La preghiera raccolta in un'enciclopedia

Intervista alla coautrice Rosaria del Genio

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di Miriam Díez i Bosch

ROMA, martedì, 4 marzo 2008 (ZENIT.org).- La Libreria Editrice Vaticana ha presentato l'Enciclopedia della Preghiera (www.libreriaeditricevaticana.com) alla presenza del Cardinal Bertone presso la Pontificia Università Lateranense (www.pul.it).

ZENIT ha voluto interpellare la coautrice di questo voluminoso volume, Maria Rosaria del Genio, sull'originalità di quest'opera che si interroga sulla specificità della preghiera cristiana e sul valore della bellezza, del corpo o addirittura dei media in rapporto all'atto di pregare.

Qual è la novità di un'enciclopedia della preghiera?

Del Genio: Sulla preghiera si è scritto e si scrive sempre molto perché il popolo santo di Dio, come tutti gli uomini, cerca, più o meno consapevolmente, un contatto con l'Assoluto, per cui la letteratura in proposito è molto ampia.

Ciò che è mancato fino ad oggi è stata un'opera che raccogliesse, proprio in un'enciclopedia, le tematiche maggiori ad essa relative in un unico volume che fosse facile da consultare e da utilizzare per la riflessione personale e comunitaria.

La novità perciò è in questo: aver affrontato quasi tutti gli aspetti relativi a questo strumento, il pregare in ogni stato di vita e in ogni situazione, dopo aver visto come hanno pregato coloro che ci hanno preceduto a cominciare dai personaggi biblici fino a scorrere lungo la storia le varie forme di devozione e le varie modalità di preghiera.

Giunti all'oggi si sono mostrati gli strumenti odierni a partire dai mass-media fino all'intreccio con le scienze umane, sottolineando sempre che la preghiera è un dono di Dio (Nessuno può dire 'Abbà' se lo Spirito non glielo suggerisce, dice la Bibbia) e che il pregare risponde a quell'invito di Gesù : "Venite... e riposatevi un po'"... e ciascuno può trovare, scorrendo le pagine del volume, il suo modo di "riposarsi" con Dio o di "chiedere e vi sarà dato" o di "pregate incessantemente".

La preghiera trova nella bellezza il suo ambito naturale, suggerisce il Cardinal Cottier nella prefazione. Perché questo collegamento tra preghiera e bellezza?

Del Genio: "Bellezza", cioè perfezione di forme e armonia, è uno degli attributi di Dio riflessi nel mondo con la creazione e soprattutto con l'Incarnazione del Verbo.

Noi uomini ne abbiamo sempre nostalgia e se ci fermiamo, il più delle volte incantati, dinanzi a un fiore che sboccia, a un'opera d'arte, a un volto umano... è perché forse senza tante elucubrazioni intellettuali sentiamo che tocca quel profondo del nostro essere dove vive l'immagine di Dio, visto che tutti gli uomini sono creati a immagine di Dio.

Quando, aprendosi un varco tra le strutture di peccato che ci coinvolgono dal peccato originale in poi, la Bellezza giunge nel profondo del nostro essere allora può sgorgare dal cuore un qualcosa che ci pone in contatto intimo con noi stessi e con Dio.

A volte si dice che il 'bello' è lo spirituale che si manifesta, in realtà un raggio di Dio che irrompe nella storia. Per cogliere questo, però, occorre essere allenati a stare con Dio, a 'intuirlo' con i sensi spirituali più che con quelli umani, perciò i mistici sono quelli che ci hanno lasciato intravedere come sia possibile tutto questo.

Per questo motivo, credo che il Cardinal Cottier abbia voluto richiamare il collegamento naturale tra bellezza e preghiera facendoci fare un salto in avanti su quanto spesso si pensa e si dice di banale sul pregare, sentendolo a volte un peso non purificante come può essere, ma un dovere dettato dalla paura o dalla consuetudine.

Una delle voci parla del corpo e della danza nella preghiera. Il rapporto corpo-preghiera è a volte trascurato?

Del Genio: Che il corpo sia stato trascurato nel modo di pregare occidentale è un retaggio antico. Viene da lontano... quando era disprezzato e visto come la parte negativa dell'essere umano. Oggi mi pare non sia più così, soprattutto nelle giovani generazioni che, al contrario, stanno cadendo nell'errore opposto: considerare il corpo come una fonte di istinti da soddisfare ad ogni costo.

L'aver inserito nell'Enciclopedia le voci relative al corpo risponde all'esigenza di rivalutarlo sia secondo la Bibbia (Davide è il re che danza...) che secondo il Nuovo Testamento: "Non sapete che i vostri corpi sono tempio dello Spirito?".

Il volume vuole dare una piccola spinta in questo senso. D'altra parte, già nei viaggi apostolici di Giovanni Paolo II abbiamo visto tante etnie pregare con danze ed altre espressioni corporee.

Noi occidentali siamo ancora un po' restii ad esprimerci così, ma si vedono già i segni di un cambiamento di tendenza.

Qual è la caratteristica che emerge della preghiera cristiana, la sua specificità rispetto ad altre religioni?

Del Genio: Su questo esistono trattati molto voluminosi. Noi cristiani cattolici sappiamo che qualsiasi contatto con Dio non può prescindere dal Cristo, dal suo mistero di morte- risurrezione- ascensione al cielo.

Sappiamo che Santa Teresa d'Avila non solo provò gioia, ma ebbe uno slancio nuovo nell'orazione quando fu confermata, dai teologi del suo tempo, in una sua intuizione: la mediazione dell'umanità del Cristo.

La figliolanza nei riguardi di Dio diventa sponsalità della Sposa dell'Alleanza. E questo è un aspetto tipico del cristianesimo.

Lo strumento, il pregare, acquista una valenza diversa a seconda che ci si rivolga a un'entità superiore, come può essere quella dei filosofi anche non atei, o a un padre, sposo, amico, come ci ha rivelato Gesù Cristo.

A livello di formule, alcune di esse possono essere simili: la lode, la richiesta di favori..., ma l'intimità con il Dio di Gesù Cristo mi pare si evidenzi nel volume in oggetto con molta chiarezza facendo così intuire la differenza di cui sopra.