La natività di Maria

La Nascita della Vergine di Ghirlandaio

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 495 hits

Tradizionalmente l’otto settembre si celebra la Natività di Maria. Una bellissima rappresentazione pittorica di tale evento è offerta da Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella a Firenze.

Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio[1], nasce a Firenze nel 1449 in una famiglia di artisti. Il padre è ricordato da Vasari come orafo, i fratelli minori saranno collaboratori di Domenico nella sua attività di pittore, come anche Sebastiano Mainardi, futuro cognato. Ghirlandaio avrà una vita artistica molto feconda e piuttosto breve, infatti morirà nel 1494 per febbre pestilenziale, lasciando numerose e complesse opere.

Non sono note tutte le vicende della formazione del giovane Domenico, ma certamente già nel 1470 è iscritto alla Confraternita di San Paolo degli Scultori e questa data può essere assunta come inizio ufficiale della sua attività. Per quanto riguarda i suoi maestri, Vasari riferisce un periodo di apprendistato presso la bottega di Baldovinetti; senz’altro fin dalle prime opere si ravvisa una generale influenza della attività pittorica svolta in quell’epoca a Firenze, che suggerisce una sicura frequentazione delle varie botteghe.

Nella composizione generale della Cappella Tornabuoni risulta molto interessante l’utilizzo dell’architettura come elemento narrativo unificante: Ghirlandaio costruisce un vero e proprio palcoscenico[2] nel quale fa agire i personaggi delle storie; in questo modo viene generato uno spazio unificante e, soprattutto,  viene prodotta una illusione ottica che fa percepire le scene come realmente esistenti poco fuori il confine della parete della cappella. Un altro elemento che caratterizza l’uso della prospettiva architettonica nelle scene di Ghirlandaio, è costituito  dall’ambientazione in spazi che non corrispondono storicamente e geograficamente a quelli delle narrazioni evangeliche, ma che sono piuttosto luoghi contemporanei al pittore e situati nella sua città. In questo modo Ghirlandaio, mentre racconta la cronaca dei cambiamenti urbanistici e architettonici che la classe dirigente stava operando nella città di Firenze, costruisce anche delle pitture utili per le pratiche di spiritualità devozionale privata. Esistono, infatti, molti testi di meditazione, coevi o precedenti, scritti in volgare per i fedeli, in cui viene consigliato di immaginare le sacre storie della Vergine Maria e di Gesù ambientate nella propria città, in modo da vivere la propria quotidianità come un vero luogo di meditazione[3].

L’interno rappresentato nella Nascita della Vergine, costituisce un vero e proprio modello del gusto umanista fiorentino. Al centro di una stanza lussuosa, dai pilastri istoriati, si trova sant’Anna a letto, tra una nutrice che versa dell’acqua e altre due che tengono in braccio la neonata Maria. Una processione di dame eleganti si appresta a fare visita; tra di loro si può riconoscere la figlia del committente, Ludovica Tornabuoni. In cima a una scala posta a sinistra, eseguita con perfetta prospettiva, è rappresentato l’abbraccio di Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro di Gerusalemme. Un imponente armadio con intarsi dorati, sormontato da un bassorilievo di putti musicanti, che ricorda le opere fiorentine di Donatello e Luca della Robbia, reca la scritta:  «Nativitas tua dei genitrix virgo gaudium annuntiavit universo mundo» (La tua nascita, o Vergine madre, annunziò la gioia a tutto l'universo), e nell’intarsio c’è la firma dell’artista (il cognome Bighordi e il soprannome Grillandai). 

Le luci e i volti sono studiati con particolare attenzione, in modo da rendere la scena come realmente accadente nella cappella.

L’affresco si specchia sulla parete opposta nella Nascita di San Giovanni, composta secondo uno schema simmetrico. La Nascita del Battista dialoga compositivamente con la Nascita della Vergine. L’ambiente è meno lussuoso, ma parimenti complesso. Fra le varie figure in atteggiamento più statico, spicca la dinamica leggera e aggraziata dell’ancella con la cesta di frutta in testa, che si specchia nelle movenze della ancella con la brocca che versa l’acqua in un catino nel riquadro della Nascita della Vergine e che ricorda la fantesca che porta una cesta di panni sul capo dipinta da Filippo Lippi negli affreschi dedicati alla Nascita di Santo Stefano nel Duomo di Prato. L’elemento della ancella che entra all’interno della stanza del parto è un tema ricorrente. Nel caso di Ghirlandaio, la cesta e le fiasche impagliate recate dall’ancella, oltre ad avere il significato letterale di sostentamento per la puerpera,  hanno anche un preciso valore iconografico in quanto la melograna[4], l’uva e il vino alludono alla  Chiesa nascente. La fantesca che stende le braccia verso la balia che sta allattando Maria ripropone un modello già presente negli affreschi della Nascita di San Giovanni Battista di Filippo Lippi nel Duomo di Prato. L’elemento antico individuato da Warburg[5] come modello per l’ancella porta frutta è tradotto compiutamente in una iconografia cristiana. Ghirlandaio, riprendendo elementi da vari modelli e matrici comuni, ha avuto una fortuna critica alterna nel corso dell’ultimo secolo, tanto da essere ultimamente considerato  da alcuni niente di più che un buon artigiano. In realtà, Ghirlandaio è il fedele cantore di quellacultura colta e raffinata che si raccoglie intorno ad alcuni membri della corte medicea, nel segno della più efficace innovazione stilistica. 

Ghirlandaio dimostra che non sono solo la costante sperimentazione e l’innovazione a rendere grande un artista, ma piuttosto anche la conoscenza approfondita del linguaggio artistico, la maestria nel metterlo in atto e le grandi qualità stilistiche.

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Accademico Ordinario Pontificio. Website: www.rodolfopapa.it  Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it

*

NOTE

[1] Su Ghirlandaio, cfr. Rodolfo Papa, Ghirlandaio, Dossier n. 246, Giunti, Firenze 2008.

[2] Cfr. John Shearman, Arte e spettatore nel Rinascimento italiano, Milano 1995, pp. 10-58.

[3] Cfr. Michael Baxandall,Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento, Torino 1978 pp. 41-103.

[4] Cfr. Mirella Levi D’Ancona, The Garden of the Renaissance. Botanical Symbolism in Italian painting, Firenze 1975.

[5] Cfr. Aby Warburg, Arte del ritratto e borghesia fiorentina. Domenico Ghirlandajo in Santa Trinita; i Ritratti di Lorenzo de’Medici e i suoi familiari (1902), in  La rinascita del paganesimo antico, Città di Castello, 1991, pp. 109-146. A differenza di quanto affermato nel testo di Warburg, mi sembra che più che di rinascita del paganesimo si debba piuttosto parlare della maturazione di un plurisecolare percorso di riappropriazione del linguaggio antico alla luce dell’inculturazione cristiana del mondo greco-romano, scaturita nella costituzione della cultura classica. Siffatti elementi all’antica sono presenti in tutta la lunghissima storia artistica fin dall’alto Medio Evo.