"La necessità di operai ben preparati e qualificati per la messe che ci attende"

Riassunto dell'intervento di monsignor Louis Pelâtre

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 11 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo il riassunto dell’intervento durante la quinta Congregazione Generale della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (10 ottobre 2012) da parte di monsignor Louis Pelâtre, A.A., vescovo titolare di Sasima e vicario apostolico di Istanbul, amministratore apostolico dell'Esarcato Apostolico di Istanbul, in Turchia.

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La Chiesa della Turchia si colloca in continuità con la Prima Evangelizzazione dell’Asia Minore da parte degli Apostoli. Dopo periodi di prosperità, le vicissitudini della storia hanno ridotto, all’inizio del XX secolo, il numero dei cristiani a meno dell’1% della popolazione.

I destinatari dell’evangelizzazione sono oggi: il piccolo gregge dei fedeli praticanti, la massa dei cattolici non praticanti, le altre confessioni cristiane e la quasi totalità degli abitanti del paese, praticanti o sociologicamente musulmani. 

Nei confronti dei musulmani ci sentiamo chiamati in causa da ciò che afferma il numero 74 dell’Instrumentum laboris: “Non è esauriente misurare l’evangelizzazione secondo i parametri quantitativi del successo”. La Redemptoris missio (nn. 55-56) afferma chiaramente che “il dialogo è una via verso il regno”. È ciò che possiamo costatare quando assistiamo allo svolgimento delle attività interreligiose, come il coro composto da cinque confessioni che eseguono insieme canti religiosi degli uni e degli altri.

In alcune circostanze, diventa possibile anche l’annuncio di Gesù Cristo. Insieme ad altre pubblicazioni, il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato tradotto in turco. I giovani entrano in contatto con la fede cristiana attraverso internet. Anche se siamo praticamente privi di accesso alle radio e alle televisioni pubbliche, possiamo ricorrere alle reti private, molto più utilizzate dai protestanti evangelici che dai cattolici.

Da qui la necessità di operai ben preparati e qualificati per la messe che ci attende. A questo apostolato specifico non possiamo rispondere con la buona volontà e con l’improvvisazione.