La pace non è un'utopia, ma dono di Dio e volontà dell'uomo

Crisi economica, rispetto per la vita e difesa dei diritti umani al centro del discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1118 hits

Benedetto XVI continua a parlare di pace, di verità e di giustizia. Su questi pilastri fondamentali della civiltà umana si è incentrato il discorso che il Papa ha rivolto ai rappresentanti dei 179 Stati con cui la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche, incontrati stamane in Vaticano per gli auguri di inizio anno.

In particolare, il Pontefice ha invocato la pace per le popolazioni del Medio Oriente e dell’Africa lacerate dalle guerre e dalle violenze, per poi estendere lo sguardo alle altre problematiche che affliggono la moderna società. La crisi economica innanzitutto, riguardo alla quale ha sottolineato che non bisogna rassegnarsi “allo spread del benessere sociale”, mentre “si combatte quello della finanza”. E poi la libertà religiosa e la difesa dei diritti umani - in particolare la vita umana - spesso violati o oggetto di “equivoci”.

Tutti i temi, cioè, da cui scaturiscono gli sforzi della Chiesa la quale, attraverso la diplomazia internazionale, intrattiene con le Autorità civili un dialogo “che ha a cuore il bene integrale, spirituale e materiale, di ogni uomo, e mira a promuoverne ovunque la dignità trascendente”.

Il Santo Padre, infatti, ha iniziato il suo discorso ricordando proprio la missione della Chiesa, che “fin dai suoi inizi, è orientata kat’holon, abbraccia cioè tutto l’universo, e con esso ogni popolo, ogni cultura e tradizione”. Per questo – ha precisato – non si può parlare dell’impegno della Chiesa come di “un’ingerenza nella vita delle diverse società”, ma piuttosto come la volontà di “illuminare la coscienza retta dei loro cittadini e ad invitarli a lavorare per il bene di ogni persona e per il progresso del genere umano”.

In questa prospettiva, Benedetto XVI ha ricordato la “proficua collaborazione” tra Chiesa e Stato, tradottasi negli Accordi dello scorso anno con Burundi, Guinea Equatoriale e Montenegro. Anche gli “indimenticabili Viaggi apostolici” in Messico, a Cuba e in Libano - ha aggiunto - sono stati “occasioni privilegiate per riaffermare l’impegno civico dei cristiani di quei Paesi, come pure per promuovere la dignità della persona umana e i fondamenti della pace”.

“Oggi si è indotti talvolta a pensare che la verità, la giustizia e la pace siano utopie e che esse si escludano mutuamente” ha poi osservato il Pontefice. Sembra “impossibile” conoscere la verità, tanto che “gli sforzi per affermarla appaiono sfociare spesso nella violenza”.

D’altra parte, ha aggiunto, è concezione diffusa che “l’impegno per la pace si riduca alla ricerca di compromessi”. Al contrario, “nell’ottica cristiana esiste un’intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini, così che la pace non sorge da un mero sforzo umano, bensì partecipa dell’amore stesso di Dio”.

Proprio “l’oblio di Dio”, infatti, genera la violenza secondo il Santo Padre. Infatti “quando si cessa di riferirsi a una verità oggettiva e trascendente”, l’uomo “cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace”. Tali “manifestazioni dell’oblio di Dio”, ha dunque spiegato, si associano “all’ignoranza del suo vero volto”, causa di un “pernicioso fanatismo di matrice religiosa”, che è “falsificazione della religione stessa”, la quale, invece, “mira a riconciliare l’uomo con Dio”.

Il Pontefice ha quindi chiamato in causa le Autorità civili e politiche, sulle quali “incombe la grave responsabilità di operare per la pace” e di “risolvere i numerosi conflitti che continuano a insanguinare l’umanità”. Il pensiero è andato soprattutto alla Siria, “dilaniata da continui massacri”, per la quale il Santo Padre ha rinnovato l’accorato appello a deporre le armi e a suscitare “un dialogo costruttivo” che ponga fine a un conflitto che “se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti”. Agli Ambasciatori, quindi, l’invito a “sensibilizzare” le Autorità perché forniscano in tempo gli “indispensabili” aiuti umanitari.

Ricordando il riconoscimento della Palestina come Stato Osservatore dell’Onu, il Papa ha auspicato poi che “Israeliani e Palestinesi s’impegnino per una pacifica convivenza nell’ambito di due Stati sovrani, dove il rispetto della giustizia e delle legittime aspirazioni dei due Popoli sia tutelato e garantito”. Alla “cara popolazione irachena” è andato, invece, l’augurio di stabilità e riconciliazione, mentre al Libano l’auspicio che “i cristiani offrano una testimonianza efficace per la costruzione di un futuro di pace con tutti gli uomini di buona volontà”.

Passando all’Africa, il Santo Padre ha menzionato l’urgente situazione nel Nord del Paese dove a tutte le componenti della società “deve essere garantita piena cittadinanza, la libertà di professare pubblicamente la propria religione e la possibilità di contribuire al bene comune”.

Assicurando le preghiere a tutti gli Egiziani “in questo periodo in cui si formano nuove istituzioni”, il Papa ha poi incoraggiato gli sforzi per la pace in Africa sub-sahariana, in particolari in Paesi come il Corno d’Africa o il Congo “dove rimangono aperte le ferite delle guerre e pesano gravi conseguenze umanitarie”.

Il riferimento è anche per la Nigeria, “teatro di attentati terroristici che mietono vittime, soprattutto tra i fedeli cristiani riuniti in preghiera”. Benedetto XVI ha dichiarato, infatti, di aver provato “grande tristezza” nell’apprendere che, “perfino nel giorno in cui noi celebriamo il Natale, dei cristiani sono stati uccisi barbaramente”.

La costruzione della pace passa dunque “per la tutela dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali” ha ribadito il Santo Padre. Fra questi “figura in primo piano il rispetto della vita umana, in ogni sua fase”. È stata motivo di gioia, pertanto, la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa del gennaio 2012 che ha chiesto la proibizione dell’eutanasia. A ciò, però, si è aggiunta, la tristezza delle legislazioni che “depenalizzano o liberalizzano l’aborto”, introdotte e ampliate in diversi Paesi, anche di tradizione cristiana.

“L’aborto diretto è gravemente contrario alla legge morale”, ha dichiarato Benedetto XVI, spiegando che “nell’affermare ciò la Chiesa cattolica non intende mancare di comprensione e di benevolenza, anche verso la madre”. Piuttosto, “si tratta di vigilare affinché la legge non giunga ad alterare ingiustamente l’equilibrio fra l’eguale diritto alla vita della madre e del figlio non nato”.

Soprattutto in Occidente, ha proseguito il Pontefice, vi sono “numerosi equivoci” sul significato dei diritti umani. “Non di rado – ha detto - i diritti sono confusi con esacerbate manifestazioni di autonomia della persona, che diventa autoreferenziale, non più aperta all’incontro con Dio e con gli altri, ma ripiegata su se stessa nel tentativo di soddisfare i propri bisogni”.

La riflessione del Papa si è soffermata, infine, sulla crisi economica e finanziaria. Essa, ha detto, “si è sviluppata perché troppo spesso è stato assolutizzato il profitto, a scapito del lavoro” e “ci si è avventurati senza freni sulle strade dell’economia finanziaria, piuttosto che di quella reale”. Occorre, perciò, “recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato”.

A tal fine, bisogna educare a “resistere alle tentazioni degli interessi particolari e a breve termine, per orientarsi in direzione del bene comune”, concentrandosi su una buona formazione dei leaders del futuro. Anche l’Unione Europea, ha ammonito il Papa, ha bisogno di “rappresentanti lungimiranti e qualificati, per compiere le scelte difficili che sono necessarie per risanare la sua economia e porre basi solide per il suo sviluppo”. “Da soli alcuni Paesi – ha affermato - andranno forse più veloci, ma, insieme tutti andranno certamente più lontano”.

Il migliore investimento in tal senso, è l’educazione soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, valido strumento per “aiutarli a vincere la povertà e le malattie, come pure a realizzare sistemi di diritto equi e rispettosi della dignità umana”. “È chiaro – aggiunge il Santo Padre - che, per affermare la giustizia, non bastano buoni modelli economici. La giustizia si realizza soltanto se ci sono persone giuste!”.

Nell’ultima parte del discorso agli ambasciatori, Benedetto XVI ha parlato della “pace sociale”, spesso “messa in pericolo anche da alcuni attentati alla libertà religiosa”. Attentati, denuncia il Papa, che a volte si traducono in casi di violenza verso persone, simboli identitari e istituzioni religiose, tanto che “capita anche che ai credenti sia impedito di contribuire al bene comune con le loro istituzioni educative ed assistenziali”.

“Per salvaguardare effettivamente l’esercizio della libertà religiosa è poi essenziale rispettare il diritto all’obiezione di coscienza”, ha detto infine il Papa. È essa una “frontiera della libertà” che tocca principi etici e religiosi che sono “muri portanti per ogni società che voglia essere veramente libera e democratica”. Pertanto “vietare l’obiezione di coscienza individuale ed istituzionale, in nome della libertà e del pluralismo, paradossalmente aprirebbe invece le porte proprio all’intolleranza e al livellamento forzato”.

Ricordando il forte impegno della Chiesa per quanti soffrono a causa di calamità naturali, il Papa ha rivolto infine un pensiero alle vittime delle inondazioni nel Sud Est asiatico, dell’uragano Sandy e del terremoto nel Nord Italia. “Auspico – ha concluso – che in questo momento della sua storia”, lo spirito “di tenacia e di impegno condiviso animi tutta la diletta nazione italiana”.