La nostra festa non deve finire... e non finirà

I frutti del sacrificio di Chiara Corbella, la giovane mamma romana salita al cielo il 13 giugno 2012 dopo aver scelto di dare la sua vita per quella del bambino che portava in grembo

Roma, (Zenit.org) Maria Gabriella Filippi | 384 hits

Voi siete il sale della terra era la parola di quel giorno. E quella è stata la parola che ci ha ridato il via. Avevamo una situazione di difficoltà, avevamo accettato due aborti spontanei accaduti subito dopo il nostro matrimonio, ma li avevamo subiti. Non vivevamo in pienezza quella fase della nostra vita ma vivevamo in modo insipido, rassegnato. Il vangelo che parlava del sale ci diceva proprio il contrario, che potevamo essere salati, avere sapore, così abbiamo pregato pensando a Chiara: lei aveva gustato il sapore della sua vita e anche noi volevamo quella stessa cosa. Ci siamo resi conto che dovevamo ripartire dalla morte e risurrezione di Gesù Cristo, viverla in pieno”. Così raccontano entusiasti Amerigo e Giulia tenendo in braccio la loro piccola Chiara nata da pochi mesi.

Storie che si intrecciano ad altre storie, tutte partite e andate avanti sulla scia luminosa della vita di Chiara Corbella: nuovi frutti, nuovi figli spirituali, vite e matrimoni rinnovati sembrano continuare a sgorgare dalla scelta coraggiosa e feconda della famiglia Petrillo, una famiglia per metà celeste dopo che mamma Chiara, avendo dato alla luce tre figli, ha già raggiunto in cielo i primi due a causa della malattia che l’ha consumata una volta portata a termine la terza gravidanza.

“Ribadisco, Chiara ha cercato di curarsi in tutti i modi. Non è morta per Francesco, ma al contrario ha scelto di dare la vita a Francesco, lei che tanto era appassionata alla vita e non si sarebbe mai sentita di sostituirsi alla vita di qualcuno. E’ diverso…”, ha raccontato ieri padre Vito D’Amato nell’omelia per il secondo anniversario della morte della giovane mamma e moglie, avvenuta il 13 giugno 2012. Padre Vito era il suo direttore spirituale e amico, l’aveva vista crescere negli anni del fidanzamento con Enrico.  

“Tutti abbiamo un cuore adultero, a volte prendiamo forme che non ci appartengono, desideriamo la donna dell’altro, che è anche la vita dell’altro che ci sta accanto: quel suo lavoro diverso dal nostro, quei suoi figli diversi, quel suo matrimonio diverso, quella sua famiglia diversa. Quello che abbiamo noi non ci piace. Chiara invece ha pensato che la sua vita fosse bella proprio così, che in fondo aveva proprio i doni che desiderava. Ma non ci è arrivata subito, era una ragazza come noi, non era diversa in nulla”, ha detto padre Vito spiegando il vangelo ‘ma io vi dico: chiunque guarda la donna di un altro per desiderarla ha già commesso adulterio nel proprio cuore’. “Anche Chiara ha dubitato. La notte subito dopo la prima operazione si è chiesta ‘Perché sto soffrendo così se Dio mi vuole davvero bene? Sarà vero?”.

Infine è arrivato il sì sgorgato dall’affidamento, fatto con naturalezza, con un sorriso libero e contagioso, un sorriso che a tanti di noi scalda ancora il cuore, come quando la sentivi canticchiare ‘la nostra festa non deve finire, non deve finire e non finirà’: lei ci ha creduto che siamo nati e non moriremo mai più, e insieme a lei in tanti, e il suo miracolo è proprio questo, che non finisce tutto qui.