La menzione del Cristianesimo nella Costituzione europea non implica confessionalità

Lo afferma il segretario della Conferenza Episcopale Spagnola

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MADRID, venerdì 18 giugno 2004 (ZENIT.org-Veritas).- Secondo il segretario della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), la menzione del Cristianesimo nella Costituzione non mira a costruire un’Unione Europea (UE) confessionale, ma a definire l’identità dell’Europa.



Durante la conferenza stampa convocata giovedì al termine dell’ultima riunione della commissione permanente dell’episcopato, padre Juan Antonio Martínez Camino, ha affrontato su richiesta dei giornalisti vari argomenti di attualità, come la menzione del Cristianesimo nella Costituzione Europea, la situazione attuale della materia della Religione, la violenza domestica e l’ecumenismo.

Rispetto alla menzione del Cristianesimo nel preambolo della Costituzione europea, padre Martínez Camino si è mostrato cauto ed ha affermato che è necessario “aspettare per vedere come si svolgerà davvero il negoziato”, che è iniziato proprio giovedì a Bruxelles.

Non “è escluso”, dato che questa settimana “sui giornali si dicevano molte cose diverse”.

Il segretario della CEE crede che “il sostegno dato dalla Chiesa alla richiesta di alcuni Paesi che vogliono che nel Preambolo venga menzionata l’eredità cristiana non miri ad instaurare in Europa una Costituzione confessionale”.

Secondo Martínez Camino, la menzione del Cristianesimo “non implica confessionalità, ma rientra nella definizione dell’identità dell’Europa, che è il compito del Preambolo”; “se non si menzionasse il Cristianesimo”, quindi, il Preambolo presenterebbe “una grande lacuna”.

Il sacerdote si è anche pronunciato sul progetto di legge contro la violenza, anche se ha affermato che “la CEE non ha espresso un’opinione in questo senso”, ma c’è “una grande preoccupazione dei vescovi e della Chiesa in generale, soprattutto per quanto riguarda la violenza all’interno della convivenza coniugale”.

Il sacerdote ha aggiunto che anche se “le leggi devono far sì che si possa prevenire la violenza, a volte sono insufficienti a far fronte a un problema che tocca l’intimità e la configurazione della coscienza”.

In questo senso, bisognerebbe chiedersi “come si prepara la gente ai rapporti coniugali, perché a volte è qui la radice del problema”, anche se sono “benvenute tutte le leggi che pongano un limite alla violenza”.

Il “contributo specifico” della Chiesa a questo problema, “affinché la famiglia e il matrimonio siano ambiti di pace”, come ha spiegato padre Camino, è aiutare a far sì che ci sia “un’adeguata formazione al matrimonio e all’impegno coniugale”.

Per quanto riguarda la materia della Religione nella scuola pubblica (conterà per la promozione per chi l’abbia scelta, ma la sua alternativa non avrà alcun peso in questo senso), il segretario generale della CEE ha affermato che la Commissione Episcopale di Insegnamento e Catechesi lavora all’elaborazione di una nota sulle “implicazioni del decreto di paralizzazione della LOCE per quanto riguarda l’insegnamento della Religione”.

Nonostante la nota suddetta, Martínez Camino ha affermato che “non è soddisfacente, né risolve bene la situazione dell’insegnamento della Religione nella scuola” il fatto che “altri alunni non abbiano la valutazione della Religione”, perché “crea situazioni di disparità”.

Circa la situazione dell’ecumenismo, infine, Martínez Camino ha affermato che “è un tema pendente nell’agenda ed è contemplato nel piano pastorale del quinquennio della CEE”.

Il segretario della CEE si è riferito all’ecumenismo come a “un problema e un compito prioritari per la Chiesa cattolica in Spagna”, perché, ha detto, “oggi non c’è annuncio del Vangelo senza spirito ecumenico”.