"La pace è un divenire che Gesù fa diventare beatitudine"

Messaggio del Custode di Terra Santa per la Giornata della Pace 2013

Gerusalemme, (Zenit.org) | 950 hits

Proponiamo di seguito il messaggio del Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa OFM, per la Giornata della Pace 2013.

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La parola “pace” attraversa tutto il Vangelo: eterna novità di vita per gli uomini di tutti i tempi, la pace ne costituisce un filo conduttore che partendo dall’annuncio della nascita di Gesù Cristo, ne svela il dono per l’umanità amata da Dio: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama. Dono reale, concreto, frutto di una giustizia che ha la sua radice nel riconoscimento e rispetto dei diritti dell’uomo. Dice il Papa nel suo messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2013: Il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull’uomo.

Realtà e promessa, la pace è un divenire che Gesù fa diventare beatitudine: Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Un riconoscimento “postumo” che forse ci aiuta a operare delle distinzioni fra tutto ciò che chiamiamo “pace”. (In Lc e in Mt, Beati i poveri… perché di essi è il regno dei cieli – e in Mt: beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli). Se, come dice il Papa: La beatitudine consiste nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore, non si può non sottolineare che la “giustizia” della quale è figlia la pace è cosa ardua, che deve mettere in conto la fatica e la persecuzione.

Una delle più ardue difficoltà che si incontrano a parlare di Gerusalemme è la domanda di “giudizio” su una situazione che la vede capitale di un Medio Oriente che patisce violenza, anzi, che sembra avvinto, compenetrato, quasi “abituato” a vivere nella sofferenza. E qui io penso ci sia un argomento che può aiutarci a vivere questa Giornata che, ormai tradizionale, può darsi oggi una tappa importante, una “giusta” partenza per pregare per la pace. Non dobbiamo giudicare, o – ma è un imperativo – dobbiamo giudicare “con pietà”. Il che vuol dire che prima di pregare, nel nostro cuore, ci deve essere una sincera, profonda e ragionata empatia verso questa situazione di sofferenza, verso tutte le persone coinvolte, verso l’una e l’altra parte. Questo non è disconoscere la verità, ma situarci nella verità del nostro essere cristiani, del nostro trovarci – volerci trovare, a parlare con Dio presentandogli il nostro desiderio di pace. La com-passione, la misericordia, il dovere imprescindibile del perdono (per-dono: dono che si riceve, dono che si offre, dono che si deve offrire per primi in quanto cristiani), devono essere “prima” della nostra preghiera, esserne la base che la genera, che ci unisce, che la farà diventare ascoltata e fruttuosa. Da questi sentimenti, da questa profonda empatia verso Gerusalemme, deve nascere la nostra preghiera.

Allora la nostra sarà una preghiera nella verità, nella giustizia e nell’amore: perché sapremo pregare per Gerusalemme così com’è, accettandone la realtà di oggi, sapremo pregare per Gerusalemme senza pregiudizi o faziosità, senza dannosi idealismi. Sapremo amarla senza paura, senza esclusioni, senza divisioni. Pregheremo perché Dio la faccia capace di accogliere il dono della pace come balsamo sulle sue ferite, come amorevole sollecitudine verso ogni suo abitante, come compassione verso le loro sofferenze, come perdono e misericordia che la faranno capace di speranza e di futuro. Sapremo amarla col cuore sgombro da ogni giudizio, libero, forte di quell’amore che fa posto nel cuore e nella mente alla preghiera per i propri nemici, sapremo pregare per la pace a Gerusalemme pensandola prediletta dall’amore di Dio, Padre di misericordia che ci ama, oggi, così come siamo.

Pace è il saluto di Cristo, il suo rivolgersi agli apostoli negli incontri dopo la risurrezione: ed è a questo rinnovato e costante dono della pace che dobbiamo rendere omaggio oggi, facendolo scendere nelle nostre coscienze, lasciandosi educare dalle sue esigenze, lasciando che converta i nostri cuori, perché in noi e attorno a noi, nelle nostre città e a Gerusalemme, ci sia pace.