La mappa del sacro. Le reliquie del Venerdì Santo (Prima Parte)

Dalla colonna della flagellazione in Santa Prassede, alle due spine conservate in Santa Croce in Gerusalemme, fino al panno della Veronica nel Santuario del Volto Santo di Manoppello

San Benedetto del Tronto, (Àncora Online) Nicola Rosetti | 897 hits

Dopo aver parlato delle reliquie del Giovedì Santo, passiamo a parlare di quelle che sono più strettamente legate alla sofferenza di Cristo. Iniziamo con la colonna della flagellazione. Ci raccontano i Vangeli che, fallito il tentativo da parte di Ponzio Pilato di liberare Gesù, il prefetto romano lo consegnò alle guardie perché lo flagellassero. Nell’immaginario comune Gesù venne legato ad una alta colonna e qui iniziò a subire le prime sofferenze. La colonna invece doveva essere piuttosto bassa, come quella che troviamo nella chiesa romana di Santa Prassede.

Il turista o il pellegrino si recano spesso nella ben più nota e imponente Santa Maria Maggiore, ma raramente fanno visita a questo pur splendido gioiello di chiesa, eppure si trova veramente a due passi dalla basilica papale!  In questa splendida chiesa si trova, come dicevamo la colonnina alla quale venne legato, secondo la tradizione, Gesù. La reliquia venne portata da Gerusalemme a Roma nel 1223 dal Cardinale Giovanni Colonna.

I soldati continuarono poi a schernire Gesù mascherandolo da re ponendogli in testa una corona di spine, in mano una canna e un mantello rosso sulle spalle. Di questi oggetti rimane la corona di spine conservata a Parigi presso la Saint Chappele. Questo capolavoro di arte gotica fu costruito da San Luigi per conservare religiosamente la corona di spine che cinse il capo di Cristo.

Il pio re francese la ebbe in dono dall’Imperatore Latino di Costantinopoli come ringraziamento per il prestito di una gran somma di denaro. Molte spine furono donate nel corso del tempo a chiese e santuari, cosicché ci sono molti luoghi in Europa che si vantano di possederne almeno una! A Roma 2 spine sono conservate nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. A seguito della forte devozione dei re francesi per la sacra corona si iniziò a dipingere il Cristo crocifisso coronato di spine.

Non la pagina evangelica, ma la tradizione ci racconta che la Veronica (= vera immagine) asciugò il volto di Cristo con un panno e su questo rimase impresso il volto del Salvatore. Questo panno è conservato nel  in provincia di Pescara. Il volto impresso, a differenza di quello sindonico, sarebbe il volto di Gesù ancora vivo. Caratteristico di questa immagine è l’asimmetria del volto, i bulbi oculari leggermente rivolti verso l’alto, la barba a ciocche.

La più importante di tutte le reliquie è sicuramente quella della croce. Essa fu ritrovata da Santa Elena, madre dell’imperatore Costantino. Di essa non si sa più nulla a partire dal XII secolo quando i crociati la portarono in battaglia per auspicare la vittoria contro il Saladino, invece i crociati vennero sconfitti e della preziosa reliquia non si seppe più nulla. Rimangono frammenti della croce che sono stati staccati prima della sua scomparsa e che vengono venerati in numerose chiese d’Europa. I resti della croce sono conservati in appositi reliquiari chiamati stauroteche.

Si conservano anche quelli che secondo la tradizione sono i chiodi della croce. Uno è conservato a Roma insieme ad altre reliquie della passione nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Gli altri due invece vennero usati da Costantino per realizzare un morso per il suo cavallo (conservato nel Duomo di Milano) e la Corona Ferrea (conservata nel duomo di Monza)