La Nuova Evangelizzazione nel segno della testimonianza

Il rettore della Pontificia Università Lateranense, mons. Dal Covolo, traccia un primo bilancio del Sinodo

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di Massimiliano Padula 

ROMA, mercoledì, 17 ottobre 2012 (ZENIT.org) - «Il dialogo tra la fede e la cultura nell’insegnamento». È questo, secondo il vescovo Enrico dal Covolo, l’elemento caratterizzante delle Scuole e delle Università cattoliche. Un dialogo – ribadisce il Rettore della Pontificia Università Lateranense – «inesausto tra la scienza di Dio e le scienze dell’uomo, all’insegna di una sintesi teologica assimilata essenzialmente, e coerentemente testimoniata dai formatori. Perché questo è il punto veramente cruciale: oggi molti fanno i professori (me compreso…) – ammette – ma troppo pochi sono i testimoni della fede e dell’incontro vero con Gesù Cristo».

Sono questi alcuni dei passaggi della relatio ante disceptationem che il presule ha tenuto lo scorso venerdì 12 ottobre durante l’assise sinodale. Un intervento tutto orientato ad approfondire il ruolo delle Scuole e delle Università cattoliche come motori della Nuova evangelizzazione. L’intervento sinodale è stato il momento più importante di una settimana carica di significato che ha visto dal Covolo incontrarsi e confrontarsi con gli altri 262 ”Padri” scelti da Benedetto XVI.

Una settimana iniziata lunedì 8 ottobre con la relazione dell’arcivescovo di Washington, il cardinale Donald William Wuerl e con la sua analisi originale sulla contemporaneità della Chiesa. È «come – ha sottolineato il porporato americano – se uno tsunami di influenza secolare scardinasse tutto il paesaggio culturale, portando via con sé indicatori sociali come il matrimonio, la famiglia, il concetto di bene comune e la distinzione fra bene e male». Una riflessione efficace, secondo il presule salesiano in cui «emerge la preoccupazione condivisa di tutto l’episcopato di fronte al dilagare dei processi di secolarizzazione e di scristianizzazione che investono sempre più l’Occidente». Quella preoccupazione che ha fatto da sfondo a tutta la settimana caratterizzata da pochi ed evidenti contenuti innovativi rispetto alla sfida della Nuova Evangelizzazione.

«Quello che, invece, è emerso – spiega dal Covolo – è l’esperienza internazionale, interculturale e l’apertura ecumenica propria dell’assemblea sinodale, vere e proprie “lenti” capaci di leggere in modo innovativo i contenuti proposti». Quei contenuti che devono incarnarsi nella realtà – ribadisce il Rettore dell’Università del Papa –: «spesso ci soffermiamo troppo sui contenuti oggettivi della fede, tralasciando spesso la testimonianza, che invece siamo chiamati a offrire con la nostra vita. Senza di essa – aggiunge – non si fanno passi nella Nuova Evangelizzazione: perciò tutti noi, coinvolti nella missione pastorale e accademica, dobbiamo agire in questa direzione, sull’esempio dei nostri Padri. Essi erano dei grandi maestri, certo, ma anzitutto erano dei santi. Se non sono santi, non sono Padri».

Una sollecitazione (quella a testimoniare e a testimoniarsi) che si fa ancora più viva in un’occasione come il Sinodo in cui si «alternano voci e storie diverse - chiarisce ancora il vescovo -come quelle provenienti dalle Chiese lontane spesso afflitte da dolore, esperienze di guerra, fame o intolleranza religiosa o come quelle delle donne (il sinodo ha diverse uditrici), una risorsa importante che la Chiesa non può sempre più non valorizzare».

Tirare le somme a poco più di una settimana dall’inizio di un evento così importante non è mai semplice ma dal Covolo è convinto che il Sinodo rappresenti un’opportunità straordinaria per i padri che vi partecipano. «Quei padri – conclude – che sono anche in attesa di proposte operative, di segni concreti e gesti fecondi che possono aiutare il cammino della Nuova evangelizzazione».

Una settimana importante, insomma, per il Rettore e vescovo della Lateranense corredata da incontri pastorali, confronti accademici e qualche intervista, culminata oggi dalla consegna al Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Amato in qualità di postulatore della causa di beatificazione di Albino Luciani, di una prima parte della positio, ovvero di tutta la documentazione raccolta sulle virtù eroiche, sulla vita e sul presunto miracolo compiuto da Giovanni Paolo I.