La preghiera di Gesù è l'atto fondativo della Chiesa

All'Udienza Generale, Benedetto XVI spiega il significato del termine "consacrazione"

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 25 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Proseguendo le proprie catechesi sulla preghiera di Gesù, durante l’Udienza Generale di oggi, papa Benedetto XVI ha analizzato il tema dell’“innalzamento” e della “glorificazione” di Cristo, della sua consacrazione al Padre (cfr. CCC n°2747).

Questa preghiera di Gesù è comprensibile soprattutto alla luce della festa giudaica dell’espiazione, lo Yom kippur, in cui il Sommo Sacerdote “compie l’espiazione prima per sé, poi per la classe sacerdotale e infine per l’intera comunità del popolo”. Essa è un segno della riconciliazione del popolo eletto con Dio.

Allo stesso modo, Gesù, sacerdote e vittima nel contempo, “prega per sé, per gli apostoli e per tutti coloro che crederanno in Lui, per la Chiesa di tutti i tempi (cfr. Gv 17,20)”.

La preghiera di Gesù è per la “propria glorificazione” e per il proprio “innalzamento”, nella sua “Ora”. L’“Ora” in questione, ha spiegato il Santo Padre, è proprio nella Sua Passione, Morte, Resurrezione ed Ascensione.

Il primo momento si concretizza nel tradimento da parte di Giuda (cfr. Gv 13,31), dopo il quale Gesù manifesta il suo “primo atto del sacerdozio nuovo” nella sua disponibilità a “donarsi totalmente sulla croce”.

Il secondo passaggio di questa preghiera (cfr. Gv 17,16-19) è “l’intercessione che Gesù fa per i discepoli che sono stati con Lui”. Essendosi incarnato, Egli “si fa vicino in modo unico e nuovo” all’uomo, con una presenza che ha il suo “vertice” nel sacrificio pasquale.

Gesù consacra i suoi discepoli, ovvero li trasferisce “nella proprietà di Dio”. Donare a Dio significa “non essere più per se stessi, ma per tutti”, ha spiegato il Papa.

“Il terzo atto di questa preghiera sacerdotale distende lo sguardo fino alla fine del tempo”, ha proseguito il Santo Padre. Nell’Ultima Cena, Gesù ha pregato per tutte le generazioni a venire, in particolare per “tutti coloro che saranno portati alla fede mediante la missione inaugurata dagli apostoli e continuata nella storia” (cfr. Gv 17,20).

Cristo prega per l’unità dei cristiani che “non è un prodotto mondano” ma “proviene esclusivamente dall’unità divina”. Da questa unità deriva la “efficacia della missione cristiana del mondo”, ha osservato il Pontefice.

Conclusa l’Ultima Cena, l’istituzione della Chiesa è ormai compiuta. La Chiesa, infatti, “nasce dalla preghiera di Gesù”: una preghiera che non è soltanto una parola invocativa, quanto un vero e proprio atto di consacrazione di Cristo, di Suo sacrificio per la vita del mondo.

Questo atto rivela la vera missione affidata da Cristo alla sua Chiesa: “condurre il «mondo» fuori dall’alienazione dell’uomo da Dio e da se stesso, fuori dal peccato, affinché ritorni ad essere il mondo di Dio”.

L’esortazione conclusiva di Benedetto XVI è stata quella di chiedere al Signore di insegnarci a pregare, aiutandoci “ad entrare, in modo più pieno, nel progetto che ha su ciascuno di noi”.

La nostra preghiera deve avere un profilo alto: essa non va ridotta alla “richiesta di aiuto per i nostri problemi” ma va aperta alle “dimensioni del mondo”.

Nella giornata che chiude la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il Papa ha infine invitato a chiedere a Dio “il dono dell’unità visibile tra tutti i credenti in Cristo”.