La pietà non è "fare finta di essere dei santi"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco illustra un altro dei doni dello Spirito Santo ed esorta a non identificarlo con il "pietismo" ma con la "nostra appartenenza a Dio"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 497 hits

La pietà non si identifica con l’avere “compassione di qualcuno” o “pietà del prossimo”, quanto principalmente con la “nostra appartenenza a Dio” e con “il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati”.

Lo ha detto stamattina papa Francesco durante l’Udienza Generale, la cui catechesi è stata dedicata alla pietà, intesa come dono dello Spirito Santo. Tale dono, ha spiegato, “tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale”, quando in realtà esso “tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana”.

Il legame con il Signore, ha spiegato il Papa, “non va inteso come un dovere o un’imposizione”, quanto come “una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia”, suscitando in noi “gratitudine e lode”.

La percezione della presenza del Signore e del suo amore per noi, è dunque mossa dallo Spirito Santo, “ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione”. La pietà è dunque “sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore”, ha proseguito il Santo Padre.

“Se il dono della pietà - ha aggiunto - ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli”.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il “pietismo”, che è l’atteggiamento un po’ ipocrita di chi pensa che “avere pietà è chiudere gli occhi, fare faccia da immaginetta” o, addirittura, “fare finta di essere come un santo”, ha spiegato il Pontefice.

La vera pietà è, al contrario, è nella capacità di “gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno”.

C’è poi un “rapporto molto stretto” tra il dono della pietà e quello della mitezza: in tal modo lo Spirito Santo ci rende “tranquilli, pazienti, in pace con Dio” e “al servizio con mitezza degli altri”.

In conclusione della catechesi, papa Francesco ha espresso la seguente preghiera: “Chiediamo al Signore che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, le nostre incertezze, anche il nostro Spirito inquieto, impaziente, e possa renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore, adorando il Signore in verità e anche nel servizio dei prossimi, con mitezza e anche col sorriso che sempre lo Spirito Santo ci dà nella gioia. Che lo Spirito Santo dia a tutti noi questo dono della pietà”.