La nuova "strada irreversibile" scelta dalla nostra Chiesa

Il dialogo con chi è fuori del suo ovile

Roma, (Zenit.org) Sandro Leoni | 1033 hits

Dedichiamo questa puntata a dare alcuni chiarimenti che ci sono stati richiesti, ricordando che la trattazione della nostra rubrica è quindicinale, e che siamo alla quarta puntata. Le precedenti sono comparse il 27 gennaio; 10 febbraio; 24 febbraio. 

Dialogo o confronto? Dipende!

I cattolici che hanno recepito che la nuova "strada irreversibile" scelta dalla nostra Chiesa per i tempi moderni è quella del dialogo, potrebbero restare stupiti della prospettiva del "confronto", in pratica confutativo, da noi messa tra le possibilità da adottare con gli esponenti di altre fedi e MRA.

Le due cose però non si escludono a vicenda, ma anzi la seconda diventa l'unica forma di carità intellettuale a cui ricorrere nel caso che il dialogo venga rifiutato o non funzioni. Spieghiamoci...

Anzitutto dobbiamo ricordare che la nostra Chiesa intesse con chi è fuori del suo ovile un dialogo triplice:

a) Dialogo ecumenico: che non significa "globale" o "mondiale" secondo lo stile giornalistico. Esso è il dialogo tra coloro che credono nella divinità di Cristo ed è teso a ricostituire l'unico ovile sotto l'Unico Pastore, e perciò è quello che la Chiesa Cattolica svolge con: Ortodossi, Protestanti, Anglicani, Riformati;

b) Dialogo interreligioso ( o intrareligioso): è quello che si svolge tra credenti in Dio e quindi la Chiesa lo intesse con: Ebrei, Musulmani, Induisti, Buddhisti, Confuciani etc...;

c) Dialogo umanitario (o sui valori): e in tal caso gli interlocutori sono persone non credenti in Dio, i cosiddetti "laici", o agnostici, o atei ma che si ritengono persone di buona volontà perché amano comunque il benessere dell'umanità.

Dovremmo anche aggiungere che Giovanni Paolo II ha dato la qualifica di "dialogo" anche alla collaborazione-solidarietà (dialogo della carità) e a quello della testimonianza sacrificale (dialogo del martirio) che vede accomunati tanti cristiani e credenti in Dio, di fedi diverse ma tutti perseguitati a causa delle loro idee religiose. 

Sull'uso del termine "setta". Può andare ma con prudenza

Sia il documento del Magistero intitolato Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale (1986) che quello della CEI L'impegno pastorale della Chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette. Nota pastorale (1993), come è palese, usano il termine "setta" per indicare certe aggregazioni. Nulla da ridire se, come la CEI stessa precisa, lo si usa avvertendo che lo si fa "per praticità" essendo essi "quanto mai diversi tra loro" e in pratica restii ad essere catalogati e raggruppati con un termine che ritengano consono alla proprie specifiche caratteristiche. (1)

Si potrebbe utilmente premettere (in articoli o conferenze) che, rifacendosi all'etimo più probabile del termine, quello di "sètta" non contiene alcuna negatività. Infatti, sia che lo si faccia derivare da seco/secare (isolare, tagliare via da...) che da sequor/sequi (farsi seguace di...) la cosa non indica negatività. Nel primo caso si tratterebbe solo di un piccolo gruppo che si stacca da una grande aggregazione (chiesa o altro che sia) il che non dice automaticamente rottura e apostasia ma può derivare dal desiderio di ritrovare un entusiasmo perduto, la purezza delle origini... Nel secondo ugualmente, farsi seguace di un capo carismatico non vuole dire ipso facto che si tratti di un sovversivo, un eretico, un antisociale o altro, ma può significare (si pensi ai seguaci del "sovversivo" S. Francesco!) votarsi ad uno stile di vita religiosamente più intenso.

Vero è che il concetto di "sètta" ha acquisito nel corso della storia la sua diffusa negatività talvolta meritatamente, in base cioè alle strategie adottate da alcune denominazioni. Si sa che esiste una persuasione socialmente accettabile e un'altra che ricorre a mezzi non rispettosi della libertà come: al distacco affettivo degli adepti dalle loro famiglie; all'usare nei loro confronti metodi coercitivi, intimidatori ecc...; al mettersi in urto contro le istituzioni e le leggi (spesso considerate succubi di Satana e/o, nei gruppi millenaristi, destinate ad una prossima rovina "apocalittica").

Anche se, scientificamente, sembra che non si possa parlare di vero e proprio "lavaggio del cervello", si può senz'altro e si deve parlare in certi casi di "culti abusanti" e di mezzi che tendono a circuire le persone più "culturalmente indifese" (L. Minuti). E questo non avviene soltanto in quella settantina di denominazioni catalogate dal Ministero degli Interni!... 

Comechessia la maggiore prudenza – che mette al riparo da possibili querele! - si ottiene certamente utilizzando termini alternativi. Così sono stati escogitati: Nuove Fedi, Nuovi Movimenti Religiosi, Nuovi Culti... peraltro senza soddisfare gli interessati giacché c'è chi dice di non essere un "culto", chi protesta di non essere "nuovo", chi non accetta la qualifica di "religioso" ecc... In Vicariato l'ufficio apposito, inserito in quello dell'Ecumenismo e Dialogo, un tempo si chiamò Ufficio Sètte e Nuovi Culti, ora Ufficio per i Nuovi Culti. L'enciclopedia CESNUR-LDC, da noi già citata, accusando appunto la difficoltà accademica a fare dei raggruppamenti non contestabili delle circa 800 denominazioni esistenti in Italia, ha scelto di tagliare la testa al toro dando la patente di "religione" ad ogni denominazione.

Noi del GRIS di Roma, come detto nella prima puntata, abbiamo scelto di indicare questi nostri fratelli interlocutori con l'acronimo MRA (Movimenti religiosi Alternativi), precisando che sono per noi portatori di proposte alternative alla fede cattolica; e per tale motivo ci interessiamo non solo di sètte e movimenti minoritari ma anche di grandi religioni che in tempi relativamente recenti hanno portato la loro veduta religiosa in Italia (si pensi al buddismo, all'induismo, all'islamismo ecc...). 

Confutazione benefica non "persecuzione religiosa"

E' chiaro che se si pensa ai MRA più "inquinanti" per la nostra fede, si deve puntare a quelli che dicono di basare la loro dottrina sulla Bibbia, offrendone una interpretazione diversa. In questo caso se il MRA in questione (poniamo quello del Testimoni di Geova) rifiuta un urbano dialogo di confronto, l'unica è passare alla confutazione degli errori dottrinali. Il che va fatto sia per la tutela dei nostri fratelli di fede, eventualmente resi dubbiosi dall'opera di "colportori" e "pionieri" che essi imprudentemente hanno ascoltato con curioso ma poco illuminato interesse, sia per aiutare gli stessi "settari" a rivedere la fondatezza delle loro posizioni. Questo è ciò che fa il GRIS nei confronti del "geovismo" e movimenti similari che dicono di basarsi sulla Bibbia. Concludiamo dunque raccogliendo l'elogio che, loro malgrado, ci viene dalla parte avversa, a tranquillizzazione di quei nostri fratelli cattolici che avessero scrupolo di mancare alla carità facendo l'apologia della verità confutando l'errore dottrinale dell'esponente di altra fede. (2)

Ricordiamo anche che in questo Anno della Fede il GRIS di Roma si offre di servire le comunità parrocchiali della diocesi con una informazione preventiva, sia in forma di Una Tantum sia di Tre Sere sulle tematiche caldeggiate dalla CEI ne "L'impegno pastorale della Chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette", e cioè: Relativismo, New Age (come neo-Gnosi) e Testimoni di Geova (come MRA tra i più insidiosi).

L'email del GRIS di Roma è info@grisroma.org e il cellulare 3206962703. Il servizio sarà offerto in base all'ordine delle prenotazioni. 

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NOTE 

1) «In questo clima [relativistico] proliferano "nuovi movimenti religiosi", quanto mai diversi tra loro, che per praticità vengono chiamati anche "sètte", senza necessariamente voler loro attribuire la connotazione negativa che il termine suggerisce.» (La verità vi farà liberi n. 470)

2) Diciamo "loro malgrado" perché è evidente che questa tranquillizzazione la Watchtower l'ha indirizzata ai suoi colportori. Ma per la legge di par condicio, trovandola regola sacrosanta, abbiamo tutti il diritto di farla nostra e ricordarla al TG che si lagnasse di essere "perseguitato" da noi che esaminiamo criticamente la sua dottrina. «Dire e dimostrare che un'altra religione [altra dalla propria, ovviamente] è falsa non è una forma di persecuzione religiosa per nessuno. Non è persecuzione religiosa il fatto che una persona informata smascheri pubblicamente una certa religione indicando che è falsa, permettendo così di vedere la differenza tra la religione falsa e la religione vera. (...) Smascherare pubblicamente la falsa religione è certo più importante che dimostrare che la notizia di un giornale è falsa; è un servizio di pubblica utilità, anziché persecuzione religiosa...» (La Torre di Guardia, 15/6/1964, p. 368)