La pace tra Cile e Argentina rende più bella la cordigliera, osserva il Pontefice

Nel messaggio in occasione del centenario del Cristo Redentore delle Ande

| 370 hits

CITTÀ DEL VATICANO/BUENOS AIRES, 15 marzo 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II, in un messaggio inviato in occasione del centenario del monumento al Cristo Redentore, si domanda a cosa servirebbe la bellezza delle vette delle Ande, se i Paesi fratelli che vi abitano - Argentina e Cile -, le insanguinano con la guerra.



Il testo è stato letto ai partecipanti di una cerimonia celebrata lo scorso sabato 13 marzo davanti al monumento collocato a 4.200 metri di altitudine nella cordigliera che separa il Cile dall'Argentina. Nella mattinata soleggiata e fredda, di fronte al Cristo Redentore, erano presenti i presidenti di Argentina e di Cile, Néstor Kirchner e Ricardo Lagos.

Il monumento è stato eretto per ratificare moralmente l'intesa, raggiunta tra i due Paesi, di risolvere con mezzi pacifici i diversi contenziosi pendenti, al quale hanno fatto seguito i quattro trattati di pace definitivi del 1902.

"E’ stata ottenuta la migliore delle vittorie, dimostrando la vera forza dell'essere umano e l'autentica grandezza delle nazioni", riconosce il messaggio pontificio inviato al presidente della Conferenza Episcopale del Cile, cardinale Francisco Javier Errázuriz, arcivescovo di Santiago del Cile, e al presidente della Conferenza Episcopale Argentina, monsignor Eduardo Vicente Mirás, arcivescovo di Rosario.

"Dalla minaccia del conflitto si è passati all'amichevole convivenza tra i due Paesi fratelli vicini - continua il messaggio -. Il giubilo e la soddisfazione erano ben giustificati, avendo ottenuto l'inestimabile trionfo della pace."

"A cosa servirebbero la bellezza delle maestose cime e la ricchezza delle fecondi valli, se sulla terra nella quale il Creatore ha posto l'uomo non si coltivassero anche rapporti di convivenza e di pace?", si domanda il Papa.

"Le parole di allora ricordano ai cittadini e alle autorità di oggi la necessità di continuare gli sforzi per assicurare - mediante l'incessante promozione di una cultura della pace e di gesti significativi che la facciano prevalere su qualunque altra alternativa - rapporti di concordia e di amicizia, la via del dialogo leale e il rispetto del diritto".

Durante l'evento, il presidente del Cile - secondo l'agenzia cattolica AICA - ha evidenziato nel suo discorso il "rifiuto chiaro e assoluto della violenza e del terrorismo", mentre il presidente argentino ha constatato che è presente "in entrambe le nazioni una volontà di integrazione e di armonia senza precedenti".

La cerimonia sulla cima del monte Santa Elena è iniziata con un minuto di silenzio per le vittime dell'attentato avvenuto a Madrid lo scorso giovedì, nel quale hanno perso la vita duecento persone.

La prima sfida che Giovanni Paolo II affrontò nello scenario internazionale del Natale del 1978, a soli due mesi dalla sua elevazione al Soglio Pontificio, fu rappresentata dalla delicata situazione tra Argentina e Cile, prossima a sfociare in una guerra fra queste due Nazioni che si contendevano il possesso di tre isole a sud del canale di Beagle.

Allora, l'intervento del Papa salvò i due Paesi da questa sciagura grazie ad un processo lungo e difficile. Il Santo Padre poté contare, sull'aiuto del suo inviato, il cardinale Antonio Samoré, il cui talento diplomatico contribuì al raggiungimento della soluzione pacifica.