"La misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi"

All'Angelus il Papa commenta la parabola del grano e della zizzania, sottolineando la contrapposizione tra la pazienza del padrone e l'impazienza dei servitori, simile alla nostra premura di "giudicare e classificare"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Federico Cenci | 699 hits

Il nemico dell’uomo è astuto, “ha seminato il male in mezzo al bene”, così che è per noi impossibile “separarli nettamente”. Astuzia che inganna gli uomini, ma non Dio, che alla fine potrà discernere il bene dal male. Del resto “Dio è paziente, sa aspettare”, poiché “ha la certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola”. È di questa pazienza che l’uomo deve farsi imitatore se vuole neutralizzare la “zizzania presente nel mondo”.

Ombrelli spiegati in piazza San Pietro, non per la pioggia ma per proteggere dal caldo sole che bacia Roma in questa domenica estiva. Si chiudono quando il Papa esce dalla finestra del Palazzo apostolico per l’Angelus, e commenta il Vangelo del giorno, nel quale c’è una parabola “piuttosto complessa”, quella del buon grano e della zizzania, che “affronta il problema del male del mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”.

La scena si svolge in un campo dove il padrone semina il grano, ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania. Il Santo Padre si sofferma su quest’ultimo termine, spiegando che “in ebraico deriva dalla stessa radice del nome Satana e richiama il concetto di divisione”. Concetto caro al demonio, che infatti il Pontefice definisce uno “zizzaniatore”, poiché “sempre cerca di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli”.

La reazione immediata sarebbe dunque quella di strappare immediatamente questa zizzania, come tentano di fare i servitori del campo prima che vengano bloccati dal loro padrone. “Perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradicate anche il grano” (Mt 13,29). Una preoccupazione, quella del padrone, assolutamente pertinente, giacché - osserva il Papa - “la zizzania quando cresce assomiglia tanto al grano buono, c’è il pericolo di confonderli tra loro”.

Secondo il Vescovo di Roma, “l’insegnamento della parabola è duplice”. Ci dice anzitutto che “il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno”. Un nemico subdolo, che “va di notte a seminare la zizzania, nel buio, nella confusione; dove non c’è la luce”, spiega il Papa. Riesce così a “seminare il male in mezzo al bene così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente”. Ma Dio - ci conforta il Santo Padre - “alla fine potrà farlo”.

Questo messaggio introduce il secondo insegnamento della parabola. Papa Francesco rileva “la contrapposizione tra l’impazienza dei servi e la paziente attesa del proprietario del campo, che rappresenta Dio”. È infatti comune premura tra gli uomini il “giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi”. “Ricordatevi - il monito del Papa - la preghiera di quell’uomo superbo: ti ringrazio Dio perché io sono un buono e non sono come quell’altro, che è un cattivo”.

Quest’atteggiamento manicheo non appartiene a Dio, che “guarda nel ‘campo’ della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino”. Egli è “paziente, sa aspettare”, afferma papa Francesco.

Pazienza che si fonda sulla “certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola”. E c’è di più, osserva il Pontefice: “grazie a questa paziente speranza di Dio che la stessa zizzania, alla fine, può diventare buon grano”. Ciò non deve tuttavia trarre in equivoci: “la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male!”, la precisazione del Santo Padre.

Il quale annuncia: “Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.  Alla fine, infatti, “il male sarà tolto ed eliminato: al tempo della mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del padrone separando la zizzania per bruciarla” (cfr Mt 13,30). Sarà il giorno in cui giudice sarà Gesù, “Colui che ha seminato il buon grano nel mondo e che è diventato Lui stesso “chicco di grano”, è morto ed è risorto”.

Ma quale sarà - si chiede retoricamente il Papa - il metro con il quale saremo giudicati? Lo stesso con cui noi stessi “abbiamo giudicato”, pertanto “la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi”. Infine, il Santo Padre ha quindi invitato a chiedere alla Madonna, nostra Madre, “di aiutarci a crescere nella pazienza, nella speranza e nella misericordia con tutti i fratelli”.