"La nostra vita sia una luce di Cristo"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco spiega chi è il "popolo di Dio" e quale sia la sua missione

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 704 hits

Cosa vuole dire essere “popolo di Dio”? Intorno a questa domanda, papa Francesco ha articolato la propria catechesi, in occasione dell’Udienza generale di stamattina, attingendo, anche stavolta, al Concilio Vaticano II (ed in particolare alla Lumen Gentium,n°9) e al Catechismo della Chiesa Cattolica (782).

La risposta fornita dal Santo Padre è stata la seguente: “Anzitutto vuol dire che Dio non appartiene in modo proprio ad alcun popolo; perché è Lui che ci chiama, ci convoca, ci invita a fare parte del suo popolo, e questo invito è rivolto a tutti, senza distinzione, perché la misericordia di Dio «vuole la salvezza per tutti» (1Tm 2,4)”.

Gesù non pensò mai ai suoi Apostoli come ad un “gruppo esclusivo” o “di elite”, ha osservato il Pontefice, ma, piuttosto, li chiamò per fare «discepoli tutti i popoli» (cfr. Mt 28,19).

Francesco ha quindi rivolto un appello a “chi si sente lontano da Dio e dalla sua Chiesa, a chi è timoroso o indifferente, a chi pensa di non poter più cambiare: il Signore chiama anche te a far parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore!”.

Il Pontefice è quindi passato alla seconda domanda: “Come si diventa membri di questo popolo?”. Lo diventiamo con una nuova nascita, non fisica ma spirituale, attraverso il Battesimo. Ciò stimola una domanda ulteriore: “come faccio crescere la fede che ho ricevuto nel mio Battesimo […] e che il popolo di Dio possiede?”.

La terza domanda posta dal Papa è stata: “Qual è la legge del Popolo di Dio?”. Essa si identifica nella “legge dell’amore”, rivolto “a Dio” e “al prossimo”, secondo il nuovo comandamento lasciatoci dal Signore (cfr. Gv 13,34).

Si tratta, però di un amore “che non è sterile sentimentalismo o qualcosa di vago, ma che è il riconoscere Dio come unico Signore della vita e, allo stesso tempo, l’accogliere l’altro come vero fratello, superando divisioni, rivalità, incomprensioni, egoismi”, ha precisato il Santo Padre.

Il mondo, ha osservato, è segnato da tante guerre, anche “tra cristiani”, anche “dentro il popolo di Dio”. Guerre, non necessariamente cruente o armate, ma comunque conflitti, rivalità e gelosie che possono nascere “nei posti di lavoro” o “nella stessa famiglia”.

Di fronte a tali attriti, “dobbiamo chiedere al Signore che ci faccia capire bene questa legge dell'amore”, comprendendo “quanto è bello” l’amore fraterno. “Pregare per coloro con i quali siamo arrabbiati è un bel passo in questa legge dell'amore”, ha aggiunto il Papa.

La quarta domanda è stata: “Che missione ha questo popolo?”. La sua missione, ha risposto il Santo Padre, è     quella di “portare nel mondo la speranza e la salvezza di Dio”, essere segno del Suo amore.

A volte, “basta aprire un giornale” per avvertire “la presenza del male”, che “il Diavolo agisce”; eppure, ha sottolineato “a voce alta” il Pontefice, “Dio è più forte!”, perché è “l’unico Signore”.

Anche una realtà “buia, segnata dal male, può cambiare, se noi per primi vi portiamo la luce del Vangelo”. Se in uno stadio, “in una notte buia, una persona accende una luce, si intravvede appena, ma se gli oltre settantamila spettatori accendono ciascuno la propria luce, lo stadio si illumina”. Parimenti, dobbiamo fare in modo che “la nostra vita sia una luce di Cristo”, affinché tutti insieme possiamo portare “la luce del Vangelo all’intera realtà”.

Papa Francesco è giunto, poi, all’ultima domanda: “Qual è il fine di questo popolo?”. Il fine è “il Regno di Dio, iniziato sulla terra da Dio stesso e che deve essere ampliato fino al compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cfr Lumen gentium, 9)”.

In conclusione della catechesi, il Santo Padre ha ricordato che “essere Chiesa, essere Popolo di Dio, secondo il grande disegno di amore del Padre, vuol dire essere il fermento di Dio in questa nostra umanità, vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo”.

La Chiesa, pertanto, deve essere “luogo della misericordia e della speranza di Dio, dove ognuno possa sentirsi accolto, amato, perdonato, incoraggiato a vivere secondo la vita buona del Vangelo”; per permettere ciò, la Chiesa deve mantenere “le porte aperte, perché tutti possano entrare” e perché i suoi membri possano “uscire da quelle porte e annunciare il Vangelo”.