La preghiera dei semplici cura l'anima

Nel film "La Domenica del Signore" la fede ritrovata salva tante persone

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 267 hits

Una mamma straziata dal dolore che entra in Chiesa per chiedere alla Madonna il miracolo di fargli riavere suo figlio. Una chiesetta di un paese minuscolo in Sicilia, Borgo Santa Maria, in riva al mare, in provincia di Catania. Pochi fedeli, oppressi da mille problemi. Il parroco, don Angelo Marcinò, sembra travolto dalla solitudine e dall’avvilimento. Si inginocchia dinanzi al Crocifisso, non per pregare, ma per urlare la sua disperazione. Si rivolge al Signore per chiedergli di ascoltarlo, di parlare, di intervenire e salvare tante vittime di povertà e sofferenza. Il prete è sgomento. Sta perdendo la fede.

Inizia così il film “La Domenica del Signore”, scritto e diretto da Gianni Virgadaula, avviatosi verso la carriera cinematografica, dopo una gioventù in bilico tra il seminario e la vocazione pugilistica. Con il patrocinio dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Piazza Armerina, realizzato dall’Istituto Culturale di Sicilia per la cinematografia – Onlus, la pellicola è stata proiettata ieri pomeriggio nella Sala Marconi della Radio Vaticana. La storia si svolge nel 1957 e il film è girato in bianco e nero.

Nel primo tempo permeato dalla tristezza, l’unica figura che dà luce e sollievo è la figlia di Francesco Samà, un anziano capitano di bastimenti, che dopo aver perso la moglie e due figli giace malato a letto. Il capitano e la figlia, seppur ben coscienti della dura situazione in cui versano, sono pieni di speranza, trasmettono serenità e fede. Francesco Samà non si sente molto bene e fa chiamare il parroco per una confessione. Don Angelo Marcinò, titubante, confuso, ascolta il capitano che gli racconta una storia incredbile.

Il vecchio e malato Francesco racconta che da bambino non ha mai imparato a pregare. E, dopo una vita passata per mare, non ci ha riprovato fino alla morte della moglie, scoprendo in quell'occasione che è la preghiera è l’unica cura per l’anima. Il capitano racconta al sacerdote di una sedia che aveva acquistato in Egitto: il venditore gli aveva detto che si trattava della sedia di una mistica orientale. Su quella sedia l'uomo pregava. Quella sedia era la preferita di sua moglie. Ora Francesco ci vedeva lì non solo la moglie, ma Gesù. E con Gesù aveva iniziato un dialogo che gli aveva curato le ferite del cuore.

Don Angelo rimane stupefatto. Era venuto per consolare e confessare il degente con fede incerta, invece trova una persona che, pur non avendo frequentato la Chiesa, gli restituisce una testimonianza di fede profonda. Il capitano è sereno, pieno di Dio, sta per morire, ma irradia amore nel Signore. Il parroco capisce la lezione e ritrova il coraggio. Resiste ad un aggressione con pestaggio da parte di due mafiosi. Si spende per i suoi parrocchiani, e conclude il film celebrando un matrimonio, con la promessa di celebrare anche il matrimonio della figlia del capitano. La sedia della mistica orientale gli viene regalata e viene posta sotto il crocifisso in parrocchia.