"La morte e il sepolcro di Pietro"

Pubblicato il volume, edito da LEV, che raccoglie gli atti del convegno "Pietro a Roma" e approfondisce le origini del culto delle tombe dei martiri

Roma, (Zenit.org) | 343 hits

Esce per i tipi della Libreria Editrice Vaticana il volume La morte e il sepolcro di Pietro, firmato da Christian Gnilka, Stefan Heid e Rainer Riesner, che nasce da un convegno organizzato dall’Istituto Romano della Società di Goerres presso il Campo Santo Teutonico nella primavera del 2010 e dedicato al tema “Pietro a Roma”.

“Il Convegno – spiega Stefan Heid nella prefazione – partiva dalla tesi provocatoria secondo cui Pietro non sarebbe mai stato a Roma, non vi sarebbe dunque neanche morto e, di conseguenza, a Roma non esisterebbe nessuna tomba dell’apostolo”.

Se le tombe degli apostoli vengono additate come “prodotti di fantasia di una religiosità deviata, o addirittura tranelli politico-ecclesiastici a danno dei Papi” – premette ancora Heid –, ciò avrebbe ripercussioni “non solo per la Chiesa Cattolica, ma per tutte le comunità di fede cristiana e le Chiese, il cui presupposto e inattaccabile sostegno al Nuovo Testamento sarà molto presto minato da un simile sospetto generale”.

Il volume è strutturato in due parti: “Pietro a Roma” e “La gioia presso il sepolcro”. “Pietro a Roma” presenta tre ampie relazioni. Nella prima, Rainer Riesner analizza Vangelo e Atti degli Apostoli di Luca e le lettere pastorali di Paolo, considerando le più antiche tradizioni di Paolo e Pietro e inserendole nel quadro generale del Nuovo Testamento. Nel secondo capitolo, Christian Gnilka interpreta i testi antichi sulla base dell’uso specifico di determinate espressioni linguistiche. Nella terza relazione, partendo dall’autenticità delle lettere di Ignazio di Antiochia, Stefan Heid tenta un’interpretazione complessiva della Lettera ai Romani, dalla quale si delineano nuovi punti di riferimento per una venerazione comunitaria dei sepolcri degli Apostoli a Roma.

“La gioia presso il sepolcro” è invece incentrata sulle origine del culto martiriale, con particolare riferimento alla venerazione dei sepolcri di Pietro e Paolo, in Vaticano il primo e lungo la via Ostiense il secondo. “La venerazione dei martiri e delle loro tombe ha radici giudaiche” afferma Stefan Heid nel capitolo “Radici ebraiche del culto cristiano dei sepolcri”, ma – nota in quello successivo, “Dalla Palestina alla diaspora cristiana” – “la venerazione delle tombe dei martiri non avrebbe sviluppato radici così profonde al di fuori della Palestina se in tutto il mondo antico non fosse esistito già un generale culto dei defunti, nell’ambito del quale il culto dei martiri presso la tomba può considerarsi una forma intensiva”.