La musica della creazione

Intervista al compositore mons. Marco Frisina, fondatore e direttore del Coro della Diocesi di Roma

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, mercoledì, 18 aprile 2012 (ZENIT.org) – Sono trascorsi solo pochi giorni dalla celebrazione della Santa Pasqua, la più importante festa che il mondo cattolico vive durante l’anno liturgico.

L’evento che celebra il mistero della morte e resurrezione di Gesù Cristo è stato esaltato nei secoli non solo spiritualmente, ma anche attraverso il dono più nobile che Dio ha concesso all’uomo: l’arte, in modo particolare la musica.

Proprio di questo ZENIT ha parlato con mons. Marco Frisina, sacerdote, biblista e direttore del Coro della Diocesi di Roma, nonché uno dei più apprezzati compositori di musica sacra e liturgica in Italia e all’estero e autore di famose colonne sonore per la televisione e il cinema.

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Mons. Frisina, tantissima musica è stata scritta sulla morte e sulla passione di Gesù Cristo, che da sempre ha affascinato l’immaginario popolare….

Mons. Frisina: Credo che il triduo ispiri il musicista perché ha in sé dei forti contenuti non solo teologici ma anche emozionali, spirituali. L’espressione musicale evidenzia ed enfatizza le suggestioni dello Spirito e questo per un musicista è importantissimo. Già la liturgia nel canto gregoriano ha delle pagine straordinarie riservate al triduo, basta ricordare alcuni come l’Ubi caritas della liturgia della Messa in Coena Domini del giovedì santo, l’Eco fidelis di Venanzio Fortunato, gli inni della settimana santa, testi come Resurrexit o Victimae Paschali e tanti altri capolavori della musica sacra.

Dalla passione e morte di Cristo alla resurrezione. Come ha espresso la musica questa vittoria del Figlio di Dio sulla morte?

Mons. Frisina: Abbiamo moltissimi esempi. In particolare, vorrei citarne uno che sintetizza una grande esperienza musicale europea: la messa in Si minore di Bach.

Bach, luterano, scrive una messa cattolica creando episodi di una carica straordinaria e di una profondità unica, secondo gli articoli del credo. Nell’Et incarnatus est o nel Crucifixus, ad esempio, si vede chiaramente come Bach sia riuscito ad esprimere il dolore interiore con una compostezza ed uno stupore straordinario. Oppure l’esplosione dell’Et Resurrexit, tutta barocca, con le trombe nello stile bachiano, piena di una vivacità e una vita sorprendente.

Tanti autori si sono ispirati poi all’evento della resurrezione. Alcuni autori barocchi l’hanno descritto come uno splendore, o meglio dire uno “scoppiettìo” musicale; altri del ‘900, invece, hanno visto in esso pagine statiche, in cui la luce e la visione di Cristo risorto viene realizzata con suoni sospesi e luminosi.

Si può citare anche la passione di Cristo, in un capolavoro come la Passio secondo Luca Penderecki, scritto a metà degli anni ‘60, che stupì tutti per l’uso di sonorità uniche, nuove, corali, con effetti quasi di rumore più che di suono, ma che esprime la lacerazione, la tragedia, il dramma della passione di Cristo che diventa dolore dell’universo, dell’umanità.

La musica ha quindi aiutato la trasmissione della fede nei secoli?

Mons. Frisina: L’ha fatto tantissimo. Ancora adesso la musica è un grande strumento perché comunica ciò che le parole non possono pronunciare e comunicare. Essa tocca l’anima nel punto in cui si unisce all’inconscio, ai ricordi, al pensiero, anche a quello più nascosto che portiamo dentro, ma che le note musicali riescono a far affiorare.

Nella musica c’è poi una struttura, un’armonia, che aiutano la comprensione di un’idea. Questo avviene soprattutto in grandi autori come Bach o Palestrina, nelle cui opere c’è un ordine meraviglioso, voci che si inseguono, si intrecciano, rimanendo distinte eppure in un’armonia superiore che le unisce. Insomma è un piacere spirituale straordinario che rivela anche l’armonia di un concetto….

Passando dalla storia della musica alla sua storia personale: come è nata la vocazione a quest’arte?

Mons. Frisina: Ero bambino e come ogni bambino di 5 o 6 anni andavo con i miei genitori in Chiesa, dove, all’epoca, sentivo i canti in latino. C’erano alcuni momenti che mi colpivano incredibilmente, tanto che ancora oggi li ricordo, come l’adorazione eucaristica con il Tantum ergo di Perosi.

Una volta cresciuto, ho cominciato gli studi musicali, sono entrato in conservatorio e poi in seminario. È rimasto in me, però, una sorta di eco di tanti momenti che avevo vissuto da bambino, che in un cero senso mi avevano condizionato tanto che ancora adesso mi toccano.

Possiamo dire che la vocazione alla musica abbia contribuito alla vocazione al sacerdozio?

Mons. Frisina: Assolutamente sì. La musica mi ha fatto, e mi fa tuttora, scoprire la bellezza della fede cristiana, proprio perché esprimendola la vedo in tutto il suo splendore.

Quando musico testi della tradizione come Anima Christi o, come ultimamente, la preghiera di S. Giovanni Maria Vianney, è per me un’emozione immensa, oltre che un modo per comunicare la bellezza di Dio agli altri. Direi un gioco di fede che nutro attraverso questi testi e che spero possa nutrire i fratelli attraverso la mediazione della mia esperienza.

Se dovesse descrivere in una frase ciò che rappresenta la musica per lei, cosa direbbe?

Mons. Frisina: E’ il modo forse più potente e straordinario di comunicare perché non ha bisogno di traduzione. Essa può essere seguita in Cina o in Africa o in Sud-America o in Germania. Alcuni miei brani vengono eseguiti in parti del mondo dove non pensavo potessero mai arrivare e la cosa straordinaria è che vengono capiti nella nostra stessa maniera. È un’arma straordinaria, quindi, un modo per dire tante cose, soprattutto quella più bella che noi cristiani abbiamo che è il Vangelo.

Oltre naturalmente alla fede, ai Vangeli ed ai testi sacri, dove e come trova l’ispirazione per le sue opere?

Mons. Frisina: Dai testi o da quello che il contenuto ispira in me. Ogni cosa o persona ha una musica, perché Dio ha dato ad ogni creatura un proprio suono. L’uomo, che è a immagine e somiglianza di Dio, ha una percezione di questa musica dell’universo, come dice il salmo 18: “I cieli narrano la gloria di Dio, non vi è una parola di cui non si oda il suono”.

Il musicista è quindi colui che si mette lì ad ascoltare e trova l’ispirazione dalle cose, dalle persone, dagli eventi, dai testi bellissimi, dalla parola di Dio soprattutto, in un mondo fatto di intuizioni ed emozioni.

Ad esempio, il Papa nella Messa Crismale del Giovedì Santo ha detto cose bellissime che mentalmente mi ispiravano una musica. Si sentiva la sua passione, la sua sofferenza nel portare dentro il peso di tutta la Chiesa e allo stesso tempo il suo amore a Cristo e il modo in cui cercava di comunicarcelo.

Basta sentire tutto ciò e poi trasformarlo con delle note. So che è un po’ misterioso, ma è questa la musica!

A cosa si sta dedicando adesso?

Mons. Frisina: Mi sto occupando di tre progetti diversi che dovranno uscire nell’Anno della fede. Uno è un progetto di canti latini, commissionatomi da diversi editori che uscirà a Natale con il nome di Incarnatus est. Un altro, dedicato ai bambini, prevede undici parabole che parleranno del modo in cui Gesù raccontava la fede e uscirà a Pasqua. L’ultimo, invece, è una raccolta di canti in italiano.

Spero che in quest’anno della fede possiamo cantare la fede non solo con la musica, ma proprio con la vita.