botswana, Swaziland e Zimbabwe. La malattia sta colpendo rapidamente anche la Cina e l’India. L’UNAIDS prevede che nel 2005 ci saranno 31 milioni di morti in India e 18 in Cina.