La mostra su Jerôme Lejeune è giunta a Modena

Un convegno dedicato al noto genetista francese si terrà martedì 12 novembre nel Centro Servizi al Policlinico modenese

Roma, (Zenit.org) | 420 hits

La mostra Che cos’è luomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune, curata dall’associazione Euresis, giunge a Modena per iniziativa di un gruppo di associazioni locali, col patrocinio dell’U.S.R. Emilia Romagna, del Comune e della Provincia di Modena, dell’Azienda USL e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, dell’Ordine dei Medici, e dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Sarà esposta a Modena:

- dal 9 al 16 novembre 2013 al Centro Servizi della Facoltà di Medicina (presso il Policlinico), visitabile dal

lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, sabato 9 e domenica 10 dalle 15 alle 19 e sabato 16 dalle 9 alle 13;

- dalle dal 18 al 20 novembre presso l’ITIS Corni, dal 21 al 23 novembre presso il Liceo Tassoni, visitabile per il pubblico nelle ore pomeridiane.

All’interno del percorso un convegno con Fabrizio Ferrari, Direttore della Struttura Complessa di Neonatologia del Policlinico, Pierluigi Strippoli, docente di biologia e genetica presso l’Università di Bologna, e Liliana Guerra, neuropsichiatra infantile dell’Ausl di Modena; il convegno si terrà martedì 12 novembre alle ore 17 sempre nel Centro Servizi al Policlinico di Modena, a tema lo stato della ricerca sul cromosoma 21 e il contributo di Jerome Lejeune alle attuali tecniche di analisi genetica.

Le Associazioni coinvolte

Mete Aperte di Sassuolo formata prevalentemente da genitori di bambini con la sindrome di down, uniti per condividere e confrontare percorsi di vita e strategie educative. L’associazione è fortemente convinta delle potenzialità di ogni individuo e cerca di promuovere, attraverso diverse iniziative e con la testimonianza, una nuova cultura della persona umana.

Le altre associazioni: il centro culturale La collina della poesia di Modena, associazione che si occupa di cultura realizzando iniziative di approfondimento, sulla società, sul cinema, il teatro, la poesia e la letteratura; Medicina e Persona di Modena, associazione attenta ai temi e agli ambiti di cura medica e di salute della persona; il Centro di Aiuto alla Vita di Sassuolo, per la promozione della vita e il sostegno delle famiglie in difficoltà; Morphè di Carpi, un centro attento all’inserimento lavorativo della persona attraverso percorsi di formazione continua; lo Study Point, associazione modenese di aiuto allo studio dei ragazzi di scuola superiore; e lo Student Office, associazione universitaria di incontro e promozione dello studio e della vita universitaria attiva.

Perché la mostra dedicata a J. Lejeune

Abbiamo incontrato la mostra al Meeting di Rimini del 2012 e ci ha colpito l’avventura umana e scientifica di Jérôme Lejeune, genetista e pioniere della citogenetica, scopritore del nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Nella mostra viene descritta la figura dello scienziato francese, la profonda cultura e la genialità che lo contraddistinguono, e ancora di più la sua posizione di fronte alla novità di ciò che via via andava scoprendo. L’intelligente attenzione di Lejeune alle malattie genetiche (in particolare alla trisomia 21), e gli eccezionali progressi da lui avviati in tale ambito di ricerca, emergono come frutto del suo interesse profondo per ciò che studiava, suscitato da una sincera e concreta passione per le persone e i pazienti che incontrava. La posizione umana di Lejeune ha un’evidente portata conoscitiva e scientifica, una posizione

inestricabilmente connessa con la sua esperienza di fede cristiana, tanto da ricoprire per incarico di Papa Giovanni Paolo II la presidenza della Pontificia Accademia per la Vita.

La sua attività di medico e ricercatore appare mossa da un esubero, un “di più” che preme: l’aver incontrato dietro e dentro la patologia delle persone vere lo ha convinto a prendere nettamente posizione a favore di ogni singola persona umana, per quanto sofferente questa potesse essere. Nei suoi piccoli pazienti Lejeune ha sempre riconosciuto il desiderio di compimento che animava anche lui, e la possibilità di una vita comunque e misteriosamente piena e ricca. Pur constatando che le sue scoperte iniziavano ad essere utilizzate in una direzione che egli non poteva accettare, Lejeune non ha mai smesso di fare ricerca nella speranza di individuare una terapia per i bambini affetti da patologie genetiche (è in questo ambito che emerge, ad esempio, l’intuizione della connessione tra acido folico e prevenzione della spina bifida).

A partire da questa affascinante figura di uomo, scienziato e medico, la mostra espone in modo rigoroso e puntuale alcuni tra i più recenti sviluppi della genetica, non nascondendo i radicali interrogativi da essi aperti rispetto agli scopi della genetica stessa e alle sue reali possibilità. Campeggia sullo sfondo la posizione di Lejeune sull’uomo: nessuno è definito dal suo limite; il patrimonio genetico, la malattia o la disabilità non sono mai la misura ultima di una persona.

I punti di interesse di questa mostra sono molteplici: la bellezza dello sguardo di Lejeune nei confronti dei suoi pazienti, la sua passione per la ricerca scientifica e l’intreccio tra i due aspetti; il modo in cui, a partire dalla sua testimonianza e seguendo gli sviluppi della genetica clinica, nella mostra viene messa a tema e indagata la natura umana con il suo inesauribile fondo di mistero.

Il convegno

Ad ulteriore approfondimento dei temi scientifici e sociali della mostra, come detto il 12 novembre si terrà il convegno dal titolo “Stato della ricerca sul cromosoma 21. Il contributo di Jerome Lejeune sulle attuali tecniche di analisi genetica”.

Al convegno parteciperà il prof. Pierluigi Strippoli dell’Università di Bologna. Il prof. Strippoli da anni è impegnato nello studio e nell’analisi di biologia e genetica molecolare. Attualmente in Università è responsabile del Laboratorio di Genomica nel quale ha avviato e sviluppato ricerche volte allo studio del genoma umano e del cromosoma 21 umano, la trisomia della sindrome di Down, mettendo a punto e impiegando metodi di analisi bioinformatica, genomica e post-genomica.

Al convegno interverrà anche il prof. Fabrizio Ferrari docente di Neonatologia all’Università di Modena e Reggio Emilia, nonché direttore della Struttura Complessa di Neonatologia del Policlinico di Modena, che è stata recentemente riconosciuta primo centro Nidcap (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment) in Italia. Si tratta di un innovativo programma di valutazione e cura personalizzata dello sviluppo del neonato prematuro, un programma che coinvolge la famiglia restituendole un ruolo essenziale di assistenza accanto al bambino, 24 ore su 24.

Ad arricchire il momento interverrà la dott.ssa Liliana Guerra, neuropsichiatra infantile dell’Ausl di Modena, da sempre attenta ai temi legati alle disabilità fisiche e sensoriali dei ragazzi, protagonista di numerosi incontri sul tema a sostegno di ragazzi e famiglie.

Per ulteriori informazioni:
lacollinadellapoesia@libero.itmonilaura@tiscali.it