La morte piuttosto che l'apostasia

Jacques Berthieu, gesuita e apostolo del Madagascar

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di Anita Bourdin

ROMA, sabato, 18 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Il sacerdote e gesuita francese Jacques Berthieu, ucciso nel Madagascar (1838-1896), fa parte del gruppo di nuovi santi che saranno canonizzati dal pontefice Benedetto XVI. Ritenuto un martire della fede, Berthieu era stato beatificato da Papa Paolo VI durante il Concilio Vaticano II, il 17 ottobre del 1965.

Nato a Polminhac, a sud di Clermont-Ferrand, il 28 novembre 1838, da una famiglia di agricoltori, Jacques Berthieu fu ordinato sacerdote nella diocesi di Saint-Flour il 21 maggio 1864 e nominato vicario a Roanne-Saint-Mary, dove rimase nove anni.

Nel 1873, a l'età di 35 anni, decide di entrare nel noviziato della Compagnia di Gesù, a Pau. Appena concluso il suo noviziato, nel 1875, viene mandato nel Madagascar, dove esercitò il suo ministero. Nel 1896 rimase vittima di una delle varie rivolte anti-francesi, l'insurrezione del movimento Menalamba, che mirava non solo a cacciare gli europei ma anche a distruggere la religione cristiana.

Durante un attacco degli insorti, un gruppo di cristiani, fra cui padre Berthieu, venne abbandonato dai soldati che dovevano proteggerli. Il gesuita venne catturato, picchiato a sangue e trasferito ad Ambiatibé.

A chi lo invitò ad abbandonare la sua fede, Berthieu rispose semplicemente: "Preferisco morire". Al calare della notte, mentre pregava per i suoi persecutori, venne fucilato e il suo corpo gettato nel fiume Mananara. Era l'8 giugno del 1896.

Ben consapevole del pericolo che correva, Berthieu ha descritto la sua missione ad un amico sacerdote con le seguenti parole. "E' qui che il Regno di Dio subisce la violenza da parte di numerosi, cattivi e potenti nemici".

[Traduzione dal francese e rielaborazione a cura di Paul De Maeyer]