La “nuova questione antropologica”, ostacolo ai rapporti tra fede e cultura

Intervento del cardinale Camillo Ruini ad un convegno tenutosi a Reggio Emilia

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ROMA, giovedì, 24 novembre 2004 (ZENIT.org).- Ricordando con qualche giorno di anticipo il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, il cardinale Camillo Ruini è intervenuto il 24 novembre al convegno sul tema “Il Vangelo nella nostra storia: da cristiani per quale futuro?”, organizzato dalla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla.



Nell’intervento riportato in parte dal quotidiano “Avvenire”, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha sottolineato che siamo di fronte ad un “nuovo crinale antropologico che sta cambiando i rapporti tra fede e cultura in tutto l'Occidente”.

Ruini ha spiegato che la “questione antropologica” si sviluppa su due grandi versanti “Il primo è costituito dalla trasformazione e ridefinizione dei modelli di vita, dei comportamenti diffusi e dei valori di riferimento” e il secondo sugli “sviluppi delle scienze e delle tecnologie che riguardano il soggetto umano, in particolare il funzionamento del cervello e i processi della generazione”.

“Cambiano pertanto in maniera profonda gli assetti sociali e i profili di una civiltà formatasi attraverso i secoli con il contributo determinante del cristianesimo”, ha continuato il porporato.

“Ciò avviene con particolare evidenza negli ambiti del riconoscimento della sacralità della vita umana, della famiglia, della procreazione e di tutto il complesso dei rapporti affettivi, che rappresentano (...) gli interessi fondamentali e le preoccupazioni quotidiane della gente”, ha affermato.

Secondo il cardinale attualmente si assiste ad un tentativo che non si propone solo di “interpretare l'uomo, ma soprattutto di trasformarlo, non soltanto però cambiando i rapporti economici e sociali, come voleva Marx, ma in maniera ben più diretta, agendo fisicamente sul soggetto umano”.

Di qui una forte tendenza a una concezione dell'uomo “puramente naturalistica, nella quale non c'è spazio per una vera diversità qualitativa del soggetto umano, per la sua trascendenza rispetto al resto della natura di cui pure è parte, e tanto meno per una vita al di là della morte”.

“La fede cristiana viene messa così fuori corso”, così come viene messo in discussione il quadro di riferimento che pone “il soggetto umano al centro”, “che ha caratterizzato il nostro sviluppo storico, almeno a partire dall'umanesimo e dal rinascimento”, e che è di “matrice chiaramente cristiana”.

“Ne discende che la nuova questione antropologica, in entrambi i suoi versanti, può comunque apparire soltanto un ostacolo al rapporto tra fede e cultura, o più francamente una spinta ad eliminare la fede dalla nostra civiltà”, ha commentato.

Affinché la risposta alla nuova “questione antropologica” possa essere efficace, Ruini propone di “mettere a frutto i grandi tesori di quell'antropologia che ha le sue radici nella fede cristiana e nella cultura classica e moderna (…) sapendo interpretare e sviluppare le grandi forze motrici della nostra epoca, come la conoscenza scientifica e l'anelito di libertà che attraversa il mondo”.

Per parte nostra, ha concluso il presidente della CEI, “dobbiamo essere consapevoli e convinti che tutto ciò è profondamente conforme all'indole della fede cristiana, che è amica dell'uomo, della sua libertà e della sua intelligenza”.