"La porta della felicità. L'esistenza umana alla luce del pensiero di Viktor E. Frankl"

Presentazione del volume fatta a Soverato da monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, domenica, 14 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Giovedì 11 ottobre nel salone della Parrocchia di Soverato, in provincia di Catanzaro, ha avuto luogo la presentazione del mio libro La porta della felicità. L’esistenza umana alla luce del pensiero di Viktor E. Frankl, pubblicato da D’Ettoris Editori di Crotone nel marzo 2011 e in seconda edizione nel settembre 2012.

Dopo i saluti iniziali diD. Gino Martucci, direttore dell’Istituto Salesiano, e dell’ing. Leonardo Taverniti, sindaco di Soverato, con il coordinamento dello psicoterapeuta Franco Corasaniti hanno fatto una vivace relazione lo psichiatra Gregorio Corasaniti e il sacerdote peruviano George Olaechea, docente di filosofia all’Unviersità Gregoriana di Roma.

Affidatomi il compito di presentare Viktor Frankl nella sua lunga e scientificamente ricca esistenza ho avuto la possibilità di far vedere un centinaio di immagini, descrivendo sia le volte in cui era venuto in Italia e sia le attività che aveva svolto, pubblicando più di una ventina di libri, molti dei quali ho tradotto in italiano, essendo stato suo allievo al Policlinico di Vienna e avendo dato vita nel 1992 all’associazione di Logoterapia e Analisi esistenziale Frankliana (A.L.Æ.F.) e fondata la rivista “Ricerca di senso” nel 2003.

Dopo il mio intervento ha presola parola Mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, il quale con precisione e particolare riferimento ai contenuti del libro ha tenuto questa straordinaria, sia pure breve, relazione conclusiva.

«La ricerca del potere, dell’affermazione esclusiva di sé nel dominio sugli altri e nei piaceri materiali: è questa la finalità dell’esistenza umana? Non riescono invece più gratificanti, per ognuno di noi, il “culto” della solidarietà, il servizio al prossimo, il dono delle proprie energie a favore dei bisognosi, lavorare non solo per dovere, ma anche per amore secondo un’etica cristiana? Sono, questi, gl’interrogativi che pone al lettore il libro La porta della felicità in cui l’autore, Eugenio Fizzotti, espone con lucida sintesi le tesi del suo illustre “maestro” Viktor E. Frankl, psichiatra di fama internazionale, avendo presente la visione personalistica dell’uomo, superando le dottrine deterministiche ed esaltando la volontà e la libertà.

Il  “servo arbitrio” di Lutero, l’empirismo e il razionalismo, correnti di pensiero dell’età moderna, la stessa sintesi kantiana, le dottrine illuministiche non sono riuscite a confutare l’eccellenza della persona come volontà e libertà. L’intelletto e la volontà sono doti dell’uomo come essere libero di pensare, di agire, di credere, di costruire e alimentare la sua fede nella Provvidenza, di dare alla vita nobili finalità non condizionate dal materialismo e non vanificate dall’egoismo.

Nel volume risulta chiaramente che Frankl si discosta dalla psicoanalisi freudiana e dalla psicologia individuale di Adler, consapevole che l’uomo occorre che superi la sindrome della noia e dell’apatia che già assillavano la sensibilità di Schopenhauer e si orienti verso qualcosa di valido, soprattutto verso valori che nobilitano l’esistenza e alimentano la sua ansia di eternità.

Significativo risulta anche il richiamo all’attivismo e all’impegno di favorire lo spirito comunitario, di costruire una morale “ontologizzata”, che favorisca il compimento di essere aperto agli altri, disponibile ad ascoltare e seguire la voce della coscienza, capace di accettare la sofferenza.

Ad alimentare in Frankl l’altruismo concorse particolarmente la sua esperienza di deportato. Nei lager aveva notato anche mirabili esempi di bontà, di solidarietà e di comprensione: tra le sentinelle, accanto a individui crudeli e sadici, c’erano pure uomini che spesso sacrificavano il proprio denaro, a rischio della vita, per acquistare medicinali indispensabili per gli internati.

E nel volume Uno psicologo nei Lager (Ares, Milano, 2012, 21ª ed) a p. 144 risulta con particolare originalità che egli aveva concluso, a proposito di razzismo, che “sulla terra esistono soltanto due razze umane: la razza degli uomini per bene e quella dei poco di buono”. E in Homo Patiens. Soffrire con dignità (Queriniana, Brescia, 2011, 4ª ed) a p. 98 sottolinea in forma altrettanto entusiasmante che l’uomo, se “è l’essere che ha inventato le camere a gas,… è anche l’essere che è entrato in esse a fronte alta, con sulle labbra il Padre nostro e la preghiera ebraica per la morte”.

Dalla visione di Frankl risulta che uno studioso, uno psicologo in particolare, non può limitare la sua speculazione verso obiettivi puramente scientifici, asettici, e fini a se stessi, ma deve rendere operativi i risultati e renderli funzionali alla maturazione di personalità responsabili e pensose dei destini di tutti. D’altra parte l’educazione, secondo Maritain, è “risveglio umano” e ogni conquista culturale deve produrre umanità.

Interpretando fedelmente l’opera di Frankl il saggio di Eugenio Fizzotti offre un contributo eccellente all’elevazione dello spirito, al ripudio del piacere e del potere come dominio: soltanto aprendosi agli altri, indirizzando la volontà allo spirito di servizio, si può addivenire alla piena realizzazione del proprio essere. È, questo, in fondo, il messaggio di quella corrente di pensiero classificata come “personalismo”, “personalismo cristiano”, che, purtroppo, trova poco consenso nella cultura contemporanea e nelle nostre scuole, nelle quali imperano autori e pensatori orientati al  materialismo, foriero di egoismo e di nullità.

Rimane comunque sempre la speranza nella bontà dell’anima umana e nella redenzione in nome dei suoi autentici valori di spiritualità e di libertà. E il saggio di Eugenio Fizzotti, stimolando la volontà per la ricerca scientifica aperta al mondo e alla responsabilità, offre un originale contributo per la formazione, non tanto dell’homo faber preoccupato del successo, quanto dell’homo patiens artefice di solidarietà, secondo l’insegnamento dello psichiatra Viktor Frankl».