La povertà, “fenomeno sociale multidimensionale”, afferma il Cardinal Martino

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ROMA, giovedì, 9 novembre 2006 (ZENIT.org).- Secondo il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, “la povertà è un fenomeno sociale multidimensionale”.



Intervenendo nel corso dello “Special Event” sull’implementazione del diritto umano all’alimentazione, organizzato dalla FAO il 4 novembre scorso, il porporato ha affermato che “le definizioni della povertà e delle sue cause variano in base al genere, all’età, alla cultura e ad altri contesti sociali ed economici”.

“Ad esempio – ha spiegato –, sia nelle aree rurali che in quelle urbane del mondo, gli uomini associano la povertà con la mancanza di beni materiali, mentre per le donne la povertà è definita come insicurezza alimentare”.

“Emergono anche differenze a livello generazionale – ha proseguito –. Gli uomini giovani in alcune parti del mondo ritengono l’abilità di creare reddito il bene più importante, mentre gli uomini più anziani in altre parti del mondo ritengono lo status collegato agli stili di vita agricoli tradizionali il più importante”.

Lo status e la posizione di una persona interessano anche “le cause percepite della povertà”, ha continuato il porporato.

In alcune zone, ad esempio, “gli agricoltori collegano la povertà alla siccità; i poveri urbani collegano la povertà ai prezzi in aumento e alle minori opportunità lavorative; i ricchi collegano la povertà al deterioramento nei termini nazionali e internazionali del commercio”.

La povertà, ha constatato il porporato, “non risulta mai dalla mancanza di una cosa, ma da molti fattori collegati che si manifestano nell’esperienza dei poveri”.

Quanto agli aspetti materiali della povertà, “sono ben noti”. Le preoccupazioni principali restano “la fame e l’insicurezza alimentare”.

“Per le famiglie povere, far fronte alle necessità primarie di cibo, acqua e rifugio può essere una battaglia quotidiana; ciò diventa grave quando c’è disoccupazione o sottoccupazione, o mancanza di terra produttiva o di altri beni fonti di reddito”, ha spiegato.

Se la povertà è materiale in sé, ha anche profondi effetti psicologici, “come l’angoscia per il fatto di non essere capaci di nutrire i propri figli, o l’insicurezza per il fatto di non sapere da dove verrà il prossimo pasto, o la vergogna per non avere cibo”.

Per questo motivo, ha affermato il Cardinale, “dobbiamo continuare a cercare soluzioni efficaci e tempestive alla piaga della gente che soffre la fame. Dobbiamo lavorare insieme come famiglia umana, e come famiglia di Nazioni, così che gli affamati, i molto poveri e i molto ricchi, quanti mancano dei mezzi necessari e altri che li sprecano non vivano più fianco a fianco. Questi contrasti tra povertà e ricchezza sono intollerabili per l’umanità”.

Visto che “il diritto di avere abbastanza da mangiare è fondamentale e inalienabile per ogni persona e per la sua famiglia”, “è compito delle Nazioni, dei loro leader, dei loro poteri economici e di tutta la gente di buona volontà cercare ogni opportunità per una divisione più equa delle risorse e di beni di consumo, perché attraverso questa condivisione tutto esprimerà una vera solidarietà radicata nella conoscenza e nell’apprezzamento della dignità di ogni persona umana”.

Secondo il porporato, devono essere compiuti sforzi concreti per promuovere “una vera riforma agraria”, anche attraverso “una più equa distribuzione della terra, con il conseguente incremento nella partecipazione alla produzione di cibo, soprattutto da parte dei poveri”.

In questo contesto, “deve essere anche fermamente ribadito il diritto delle donne di avere accesso alla terra”.

Il Cardinal Martino ha quindi auspicato che, attraverso le discussioni all’interno dell’incontro della FAO, “possiamo tutti lasciare questo posto con un impegno più fermo a costruire società, istituzioni e organizzazioni in grado di assicurare cibo sufficiente per tutti”.