"La pace è sicura solo se è coltivata a più mani"

Discorso del Papa ai partecipanti all'Assemblea della R.O.A.C.O.

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 256 hits

Riprendiamo di seguito il testo del discorso rivolto questa mattina da papa Francesco ai partecipanti all'assemblea della "Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali" (R.O.A.C.O.).

*** 

Cari amici,

un mese fa ho avuto la grazia di compiere il pellegrinaggio in Terra Santa, e oggi questo incontro con la Congregazione per le Chiese Orientali e con i Rappresentanti della R.O.A.C.O. mi consente di rinnovare l’abbraccio a tutte le Chiese d’Oriente. Grande è stata la consolazione e grandi sono l’incoraggiamento e la responsabilità che scaturiscono da quel pellegrinaggio, affinché proseguiamo il cammino verso la piena unità di tutti i cristiani e anche il dialogo interreligioso.

Ringrazio il Cardinale Prefetto per avere evocato le tappe del pellegrinaggio. Saluto di cuore ciascuno di voi e le Comunità a cui appartenete. Insieme rendiamo grazie a Dio e preghiamo perché quel viaggio apostolico, come un buon seme, porti frutti abbondanti. E’ il Signore a farli germogliare e crescere, se noi ci affidiamo a Lui con la preghiera e perseveriamo, nonostante le contrarietà, sui sentieri del Vangelo.

L’ulivo, che ho piantato nei Giardini Vaticani insieme con il Patriarca di Costantinopoli e i Presidenti israeliano e palestinese, richiama quella pace che è sicura solo se è coltivata a più mani. Chi si impegna a coltivare non deve però dimenticare che la crescita dipende dal vero Agricoltore che è Dio. Del resto, la vera pace, quella che il mondo non può dare, ce la dona Gesù Cristo. Perciò, nonostante le gravi ferite che purtroppo subisce anche oggi, essa può risorgere sempre. Vi ringrazio sempreperché voi collaborate a questo “cantiere” con la carità, che costituisce la finalità più vera delle vostre organizzazioni. Con l’unità e la carità i discepoli di Cristo coltivano la pace per ogni popolo e comunità vincendo le persistenti discriminazioni, a cominciare da quelle per cause religiose.

I primi chiamati a coltivare la pace sono proprio i fratelli e le sorelle d’Oriente, con i loro Pastori. Sperando a volte contro ogni speranza, rimanendo là dove sono nati e dove fin dagli inizi è risuonato il Vangelo del Figlio di Dio fatto uomo, possano sperimentare che sono «beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,8). E possano avere sempre il sostegno della Chiesa universale, per conservare la certezza che il fuoco della Pentecoste, la potenza dell’Amore, può fermare il fuoco delle armi, dell’odio e della vendetta. Le loro lacrime e le loro paure sono le nostre, come del resto la loro speranza! A dimostrarlo sarà la nostra solidarietà, se riuscirà ad essere concreta ed efficace, capace di stimolare la comunità internazionale in difesa dei diritti dei singoli e dei popoli.

In particolare ai fratelli e alle sorelle della Siria e dell’Iraq, ai loro Vescovi e Sacerdoti, esprimo insieme con voi la vicinanza della Chiesa Cattolica. E la estendo alla Terra Santa e al Vicino Oriente, ma anche all’amata Ucraina, nell’ora tanto grave che sta vivendo, e alla Romania, alle quali vi siete interessati nei vostri lavori. Vi esorto a continuare l’impegno profuso a loro favore. Il vostro soccorso nelle nazioni più colpite può rispondere a necessità primarie, specialmente dei più piccoli e deboli, come dei molti giovani tentati di abbandonare la patria d’origine. E poiché le Comunità Orientali sono presenti in tutto il mondo, voi cercate di portare sollievo e sostegno ovunque ai numerosi profughi e rifugiati, restituendo dignità e sicurezza, col dovuto rispetto per la loro identità e libertà religiosa.

Cari amici, vi incoraggio a portare avanti le priorità stabilite nella vostra scorsa Sessione Plenaria, in particolare la formazione delle nuove generazioni e degli educatori. Al tempo stesso, avvicinandosi l’Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi dedicata alla famiglia, vi invito a dare priorità anche a questo ambito, alla luce dell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente (nn. 58-61). In effetti, la Santa Famiglia di Nazareth, «che ha vissuto … il dolore della persecuzione, dell’emigrazione e del duro lavoro quotidiano», ci insegna «a confidare nel Padre, a imitare Cristo e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo» (ibid., 59). La SantaMadre di Dio accompagni le famiglie ad una ad una perché, grazie ad esse, la Chiesa, con la gioia e la forza del Vangelo, sia sempre una madre feconda e sollecita nell’edificare l’universale famiglia di Dio.

Grazie a tutti voi per il vostro lavoro. Vi benedico di cuore. 

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana