La Natività e gli angeli tra fede e arte

Una riflessione sulle figure angeliche nella sensibilità artistica

Roma, (Zenit.org) Bruno Brundisini | 757 hits

Le festività natalizie, oltre ad offrirci il consueto affollarsi  festoso e talvolta caotico della gente nelle strade ingioiellate di luci, tra le vetrine dei negozi e dei supermarket per l’ acquisto dei regali; oltre a farci rivivere le tradizioni della nostra infanzia e l’incontro della famiglia; oltre a darci la consapevolezza esistenziale  dell’anno che finisce e del nuovo che sta per nascere, rappresentano soprattutto un momento in cui la normalità sembra fermarsi per dare spazio alla riflessione sul significato cristiano dell’evento più sconvolgente della storia dell’umanità.  In questo contesto ci sembra interessante fare una breve riflessione sulla collocazione che hanno le figure angeliche nella spiritualità del Natale, la cui funzione di intermediazione tra l’uomo e Dio, per molto tempo trascurata e banalizzata,  è stata recentemente rivalutata.

Dalla lettura dei Vangeli di Matteo e di Luca vediamo come la figura dell’angelo abbia un ruolo fondamentale negli avvenimenti che precedono ed accompagnano la nascita di Gesù.  Nel Vangelo di Matteo un angelo appare in sogno a Giuseppe annunciandogli che Maria avrebbe partorito un figlio generato dallo Spirito Santo. Anche in Luca l’angelo Gabriele entra in casa di Maria e le annuncia “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.  Successivamente nei Vangeli la scena reale e concreta della natività si popola di angeli che invitano i pastori a recarsi alla grotta di Betlemme. E’ il momento più alto nel divenire dell’avventura umana e della sua Salvezza. E’ Dio che si incarna nell’Uomo ed entra nella sua storia. Questi esseri spirituali, gli angeli, come ci insegna la Teologia, sono le creature più vicine a Dio, i suoi messaggeri, (la parola angelo vuol dire nunzio), coloro che più di tutti gli altri conoscono la verità dell’esistenza.

Successivamente gli angeli continuano ad essere presenti via via che si procede nella narrazione evangelica: un angelo informa Giuseppe dell’ira di Erode contro tutti i nascituri e gli dice di fuggire in Egitto per mettere in salvo il Bambino. E’ poi un angelo che dice alla famiglia di ritorno dall’Egitto, di andare a Nazaret in Galilea affinché si avverino le Scritture che dicono “sarà chiamato Nazareno”. Ancora un angelo comunica alle donne l’Ascensione al cielo, e poi due angeli  spiegano ai discepoli il significato della Resurrezione.

Questa profonda ed emozionante narrazione evangelica non poteva non avere una sua espressione nella sensibilità artistica.

Infatti ben presto, a partire dal IV secolo dopo Cristo, l’arte figurativa incominciò a rappresentare la Natività con immagini di angeli a cui non va attribuito un significato decorativo, ma fortemente simbolico. Questa tendenza si rafforza notevolmente dopo il 1300 con i maestri della pittura, soprattutto Giotto e Botticelli.

Nella  Natività di Giotto (1303) affrescata nella Cappella degli Scrovegni a Padova, gli angeli festeggiano l’Evento, al di sopra della tettoia della mangiatoia, mentre al di sotto Maria guarda intensamente il Bambino. Tutte le figure sono proiettate su un unico primo piano, e viene ignorata ogni gerarchia nelle dimensioni dei soggetti e nella loro collocazione prospettica.

Ma è nella Natività Mistica del Botticelli (1502), custodita nella National Gallery di Londra,  il vero trionfo delle presenze angeliche che dominano tutta la scena. In particolare sulla tettoia tre angeli dalla forte espressività simbolica, uno vestito di bianco (la fede), uno di rosso (la carità) e uno di verde (la speranza), sorreggono un libro aperto.  Al di sotto altri tre angeli abbracciano tre uomini. Le immagini della Madonna, di Giuseppe, del Bambino, dell’asinello, del bue, dei pastori si incontrano con le figure celestiali ed incorporee dei cori angelici. E’ in questo comporsi asimmetrico delle figure umane e corporee con quelle spirituali degli angeli, in una sospensione mistica tra Terra e Cielo, noi percepiamo la dimensione trascendentale e misteriosa della nascita del Figlio di Dio.  L’opera è carica di concretezza comunicativa, di vera spiritualità, di simboli etici e messaggi rassicuranti e di vicinanza, diretti ad ognuno di noi.

Benedetto XVI ce lo ha ricordato recentemente “Dio è sempre vicino ed operante nella storia dell’umanità. Egli ci accompagna con la singolare presenza dei suoi angeli - e continua il Papa teologo – Dall’inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro incessante presenza”.