La meglio gioventù? Ha bisogno della saggezza degli anziani

Editoriale di mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, pubblicato su "La Gazzetta del Sud" di domenica 17 novembre

Catanzaro, (Zenit.org) Mons. Vincenzo Bertolone | 461 hits

Riportiamo di seguito l'editoriale di mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, pubblicato su "La Gazzetta del Sud" di domenica 17 novembre.

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«I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo». Quello che manca, quello che servirebbe: Sandro Pertini lo descriveva così. Nelle parole dell’indimenticato presidente della Repubblica, un’analisi risalente a circa quarant’anni fa eppure ancora puntuale, anzi più efficace.

Ad eccezione dell’ingresso nella maggiore età a 18 anni, le società occidentali sembrano non riconoscere in alcun modo il cambiamento di status che apre all’età adulta: i diplomi scolastici hanno perso il loro valore simbolico di superamento radicale di una soglia; i riti religiosi vengono spesso abbandonati o vissuti nell’indifferenza; il servizio militare obbligatorio è sparito; le relazioni d’amore si succedono l’una all’altra ed il lavoro, quando lo si trova, è provvisorio e mal retribuito.

Insomma, nessun avvenimento socialmente individuato garantisce quantomeno la sensazione di congedarsi dall’adolescenza. E in un percorso lastricato di storie rabberciate, che feriscono il presente minacciando il domani, la famiglia rimane annichilita dal disconoscimento, emarginata da dinamiche educative che invece vanno ripensate e concretizzate al più presto per non risultare tragicamente complici di un atteggiamento improntato all’avere e al possedere anche quando si parla del sentimento dell'amore, che per definizione non dovrebbe avere contiguità con i concetti di possesso e proprietà.

Questo ritratto impietoso della gioventù di oggi è per fortuna, parziale. Però ritrae una legione di ragazzi pieni di un vuoto dato dall’assenza di progettualità; è inerzia, perché è impossibile reperire un senso o una meta anche, probabilmente soprattutto, per le mancanze degli adulti, che per i loro figli hanno costruito un Paese in cui oggi, ci racconta il Cnel in un suo recente rapporto, 4 giovani su 10 non riescono a trovare uno straccio di lavoro, così da spingere solo nell’ultimo anno più di 400.000 laureati (e non solo essi) a cercare fortuna all’estero.

È evidente, allora, la necessità di una riflessione sul disagio giovanile, sulla devianza che trasforma gli atteggiamenti, sulla forza bruta usata come grimaldello, anche se non è facile intuire quale strada imboccare per individuare una soluzione definitiva: se, come è ormai appurato, il disagio giovanile ha anche matrici culturali, inefficaci possono essere considerati i rimedi sin qui immaginati sulla base dell’orientamento dominante, che fa della “ragion di Stato” la panacea di ogni male, capace di garantire il progresso tecnico, ma non un ampliamento dell’orizzonte di senso per la latitanza del pensiero, l’aridità del sentimento, l’assenza di spiritualità.

Servono, è innegabile, politiche nuove per la famiglia, la scuola, il lavoro. Ma non s’andrà da nessuna parte, e il fallimento della tecnocrazia lo dimostra, se gli investimenti non riguarderanno se stessi e la fede; la capacità di custodire di generazione in generazione le meraviglie del Creatore; l’Amore che tutto muove, persino – ricordava il sommo poeta - «il sole e l’altre stelle».

+ Vincenzo Bertolone