La "profezia" di Benedetto XVI per il Medio Oriente

Padre Laurent Basanese analizza l'esortazione del Papa "Ecclesia in Medio Oriente"

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di Paolo Pegoraro

ROMA, giovedì, 27 settembre 2012 (ZENIT.org) - «Ero ad Aleppo nel primo semestre 2011. Stavo seguendo i rifugiati irakeni presso il Jesuit Refugee Service...». Comincia così il racconto del gesuita Laurent Basanese, professore in Teologia araba cristiana e di Islamistica presso la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Orientale. Il padre gesuita questa crisi siriana l’ha conosciuta proprio sul nascere e la racconta ai lettori di ZENIT.

Padre Basanese, gli stessi cristiani sono apparsi divisi, accusati di sostenere ora il regime, ora i “nemici della Siria”...

Padre Basanese: «C’era enorme confusione soprattutto all’inizio, a causa delle tante notizie che sono state diffuse, la cui fondatezza non sempre è stata verificata: si era tutti in balìa di chi parlava più forte volendo farci credere la propria versione dei fatti... Quando ero lì, la domanda di tutti era: chi dice la verità? Il regime, oppure le informazioni straniere? È proprio contro la coscienza di ognuno dar fede o schierarsi a favore di una parte senza conoscere veramente con chi si ha a che fare... Ma ciò che è sicuro, ieri come oggi, è che i cristiani vogliono vivere in pace e nel rispetto reciproco, lontano da ogni estremismo. È per questo che molti di loro non vogliono difendere nessuna fazione. E questo non significa codardia, bensì coraggio: perché ci vuole coraggio per oltrepassare le divisioni, rifiutando di prendere le armi che entrano in Siria da ogni parte, per non trasformare il loro Paese in un nuovo Iraq. Ci vuole coraggio per rimanere fedeli alla missione loro affidata, come a ciascuno di noi, di essere costruttori di pace e di unità, a prescindere dall’appartenenza religiosa o dall’etnia».

La visita del Santo Padre in Libano è stata definita “storica”. Perché?

Padre Basanese: «Anzi, io direi: “profetica”, perché ha ribadito un “No!” chiaro e tondo all’estremismo, alla violenza e alle armi, e un “Sì!” non meno chiaro alla pace, al dialogo e alla riconciliazione, mentre molti vorrebbero che i cristiani si schierassero. Il Santo Padre è proprio andato controcorrente rispetto allo “spirito del mondo” che mostra il suo volto nelle violenze che si sono scatenate di nuovo all’indomani della sua partenza. Egli ha saputo parlare con un grande affetto ai musulmani e li ha ringraziati per l’accoglienza riservatagli. Ora, i cristiani arabi hanno per vocazione di rendersi strumento di pace e di riconciliazione in Medio Oriente, come hanno ribadito i Patriarchi delle Chiese orientali, che sono stati molto consolati della sua visita. Fortunatamente esiste ancora sulla Terra un’autorità morale capace di dare un tale soffio di vita a interi popoli, e di offrire princìpi etici chiari senza interferire con la politica».

Quali, a suo avviso, i punti aperti dell’esortazione post-sinodale per il Medio Oriente?

Padre Basanese: «Quest’Esortazione apostolica è molto profonda e richiede di essere letta con attenzione. È rivolta anzitutto alle sette Chiese cattoliche d’Oriente, in maggioranza arabe o arabizzate, ma anche a tutti coloro che si preoccupano del rapporto con le altre culture e dell’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto. Tre sono i punti che, secondo me, aprono per così dire dei “nuovi cantieri di lavoro”. Il primo è il richiamo al fondamento della pace che è la giustizia, ossia non la scelta di un partito anziché un altro, ma una lotta “contro il peccato che è all’origine della divisione”, cioè una lotta spirituale. In questo senso, il Santo Padre ribadisce con forza che “Dio vuole la vita, non la morte”, quale parole che fanno pensare ad altre, altrettanto profetiche: Dio non prova “nessun piacere per la morte di colui che muore” (Ez 18, 32), ma “piuttosto quando egli si converte dalle sue vie e vive” (Ez 18, 23), “scegli dunque la vita!” (Dt 30, 19), e poni gesti concreti di conversione e di riconciliazione. Per questo è incoraggiata ogni iniziativa che combatta l’ignoranza, favorisca la conoscenza e elimini le cause delle sofferenze».

E riguardo il trattamento delle minoranze?

Padre Basanese: «È il secondo punto: i cristiani, le donne e gli stranieri, con riferimenti espliciti alla libertà religiosa e alla dignità della persona umana. Non è più sostenibile oggi considerare come cittadini o credenti di seconda classe tutti coloro che non appartengono alla maggioranza, soprattutto i cristiani che furono i pionieri della rinascita araba. La libertà religiosa, “culmine di tutte le libertà”, deve essere oggetto di dibattito con i musulmani, perché è uno dei diritti dell’uomo più preziosi. Questi diritti non sono soltanto diritti cristiani o occidentali, come pensano alcuni, ma sono diritti di tutti, perché se non sono fossero di portata universale, non sarebbero umani!

Ora, non è più possibile oggi costringere qualcuno o un gruppo di persone a pensare o credere in un modo unico. Nessuna filosofia, nessuna pressione può impedire all’uomo moderno di pensarla diversamente, nessuno può penetrare i meandri della mente e le vie del cuore... Nello stesso modo, il Santo Padre rigetta le forme più varie di discriminazione di cui soffrono le donne per il solo fatto di essere donne, e perciò ribadisce “l’uguaglianza ontologica tra l’uomo e la donna” e chiede una giusta applicazione del diritto matrimoniale per evitare i rischi di apostasia. E per quanto riguarda i numerosi cristiani stranieri che soffrono molte ingiustizie nei Paesi arabi, soprattutto in campo religioso, il Papa avverte con le stesse parole di Gesù dicendo che l’accoglienza dello straniero “sarà messa in conto nel Giudizio finale”...».

Veniamo all’ultimo dei tre “cantieri di lavoro”...

Padre Basanese: «È un soffio di speranza e di energia, un appello alla missione e alla costruzione della città. Ma questo slancio deve attingere allo Spirito di Gesù, non alle solo forze umane... È davvero commovente quest’invito indirizzato a giovani e bambini a coltivare l’amicizia con Gesù, in una preghiera fiduciosa, gioiosa e ardente, prima ancora di voler servire Cristo, la Chiesa e la società. È ritrovando la semplicità evangelica, la gioia e il dinamismo tipico dell’infanzia che le Chiese orientali potranno rinnovare il proprio spirito missionario e unirsi per testimoniare insieme. Per questo possono appoggiarsi a tanti Santi e maestri spirituali che hanno segnato le loro terre e che continuano a indicare loro il cammino da intraprendere».

Il braccio di ferro tra anarchia della satira e “leggi sulla blasfemia” ha fatto scorrere ancora sangue innocente. Che ne pensa?

Padre Basanese: «Due riflessioni. La prima è che nessuna “legge esteriore” potrà mai proibire di pensare, perché questo rientra nella libertà di ogni essere umano. Essa potrà vietare le manifestazioni, i giornali o i film, ma sarà assolutamente incapace di cambiare il cuore dell’uomo, la sua visione del mondo e le sue credenze. Ma se l’uomo aspira a più libertà, tende allo stesso momento verso un più ampio grado di fraternità, coltivando anzitutto la pace con i suoi vicini. Si avverte qui una “tensione regolatrice” molto fruttuosa tra libertà e fraternità che va acquisita, e che spinge ognuno a esprimere e saper accettare pareri, giudizi e sentimenti senza per questo desiderare di uccidere il proprio interlocutore!

La seconda riflessione. Non dimentichiamo che il 75% dei credenti in tutto il mondo che soffrono a causa della loro fede sono cristiani. Pur essendo ripetutamente scherniti, reagiscono di rado, rimanendo in questo senso fedeli al loro Signore che per primo ha sofferto e ha chiesto di “benedire coloro che li maledicono” e “pregare per coloro che fanno loro del male”. Ciò non impedisce di fare il possibile per impedire che il male si diffonda. Ora, però, il male non si ferma rispondendo con il male e la violenza, ma al contrario con il bene e la mitezza. La giustizia umana esercitata in modo ragionevole, lungi da ogni moto istintivo, deve anche essere applicata in tutto il suo rigore contro gli oppressori, attraverso i tribunali preposti».

Dal mondo islamico è giunto apprezzamento per l’appello vaticano al rispetto di tutti i simboli religiosi. Queste situazioni drammatiche possono diventare occasione di reciproco aiuto e incontro?

Padre Basanese: «Difatti, l’Università sunnita al-Azhar del Cairo ha ringraziato indirettamente la Santa Sede per avere chiamato al rispetto dei valori, dei simboli e dei testi sacri delle varie religioni. Questo si è verificato dopo le manifestazioni di musulmani a seguito della presentazione di un film su Internet che, però, non risulta ancora uscito. È il primo passo. Speriamo adesso di poter andare avanti e poter parlare delle cose essenziale: Dio, l’amore, la verità, il senso della vita, il futuro del mondo, il sollievo dei poveri. E questo in tutta franchezza, ragionevolmente e in libertà di spirito. Perché, come diceva il Cardinale Martini di beata memoria, se ai musulmani non viene chiesto di rinunciare a diffondere le proprie idee su Dio e il mondo, nemmeno la Chiesa può rinunciare a proporre la Buona Notizia a chi ancora non la conosce».

* Il Programma della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana è disponibile online:
http://www.unigre.it/struttura_didattica/missiologia/