La Pontificia Accademia delle Scienze studia le biotecnologie vegetali

Settimana di studio in Vaticano dedicata all’uso delle piante transgeniche

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di Antonio Gaspari




CITTA' DEL VATICANO, martedì, 19 maggio 2009 (ZENIT.org).- Si è conclusa martedì 19 maggio una settimana di studio organizzata dalla Pontifica Accademia delle Scienze sul tema “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”.

Quarantuno tra i più competenti scienziati e esperti di piante transgeniche si sono confrontati alla Casina Pio IV in Vaticano (15-19 maggio) per cercare di rispondere alle tante domande tra le quali: è vero che le biotecnologie vegetali favoriranno le multinazionali e penalizzeranno i piccoli agricoltori?

Perché circa nove milioni e mezzo di agricoltori dei Paesi in via di sviluppo utilizza sementi transgeniche? Possono queste nuove sementi aiutare l’Africa a sviluppare una rivoluzione verde? È possibile distribuire sementi OGM come parte di programmi di aiuto allo sviluppo? E che cosa pensa il Vaticano della ricerca e dello sviluppo delle biotecnologie vegetali?

Gli scienziati provenienti da India, Stati Uniti, Messico, Kenya, Germania, Italia, Svizzera, Cina, Egitto, Argentina, Gran Bretagna, Australia, Israele, Filippine e Belgio hanno discusso dei contributi dei prodotti transgenici per lo sviluppo agricolo, il miglioramento ambientale, la lotta contro parassiti e siccità, il miglioramento nutrizionale e l’arricchimento della biodiversità.

Durante una introduzione e sette sessioni si è fatto il punto sull’applicazione e la diffusione delle biotecnologie nel mondo, si è discusso sul potenziale impatto sullo sviluppo delle nazioni e dei popoli.

Una sessione ha analizzato i rischi e la gestione degli OGM. Si è affrontato anche il tema dei biocarburanti e della necessità che non entrino in competizione con la produzione alimentare.

La sessione mattutina di martedì 19 maggio è stata dedicata all’analisi delle possibilità concrete e delle difficoltà per i poveri di beneficiare dell’uso delle sementi biotech.

Nella sessione finale si è discusso di come migliorare i regolamenti internazionali e trovare i modi affinché i poveri possano usufruire delle innovazioni biotecnologiche in campo vegetale.

Non è la prima volta che Organismi della Santa Sede si occupano di piante transgeniche. Ci sono, infatti, diversi studi sulle biotecnologie vegetali commissionati dalla Santa Sede. Tra questi lo studio della Pontificia Accademia per la Vita “Biotecnologie animali e vegetali nuove frontiere e nuove responsabilità” (Libreria Editrice Vaticana, 1999).

Lo studio-documento della Pontificia Accademia delle Scienze sull’uso delle piante geneticamente modificate per combattere la fame nel mondo, del 2001. L’Introduzione del presidente di questa Pontificia Accademia, il prof. Nicola Cabibbo, è stata anche pubblicata in lingua italiana (Pontificia Accademia delle Scienze, extra series n.23, Città del Vaticano, settembre 2004).

Per approfondire il tema il 10 e 11 novembre del 2003, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha convocato in Vaticano 60 tra i maggiori esperti scientifici, agricoltori, associazioni ambientaliste, ministri, economisti, moralisti.

La finalità del seminario intitolato “OGM minaccia o speranza” era quella di valutare, nella prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa, le implicazioni di carattere etico dell’utilizzo degli OGM, avendo presente in maniera particolare le situazioni di grave carenza alimentare che colpiscono alcune popolazioni povere del mondo.

Gli atti del seminario sono stati pubblicati dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (Edizioni ART, 2004) con il titolo “OGM: minaccia o speranza?”.

Nel Compendio della Dottrina Sociale Nella Chiesa (Libreria Editrice vaticana, 2004) c’è una parte del capitolo X dedicato all’ambiente che tratta specificatamente “L’uso delle biotecnologie” (nn. 472-480, pp. 260-263).

Nel “Dizionario di Dottrina Sociale della Chiesa” alla voce “Biotecnologie” edito  dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e pubblicato dalla Libreria Ateneo Salesiano alla voce Biotecnologie (pag. 88) è scritto: ci sono “gruppi di persone che, vedendo alcuni disastri ambientali e prevedendone altri maggiori, si oppongono fortemente allo sviluppo e all’applicazione della biotecnologia; non di rado tali gruppi sono mossi da una certa ideologia antiumanistica, quando propongono misure restrittive per la manipolazione delle specie vegetali animali, mentre favoriscono la manipolazione della persona umana, a livello di embrioni, in nome di finalità terapeutiche, ma anche con una permissività sempre più ampia nelle pratiche di aborto ecc.”

“Occorre pertanto superare i due estremi: la biotecnologia non deve  essere divinizzata né demonizzata – si legge –. La tecnica e, di conseguenza, la biotecnologia è una cosa buona, ma può essere usata male; è dunque necessario che, come ogni  attività umana, l’economia, la politica e via dicendo, essa sia guidata dalla morale. La biotecnologia ha prodotto concretamente un grande sviluppo in molti settori, come la medicina, la farmacologia, la zootecnia ecc. che se correttamente utilizzato, potrà risolvere molte delle questioni sociali del mondo odierno”.

Circa l’utilizzo o meno delle biotecnologie vegetali ne parla anche l’Istrumentum Laboris per la seconda Assemblea speciale continentale del Sinodo dei Vescovi.

Nonostante quanto sostenuto dal Compendio della Dottrina Sociale, al numero 58 dell’Istrumentum Laboris è scritto che “la campagna di semina di organismi geneticamente modificati (OGM), che pretende di assicurare la sicurezza alimentare, non deve far ignorare i veri problemi degli agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua ed energia, di accesso al credito, di formazione agricola, di mercati locali, infrastrutture stradali, ecc. Questa tecnica rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di OGM”.

Articoli sui benefici e rischi degli OGM sono stati pubblicati dal quotidiano della Santa Sede, “L'Osservatore Romano”.

Il 30 novembre del 2003, il prof. Enrico Garaci, Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, pubblicò su L’Osservatore Romano un vasto reportage circa gli interventi dei relatori al seminario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Di recente, il primo di maggio, L’Osservatore Romano ha pubblicato un articolo dal titolo “Quando si sgomita per arruolare il Vaticano” in cui si riportano i dati riguardanti i 13,3 milioni di agricoltori che utilizzano semi transgeniche ma si rileva che “la questione resta comunque aperta” perché –sostiene l’autore – “nessuno oggi può dire di avere in tasca l'antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali” e quindi si propone di affrontare la questione “senza dogmatismi, con equilibrio e responsabilità”.